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Fonte immagine: @alepinho_trips (Instagram)

Gli stadi della Serie A raccontano la storia del nostro calcio e la sua evoluzione, dagli impianti più antichi come il Luigi Ferraris di Genova fino all’Allianz Stadium di Torino, gioiello di modernità proiettato sul futuro. I nomi stessi di questi impianti sono conosciuti dalla stragrande maggioranza degli appassionati.

Spesso però in molti ignorano perché un determinato stadio venga chiamato in questo modo o il motivo per cui sia stato intitolato a un determinato personaggio. Scopriamolo insieme.

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Stadi Serie A, una storia che segue quella del nostro calcio

Portato in Italia quasi contemporaneamente da alcuni studenti di Torino e dai marinai britannici che attraccavano a Genova, il calcio ha preso rapidamente piede nel nostro Paese: meno di 200 spettatori si radunarono al Velodromo Umberto I di Torino per assistere alla prima edizione del campionato di calcio, ma nel giro di pochi anni i tifosi sarebbero stati contati prima nelle migliaia e poi nelle decine di migliaia.

Nascevano così i primi stadi, i templi in cui veniva celebrata settimanalmente quella che nel giro di pochi decenni sarebbe diventata la religione laica più praticata in Italia e nel mondo. Insieme al calcio è cresciuta anche l’importanza di questi impianti, spesso intitolati a personaggi fondamentali nella storia di un determinato club. Storie nella storia che oggi andremo a scoprire.

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Atalanta – Gewiss Stadium

Inaugurato a ridosso del Natale del 1928 e intitolato inizialmente a Mario Brumana, 20enne milite fascista caduto in un agguato a Gallarate negli anni che avevano preceduto l’ascesa di Mussolini, lo stadio dell’Atalanta sorge nello stesso luogo in cui i primi club di Bergamo prendevano a calci un pallone in uno spazio ricavato all’interno di un ippodromo. Alla caduta del fascismo è diventato noto semplicemente come “Stadio Comunale”, per poi essere intitolato nel 1994 agli “Atleti Azzurri d’Italia”.

È con quest’ultimo nome che l’impianto è ancora oggi noto, anche se a metà dei primi anni 2000 si era parlato di una possibile intestazione ad Achille e Cesare Bortolotti, padre e figlio che si erano succeduti alla guida della Dea tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, possibilità rifiutata dal Comune e che causò molto malcontento tra i tifosi. Dal 1° luglio 2019 e almeno fino al termine della stagione 2024/2025 i diritti per il nome dello stadio sono stati ceduti dal club alla Gewiss, azienda locale leader nel settore dell’elettrotecnica.

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Benevento – Stadio “Ciro Vigorito”

Tra i maggiori imprenditori campani, Oreste Vigorito è il presidente del Benevento dal 2006 e nel giro di poco più di 10 anni è riuscito a trascinare i sanniti dalla C2 al debutto in Serie B e poi addirittura a una storica promozione in Serie A, traguardo ripetuto la scorsa stagione con Filippo Inzaghi in panchina al termine di un campionato dominato dall’inizio alla fine.

Inaugurato nel 1979 come “Stadio Santa Colomba”, dal 2 novembre 2010 l’impianto è dedicato a Ciro Vigorito, allora scomparso da poco e fratello maggiore del presidente: imprenditore parte della cordata che rilevò il club, dirigente sportivo, giornalista, viene considerato una figura fondamentale nello sviluppo del calcio locale.

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Bologna – Stadio “Renato Dall’Ara”

Inaugurato nel 1927, a pochi mesi di distanza dal fallito attentato nei pressi dell’impianto ai danni di Benito Mussolini, lo stadio di Bologna fu inizialmente denominato “Littoriale” – omaggio al fascio littorio durante il periodo fascista – e poi dopo la caduta del regime di Mussolini chiamato semplicemente “Stadio Comunale”. Dal 1983 porta il nome di Renato Dall’Ara, presidente del club felsineo per ben trent’anni e giustamente ricordato come uno dei più influenti dirigenti nella storia del calcio italiano.

Numero uno del Bologna dal 1934 al 1964, Dall’Ara fu insieme al tecnico ebreo ungherese Árpád Weisz il creatore dello “squadrone che tremare il mondo fa”, conquistando durante la sua presidenza 5 dei 7 scudetti vinti dal club compreso l’ultimo, arrivato dopo il famoso spareggio contro l’Inter di Herrera. Proprio le tensioni di quel campionato, che a lungo vide gli emiliani condannati per una storia di doping mai davvero provata, furono fatali per la salute di Dall’Ara, che da tempo soffriva di problemi cardiaci e morì pochi giorni prima della storica vittoria sui nerazzurri.

