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Fonte Immagine: @sefutbol (Instagram)

Un solo gol segnato nelle ultime tre partite: la squadra di Luis Enrique non sta riuscendo a capitalizzare il suo grande potenziale offensivo e si ritrova con il problema della scelta del centravanti.

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Il 4-0 rifilato il 6 settembre all’Ucraina è ormai alle spalle: da quella scorpacciata di gol, la Spagna ha visto drasticamente ridursi la sua media realizzativa, e nelle successive tre partite è andata in gol una sola volta: uno scialbo 0-0 in Portogallo il 7 ottobre, la vittoria di misura in casa contro la Svizzera il 10 e, ieri, la sorprendente sconfitta per 1-0 a Kiev.

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Tanto che ora stampa e tifosi iniziano a chiedersi se non ci sia un problema nelle Furie Rosse, al centro di importante ricambio generazionale, e si interrogano su chi potrebbe essere il centravanti più adatto a finalizzare ciò che viene creato da una squadra di immenso talento. Un guaio ben rappresentato, nella sconfitta in Ucraina, con l’avanzamento finale di Sergio Ramos al centro dell’attacco.

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Soprattutto, il recente digiuno torna a far pensare a un’epoca che gli spagnoli credevano dimenticata, quella degli anni magri che hanno preceduto il trionfo europeo del 2008 e l’affermazione di una nuova Spagna, finalmente dominante e vincente, punto di riferimento del calcio mondiale.

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Prima di quella data, infatti, le Furie Rosse erano note per le loro grandi potenzialità offensive ma anche per gli scarsi risultati che riuscivano a ottenere, principalmente a causa di un attacco che non sempre riusciva a dimostrarsi all’altezza di ciò che le prestazioni coi club lasciavano sperare.

Nei Mondiali del 1982, giocati proprio nel paese iberico, la Spagna vantava un grande attacco con le merengues Juanito (121 gol in carriera con il Real) e Santillana (289 gol), più la coppia della fortissima Real Sociedad Satrustegui-Uralde. Eppure passò il turno a fatica davanti a Honduras e Jugoslavia, e dietro all’Irlanda del Nord, segnando pochissimo (clamoroso l’1-1 con gli americani), e venne poi eliminata al secondo turno, a causa soprattutto di uno 0-0 con l’Inghilterra.

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La stessa situazione si ripetè negli anni successivi: la Spagna venne sempe eliminata prima delle semifinali, nonostante potesse schierare attaccanti tra i più forti del mondo, come Butragueño, Salinas, Raul e Morientes.

Il dilemma del centravanti

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Nella larga vittoria del 6 settembre, Luis Enrique aveva schierato in attacco Ansu Fati e Dani Olmo sugli esterni, affidando la gestione dell’area alla punta del Villarreal Gerard Moreno, 3 gol in 6 uscite con le Furie Rosse, ma soprattutto 18 reti nella scorsa stagione e 3 (in 5 partite) in quella attuale. Contro l’Ucraina, Moreno non andò in gol e, nonostante la doppietta di Sergio Ramos, l’attacco spagnolo sembrò girare alla perfezione.

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Nell’amichevole col Portogallo, Moreno fu confermato, ma le cose andarono decisamente meno bene, nonostante sui fianchi avesse Olmo e Rodrigo (poi sostituiro da Adama Traoré). Poi, di nuovo in Nations League, Luis Enrique aveva cambiato modulo, togliendo il catalano e delineando una folta trequarti (Olmo, Fati e Ferran Torres) a sostegno di una nuova punta, il promettente Mikel Oyarzabal della Real Sociedad, 3 gol in 8 partite in nazionale, una sola nel campionato in corso, ma 35 con 22 assist nelle ultime tre stagioni in Liga.

Il basco segnò la rete decisiva, ma l’attacco ancora stentava a funzionare come avrebbe voluto Luis Enrique. Così, per il ritorno contro l’Ucraina, la Spagna è tornata a un più prudente 4-3-3 con Fati e Traoré sugli esterni, e Rodrigo al centro coma falso 9, ma le Furie Rosse non sono state capaci di trovare la via del gol, nemmeno dopo gli ingressi di Olmo e Oyarzabal.

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Luis Enrique sa di avere a disposizione un vasto repertorio di centravanti tra cui scegliere (Morata, Iago Aspas, Raul de Tomas, Carlos Fernandez e Paco Alcacer), ma questa abbondanza rischia di essere controproducente, spingendo il ct a un eccessivo ricambio, senza garantire seconde chance a chi fallisce un paio di partite.

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Precisiamolo: la situazione non si può ancora ritenere grave. La Spagna è pur sempre prima nel suo girone di Nations League, un punto davanti a Germania e Ucraina, e deve ancora ospitare i tedeschi e andare in trasferta in Svizzera, fanalino di coda del gruppo. Ma Luis Enrique si trova alle prese con dei problemi a cui deve porre rimedio in fretta, in vista dell’Europeo della prossima estate.

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Quello del centravanti è solo il più lampante, e il più facilmente risolvibile sulla carta, viste le alternative nel ruolo. Ben più grave è il dilemma del portiere, dove la pessima forma di De Gea e Kepa (due talenti che, purtroppo, non hanno avuto lo sviluppo che ci si attendeva da loro) potrebbe costringere a cercare di affidarsi a un nome meno noto ma più affidabile, come il bilbaino Unai Simon.

C’è poi la questione del terzino destro: Luis Enrique schiera regolarmente Jesus Navas, che a Siviglia sta dimostrando di avere ancora gamba, ma ci si domanda fino a quanto. L’ex-Manchester City compirà 35 anni a novembre e non può essere un giocatore su cui fare affidamento sul lungo periodo. La sua riserva, attualmente, è Sergi Roberto, mezzala adattata spesse volte a terzino ma che anche a Barcellona ha dimostrato di avere dei limiti in questa posizione.

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Il ricambio generazionale nelle Furie Rosse procede e sta dando frutti specialmente a centrocampo, ma presto bisognerà fare i conti con una squadra che rischia di perdere i suoi giocatori caratterialmente più forti: De Gea è in crisi; Busquets è ormai in fase calante; mentre ancora resiste l’inossidabile Ramos, che però a marzo ha spento 34 candeline. Il futuro della Spagna dipende da come Luis Enrique saprà rispondere a tutte queste domande.

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