Home Calcio Estero Lautaro Martinez ma non solo: cosa ci ha lasciato Bolivia-Argentina?

Lautaro Martinez ma non solo: cosa ci ha lasciato Bolivia-Argentina?

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Fonte: Instagram @universo_inter_1908

Poteva essere una trappola, invece Bolivia-Argentina ha regalato certezze all’Albiceleste. Che, oggi, può contare su un Lautaro Martinez in forma mondiale

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Bolivia-Argentina era uno dei piatti forti della seconda giornata di qualificazione a Qatar 2022, un Mondiale al quale l’Albiceleste vuole qualificarsi per dare l’assalto a un titolo che, a Buenos Aires e dintorni, manca ormai dal 1986. Con l’incubo del 2009 sullo sfondo, l’Argentina di Scaloni si era presentata a La Paz imbastendo un mini-ritiro di 48 ore per adattarsi all’aria rarefatta dell’Hernando Siles, situato a 3600 metri sul livello del mare.

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E, a posteriori, si può sicuramente dire che la strategia ha pagato, perché la Seleccion non è mai parsa in debito di ossigeno se non in alcune parti del match. Per esempio, i ragazzi di Scaloni hanno avuto un blackout iniziale nel quale hanno anche subito la rete di Marcelo Moreno, al quinto centro in carriera contro l’Argentina. Poi, col passare dei minuti, la qualità dell’Albiceleste è venuta fuori e, tutto sommato, non si può certo dire che l’1-2 finale non sia stato meritato.

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Lautaro Martinez, la chiave di Bolivia-Argentina

Durante la gestione di Scaloni, l’attuale commissario tecnico argentino ha mandato segnali molto forti al gruppo. In primis, c’è gente che rientra in pieno nel nuovo progetto tecnico, e poco importa se per far loro spazio bisognerà rinunciare a qualche big. Per esempio, Lautaro Martinez sta dimostrando di integrarsi alla grande nel 4-3-2-1 (molto ibrido) disegnato su misura per questa Argentina.

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L’assenza di Aguero lo ha responsabilizzato, la presenza di Messi aiutato: con Ocampos a lavorare per lui, Lautaro Martinez ha potuto sprigionare tutta la sua efficacia offensiva, segnando peraltro il gol del momentaneo 1-1. Poi, poco prima di essere sostituito, ha lavorato un pallone spaziale per Joaquin Correa, bravo a sorprendere la difesa avversaria andando a siglare la rete della vittoria. Di certo, se un MVP andasse per forza individuato, si può dire che Lautaro Martinez sia il candidato principale.

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L’Argentina è identitaria

Al di là dell’ottima prestazione di Lautaro Martinez, Bolivia-Argentina ci ha anche detto che, probabilmente, la Seleccion sta trovando un importante grado di maturità. Scaloni sembra ormai aver sciolto diversi nodi in tutte le zone del campo. Per esempio, in difesa il neo viola Martinez Quarta si è definitivamente preso una maglia da titolare al fianco del più esperto Otamendi, mentre a destra Montiel – a proposito, ma quando sbarca in Europa? – ricalca i canoni del terzino perfetto per le idee del ct.

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La fascia sinistra è ormai territorio di Nicolas Tagliafico, a tal punto che Marcos Acuña – assente contro la Bolivia – in questa Argentina fa la mezzala. Contro la Bolivia, da interni hanno giocato Palacios e De Paul: quantità e qualità, forza fisica e inserimenti fondamentali per creare più soluzioni offensive a un’Argentina che, nelle ultime competizioni ufficiali, ha sempre faticato a creare e finalizzare. Scaloni pare aver imboccato la strada giusta, in attesa di un test probante come la prossima Copa America.

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Per quanto riguarda la Verde, invece, Bolivia-Argentina ha solo rappresentato l’ennesima dimostrazione di come, nonostante l’altura come amica, dalle parti di La Paz andrebbe fatto un lungo e profondo lavoro partendo dalla base. La Bolivia non ha giovani di talento e pochi ragazzi con esperienze all’estero. Ancora oggi, la squadra allenata da Cesar Farias si affida alla ‘garra’ di Chumacero e alle reti di Marcelo Moreno. Idolo totale, sia chiaro, ma in fase calante.

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Che fare, dunque? In passato si era provato a promuovere in blocco diversi under 20 in nazionale maggiore, ma se alcuni di loro vengono impegnati solo a livello locale, altri addirittura si disperdono in serie inferiori di campionati di bassissimo livello. Insomma, una impasse grave e difficilmente risolvibile, per quanto sulla panchina della Verde si sia appunto seduto Farias, architetto di uno dei The Strongest più forti degli ultimi anni. Squadra modesta senza velleità: la situazione della Bolivia è molto grave.

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