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Cagliari – Sardegna Arena

Poco da dire sulla Sardegna Arena, impianto che ovviamente omaggia il nome dell’isola che ai massimi livelli del calcio è sempre stata rappresentata dal Cagliari. Si tratta di una struttura temporanea, allestita in appena 127 giorni e inaugurata nel 2017 dopo i numerosi falliti tentativi da parte del club di lasciare il “Sant’Elia”, stadio che aveva sostituito nel 1970 lo storico “Amsicora” all’indomani dello storico Scudetto vinto dai sardi.

Negli ultimi anni il Sant’Elia era diventato sempre più fatiscente, motivo per cui già durante gli ultimi anni della gestione Cellino il club aveva cercato di cambiare casa: questo dovrebbe finalmente avvenire tra il 2023 e il 2024 in un nuovo avveniristico impianto ancora in fase di progettazione. Fino ad allora sarà la Sardegna Arena, capace di ospitare fino a 16mila spettatori, il teatro delle gare interne del Cagliari.

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Crotone – Stadio “Ezio Scida”

19 gennaio 1946: c’è entusiasmo tra i giocatori del Crotone che si trovano a bordo dell’autocarro unificato FIAT, a pochi chilometri da Castrovillari, per giocare all’indomani un’amichevole contro la squadra locale. La seconda guerra mondiale è da poco alle spalle, la vita sta tornando a scorrere, ma quella di Ezio Scida, mediano e capitano del club pitagorico, termina improvvisamente quella sera stessa.

A pochi chilometri dall’arrivo in città, infatti, a causa delle condizioni tutt’altro che perfette della strada l’automezzo si ribalta: muore così, schiacciato da uno dei bidoni di nafta caricati a bordo, Ezio Scida. È l’allora sindaco di Crotone a intitolargli immediatamente lo stadio cittadino, sorto da poco dopo oltre dieci anni di lavoro interrotti proprio dal conflitto bellico.

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Fiorentina – Stadio “Artemio Franchi”

Inaugurato il 13 settembre del 1931 con lo spettacolo dell’aviatore acrobatico locale Vasco Magrini, che lanciò sul terreno di gioco il pallone utilizzato per l’amichevole Fiorentina-Admira Wacker, lo stadio di Firenze intendeva omaggiare lo stretto rapporto tra lo sport italiano e il fascismo: da qui la forma “a D”, in onore del Duce, e la prima intitolazione allo squadrista Giovanni Berta, ucciso nei motti precedenti il Ventennio e considerato un martire dal regime.

Terminata la guerra l’impianto divenne noto semplicemente come Comunale per poi essere intitolato dal 1991 ad Artemio Franchi, figura leggendaria nella storia del calcio nazionale e internazionale: dopo essere stato dirigente della Fiorentina, fu presidente di FIGC e UEFA e vice-presidente della FIFA fino alla morte, avvenuta in seguito a un tragico incidente stradale mentre si recava a Siena, la città dei suoi genitori a cui si era sempre sentito legato.

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Genoa e Sampdoria – Stadio “Luigi Ferraris”

Lo stadio più antico d’Italia ancora oggi utilizzato, inaugurato il 22 gennaio del 1911 con il nome di “Campo di Via del Piano”, l’impianto è tutt’ora noto a molti semplicemente come “Marassi”, dalla zona della città in cui è ubicato. Il suo nome ufficiale omaggia invece Luigi Ferraris, calciatore del Genoa dal 1904 al 1911 che arruolatosi volontario durante la Grande Guerra trovò la morte sul Monte Maggio nel 1915.

Nel capodanno del 1933, mentre il Genoa festeggiava il suo 40° compleanno, fu deciso di intitolare lo stadio cittadino a Ferraris: nel corso di una toccante cerimonia fu sotterrata, nei pressi della porta posta al di sotto della Gradinata Nord, la medaglia d’argento al valor militare che l’ex calciatore rossoblù si era guadagnato sul campo.

