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Ciccio Caputo e altri 5 attaccanti esplosi tardi

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Fonte Immagine: @cicciocaputo11 (Instagram)

A 33 anni, Ciccio Caputo è uno degli attaccanti più prolifici della Serie A, e ha segnato anche al suo esordio in Nazionale contro la Moldavia. Ma non il primo tra gli attaccanti agé della storia del calcio.

Sono bastati 23 minuti in Nazionale, a Ciccio Caputo, per segnare il suo primo gol in azzurro contro la Moldavia, ieri sera. Una rete che aggiunge ulteriore valore al periodo d’oro dell’attaccante pugliese del Sassuolo, che viene da una stagione da 21 reti in Serie A e, in quella attuale, ne ha già messi a segno 3 in altrettante partite.

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Fa effetto pensare che Caputo, che oggi ha 33 anni, fino a poco tempo fa era un attaccante sconosciuto ai più. Dopo tanto girovagare nelle serie minori, lasciò la sua Bari nel 2015 per trasferirsi alla Virtus Entella, e la sua vita cambiò: 35 gol in due stagioni in Serie B, quindi il passaggio all’Empoli, la promozione a suon di gol, altre 16 reti in Serie A e l’approdo alla corte di De Zerbi, dove si è conquistato le grazie di Mancini. Ma Caputo non è l’unico caso di attaccante esploso in tarda età.

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Aritz Aduriz

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Uno dei casi più eccezionali è quello del centravanti basco Aritz Aduriz: esordisce nelle giovanili dell’Athletic Bilbao a 21 anni, nel 2002, ma presto viene ceduto in terza divisione al Burgos, dove subito inizia a segnare con regolarità; fa altrettanto bene in seconda serie al Real Valladolid, e così viene riprese all’Athletic. In biancorosso, però, le sue prestazioni realizzative non sono altrettanto buone, e viene nuovamente ceduto, stavolta al Mallorca. Negli anni trascorsi tra qui e Valencia tocca il record di 12 gol stagionali, ma rimane un giocatore di secondo piano.

Nel 2012 torna a Bilbao, inizialmente per fare la riserva di Llorente, ma in breve toglie il posto al collega (in rotta con la società) e diventa il miglior realizzatore del club: a 31 anni, inizia la sua seconda giovinezza. Nel 2014 trascina i baschi, con 16 reti, al quarto posto in campionato; l’anno seguente (18 reti) alla finale di Coppa del Re. Nel 2016, con il suo record personale di 20 gol in Liga e 36 in stagione, vince la Supercoppa spagnola e a raggiungere i quarti di Europa League.

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Antonio Di Natale

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La storia di Di Natale è simile a quella di Caputo, e non solo perché entrambi devono la loro affermazione in A all’Empoli. Il campano, cresce come attaccante esterno nella provincia toscana, e chiude la sua prima stagione in doppia cifra a Viareggio, nel 1999, in Serie C2. Approdato all’Empoli, porta la squadra in A nel 2002, segnando 16 reti, e alla prima stagione nella massima serie ne realizza 13.

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«Le partite col Catania erano sempre combattute. Quando giocavo contro il Catania dovevo fare i conti con un pubblico davvero numeroso. Grande piazza di cui ho molta stima. Città bellissima, pubblico da Serie A, organizzazione seria. I tifosi spingono la squadra come non mai. Chi è passato da Catania ha fatto carriera. Forza Catania, puoi farcela per la B!». Personalmente uno dei miei giocatori italiani preferiti. Un onore sentire dire queste cose da un campione come lui.Ritengo che per essere dei CAMPIONI conta essere prima UOMINI e poi giocatori,lui è stato-ed è- esattamente questo. Grande ”Totó”!💪🏻 #dinatale#catania#udinese#gol#bomber#attaccante#forzacatania#lastoriacontinua#seriea#seriec#50sfumaturedirossazzurro

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Questo exploit sembra però estemporaneo, nelle successive stagioni, prima in Toscana e poi a Udine, i suoi numeri sono decisamente inferiori e Di Natale si fa conoscere più come un valido trequartista che come un finalizzatore. Nella stagione 2006-07 torna in doppia cifra, e da qui i suoi gol iniziano a crescere sempre di più: tra il 2010 e il 2013 è sempre oltre le 20 reti in campionato, toccando l’apice di 29; vince due volte la classifica di capocannoniere della Serie A e nel 2010 è giocatore italiano dell’anno.

