morata
Fonte: Instagram @ur_art_littlegallery

A sorpresa, la Juventus sembra aver chiuso l’acquisto di Alvaro Morata, scelto come soluzione ai mancati arrivi di Suarez e Dzeko. Funzionerà?

La notizia era nell’aria da qualche ora, poi è arrivata l’accelerata: la Juventus riabbraccia, a quattro anni di distanza, Alvaro Morata. L’attaccante spagnolo rientra a Torino dopo aver lasciato la città per continuare il proprio percorso professionale tra Londra e Madrid, dove ha vestito le maglie di Real – dove è cresciuto calcisticamente – ed Atletico, il club per il quale tifava sin da bambino.

La punta classe 1992, che in questi anni non ha mai rinnegato l’amore per i colori bianconeri, si appresta quindi a ritrovare i suoi vecchi tifosi e qualche compagno di vecchia data. Lo farà inizialmente in prestito – oneroso e fissato a 9 milioni, quelli che la Juventus corrisponderà sin da subito ai Colchoneros – per un anno o due, per poi essere eventualmente riscattato, al massimo, al termine della stagione 2021/22. Tutto quindi dipenderà dal calciatore, il cui ruolo nella Juventus di Pirlo sarà fondamentale.

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Morata alla Juventus: perché sì

Analizzare la situazione Morata – Juventus non può prescindere dal partire da “semplici” considerazioni di campo. Che ruolo avrà nello scacchiere tattico di Pirlo? Seguendo le indicazioni delle prime amichevoli e dell’esordio stagionale contro la Sampdoria, l’idea del nuovo tecnico bianconero potrebbe essere quella di metterlo al centro dell’attacco, sfruttando i suoi movimenti a portare via uomini e aprire spazi per le giocate di Dybala e Ronaldo.

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Possono coesistere tutti e tre assieme? Il centrocampo dovrà sicuramente fare gli straordinari ma, al di là di numeri e nomi, l’innesto di Morata va a occupare una casella vuota da troppo tempo. Sempre prendendo spunto dal poco che abbiamo visto fino a oggi, lo spagnolo potrebbe essere paradossalmente più funzionale del tanto desiderato Dzeko, nonché un profilo più simile a Suarez rispetto al bosniaco.

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Doppia cifra facile, ma non obbligatoria

Alle considerazioni di cui sopra, va aggiunto un ragionamento abbastanza profondo su ciò che effettivamente Morata può dare alla Juventus in termini realizzativi. Non è un punta che segna molto in senso assoluto, ma lo fa quanto basta per dare un senso alla propria presenza nelle rotazioni. Nello specifico, durante le sue prime due stagioni alla Juventus, ha complessivamente totalizzato 27 gol, più di 13 di media per singolo anno.

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Reti che, ipoteticamente, se ripetute andrebbero ad aggiungersi al bottino che porterebbero in dote anche gli altri attaccanti della squadra, compreso Kulusevski. Dopo aver lasciato Torino, Morata si è ripetuto toccando quota 20 gol nell’unico anno giocato al Real Madrid. La sua media è scesa solo di recente, tra Chelsea ed Atletico, ma nell’ultima stagione ha comunque timbrato 16 volte tra campionato e coppe varie (ma è anche stato il calciatore che ha mancato più occasioni da rete, 18, il peggiore in Liga).

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Gli aspetti economici dell’operazione

Se per quanto riguarda i risvolti sportivi la Juventus dovrebbe cadere relativamente in piedi, va precisato che economicamente vanno fatte riflessioni più profonde, partendo da una considerazione fondamentale: Morata, attualmente, rappresenta il piano C del mercato bianconero. Prima c’è stato Suarez, poi Dzeko e solo successivamente lo spagnolo. Che, per sbarcare a Torino, richiede un esborso di 9 milioni subito e altrettanti eventualmente l’anno prossimo (in caso di prestito prolungato).

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A questo vanno aggiunti i 10 milioni di euro netti che percepisce attualmente a stagione. Una cifra alta, che al lordo va raddoppiata sulla quale, se il calciatore non dovesse fermarsi almeno due anni in Italia, la Juventus non potrà nemmeno impugnare il Decreto Crescita, che permette agevolazioni fiscali per i professionisti che rientrano dall’estero, a patto che lavorino su territorio nazionale minimo per un biennio.

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Una strada alternativa (e di prospettiva)

C’è quindi da chiedersi se l’investimento Morata, visto anche il riscatto fissato a 45 milioni di euro – che, ovviamente, se la Juventus prolungasse il prestito potrebbe abbassarsi, ma la cifra rimarrebbe la medesima -, sia sostenibile sul lungo periodo. Anagraficamente non c’è il rischio di un nuovo caso Higuain, cosa che sarebbe potuta accadere con Dzeko, ma l’investimento rimane comunque molto oneroso.

 

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La Juventus, però, pare non aver preso in considerazione l’unica alternativa possibile, ovvero quella di puntare su un profilo giovane da inserire e crescere con calma, all’ombra di campioni affermati come CR7 e Dybala. L’Haaland della situazione, insomma. Di prospetti in giro per l’Europa, giovani o meno, ce ne sarebbero anche: da Alexander Sorloth (1995, del Trabzonspor) fino a Odsonne Edouard, due anni più giovane e in forza al Celtic, fino agli olandesi Donyell Malen (1999) e Myron Boadu (2001).

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Gente, insomma, per la quale l’esborso per il cartellino non sarebbe così oneroso e che, contrariamente all’affare Morata, permetterebbe alla Juventus di ritrovarsi in casa una possibile futura plusvalenza. Ma i bianconeri hanno bisogno di gente pronta per l’immediato: scelta comprensibile, soprattutto perché da raggiungere quell’ossessione chiamata Champions League. La squadra sta crescendo. E ora ha anche un Morata in più nel motore.

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