In questo periodo, gioca stabilmente in Nazionale (raggiungendo la finale di Euro 2012) e conduce l’Udinese fino al terzo posto. Nel 2015, quando ha ormai 38 anni, conquista ancora la classifica dei marcatori della Coppa Italia, dopo aver segnato altre 14 reti in Serie A.

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Luca Toni

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Tra gli attaccanti esplosi tardi, pochi se lo ricordano, ma c’è anche il centravanti dell’Italia del 2006. Luca Toni ha infatti conquistato i vertici del calcio recuperando in pochissimo tempo gli anni perduti in una lunga gavetta. Da giovane si segnala come una valido attaccante prima al Lodigiani (C1) e poi al Treviso (B) approdando nella massima serie al Vincenza. Tra qui e Brescia, in suo rendimento in Serie A sarà altalenante, convincendolo a scendere di categoria per sposare l’ambizioso progetto del Palermo.

In Sicilia la vita di Toni cambia: 30 reti alla prima stagione, promozione conquistata in carrozza, e poi 20 gol al ritorno in A. Passa alla Fiorentina, e con 31 reti è capocannoniere del torneo: è il 2006, ha 29 anni e Lippi lo vuole al centro dell’attacco dell’Italia che, poi, vincerà i Mondiali. In pochi anni arriva al Bayern Monaco, dove è capocannoniere sia della Bundesliga che della Coppa UEFA, segnando 39 gol in stagione.

Quando, nel gennaio 2010, torna in Italia, sembra ormai un giocatore sul viale del tramonto: nel giro di tre anni cambia tante squadre, ma senza quasi più segnare. Finché non firma, 36enne, col Verona: 51 gol in tre stagioni, e di nuovo capocannoniere della Serie A, nel 2015.

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Dario Hubner

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Storia incredibile, quella di Tatanka, uno dei più autentici attaccanti di provincia della recente storia del calcio italiano. Dopo la prima grande stagione a Fano, in C1, a 25 anni, gli anni migliori li vive in B col Cesena, tra il 1992 e il 1997, realizzando il suo record personale di reti nella categoria: 22, nella stagione 1995-96. La prima esperienza in A la ottiene solo a 30 anni, a Brescia, ed è molto buona; il club però retrocede, e Hubner sceglie di restare: in due stagioni di Serie B, mette a segno 42 reti, il Brescia torna in A e lui si ritrova inaspettatamente al fianco di Roberto Baggio.

Eppure, per lui il meglio deve ancora venire. Terminata l’esperienza lombarda, nel 2001 passa a Piacenza, neopromossa in A sotto la guida di Walter Novellino: è il suo annus mirabilis, segna praticamente sempre, chiudendo la stagione a quota 24 reti, tante quanto quele di David Trezeguet della Juventus, ed è capocannoniere.

Questo momento è anche il suo apice: da qui inizia la discesa, complice soprattutto l’età avanzata. Esce dal calcio che conta, ma non perde il vizio del gol: nel 2007, a 40 anni, si trova in Eccellenza all’Orsa Corte Franca, e ne fa ancora 20 in stagione. Hubner ha continuato a giocare (e segnare) fino al 2011.

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Ian Wright

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Quando, nell’estate del 1991, l’Arsenal acquista Wright per 2,5 milioni di sterline, in pochi possono prefigurarsi il successo che avrà nei Gunners: è una prima punta atipica, bassa e veloce, ha 28 anni ed è in First Division da poco tempo. È cresciuto al Crystal Palace, è stato un ottimo realizzatore nella seconda serie, e gradualmente si è adattato alla prima: 8 gol all’esordio, 15 nella stagione successiva, e quando arriva a Londra ne ha già messi a segno 5 nelle prime 8 di campionato.

Il suo impatto sulla squadra di George Graham è devastante: ne fa 24 nella prima annata, e continua su questo trend per altre sei, fino al 1998, vincendo un campionato, due Coppe d’Inghilterra, una Coppa di Lega e una Coppa delle Coppe. La sua stagione migliore è quella del 1993-94, quando è prossimo ai 31 anni, e realizza in totale 35 gol in 53 partite. Dopo l’Arsenal, che lascia 35enne, i suoi numeri si abbasseranno, ma riuscirà ancora ad andare a segno con le maglie di West Ham, Nottingham Forest, Celtic e Burnley.

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