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Inter e Milan – Stadio “Giuseppe Meazza”

Lo stadio di Milano, dove disputano le proprie gare interne Inter e Milan e noto anche nel mondo come “la Scala del calcio” come nel caso del Ferraris di Genova è noto a molti come San Siro, come il quartiere in cui si trova all’interno della città meneghina. Quello che è uno dei più iconici stadi della Serie A è ufficialmente intitolato a Giuseppe Meazza, forse la prima vera stella nella storia del calcio italiano e considerato ancora oggi tra i più forti campioni che abbiano mai calcato un campo di gioco a livello nazionale e internazionale.

Due volte campione del mondo nel 1934 e nel 1938, vero e proprio idolo dei tifosi dell’Inter e primo calciatore ad essere considerato in Italia un personaggio al di fuori della propria disciplina, Meazza fu un calciatore come mai se ne erano visti e come pochissimi se ne sarebbero visti dopo, letteralmente capace di segnare un’epoca e di restare nella memoria collettiva degli appassionati, dove è giustamente sopravvissuto fino ai giorni nostri.

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Juventus – Allianz Stadium

Vero e proprio simbolo del dominio che nell’ultimo decennio la Juventus ha esercitato nei confronti del calcio italiano, per molti addirittura uno dei segreti della crescita costante del club bianconero, lo Stadium – che molto probabilmente omaggia un impianto cittadino omonimo, colossale ed avveniristico abbattuto nel 1946 – rappresenta indiscutibilmente il futuro di un calcio dove lo stadio di proprietà sarà fondamentale nonché la prima vera fonte di incassi.

Noto ai più come Juventus Stadium, dal 1° luglio 2017 i naming rights dell’impianto appartengono alla società di investimenti tedesca Allianz, operazione che ha portato al nome attuale – appunto Allianz Stadium – utilizzato in ambito nazionale: a livello internazionale infatti certi nomi “commerciali” non sono permessi.ù

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Lazio e Roma – Stadio Olimpico

Inaugurato nel 1953 dopo quasi trent’anni di progetti proposti e poi messi da parte, lavori iniziati e solo parzialmente completati e le ovvie difficoltà durante la seconda guerra mondiale, lo stadio che ospita le partite di Lazio e Roma è noto semplicemente come “Olimpico”, nome che gli venne assegnato in occasione dei Giochi della XVII Olimpiade che sarebbero andati in scena in città nel 1960.

Nelle intenzioni originali lo stadio avrebbe dovuto ospitare 100.000 spettatori, da cui il ventilato nome di “Stadio dei Centomila”, ma se questo fu davvero possibile non fu che per poche gare: in ogni caso lo spettacolo di inaugurazione, una sfida calcistica tra Italia e Ungheria seguita dall’arrivo della 6^ tappa del Giro d’Italia, fu un successo probabilmente determinante per l’assegnazione alla città delle Olimpiadi.

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Napoli – Stadio “San Paolo”

Lo stadio del Napoli vede la luce nel 1959 ed è capace inizialmente di ospitare ben 90mila spettatori: si chiama inizialmente “Stadio del Sole” ed è inizialmente gestito dal leggendario ex-attaccante azzurro Attila Sallustro, ma nel 1963 viene intitolato a San Paolo, dato che la zona di Fuorigrotta dove sorge l’impianto sarebbe la stessa in cui secondo la tradizione il santo avrebbe raggiunto l’Italia.

Rimodernato più volte – in occasione degli Europei del 1980, dei Mondiali di calcio del 1990 e recentemente delle Universiadi del 2019 – il San Paolo è stato più volte al centro di critiche anche da parte delle istituzioni ma rappresenta comunque uno degli stadi storici tra i più importanti d’Italia.

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Parma – Stadio “Ennio Tardini”

Classe 1879, grande appassionato di sport e imprenditore noto in tutta la città di Parma, Ennio Tardini divenne presidente della rappresentativa calcistica locale nel 1919 e immediatamente si adoperò affinché il club ducale avesse un impianto sportivo fisso e adeguato alle proprie ambizioni.

Fino a quel momento il Parma aveva girovagato attraverso diversi impianti senza mai trovarne uno in modo continuativo, ma con l’arrivo di Tardini alla presidenza la musica cambiò nettamente: nel giro di appena due anni, nel dicembre del 1922, veniva posta la prima pietra di uno stadio che l’imprenditore non avrebbe mai visto completato, dato che sarebbe morto ancora nel fiore degli anni l’estate successiva. Naturale che a lavori finiti la struttura fosse a lui intitolata.

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Sassuolo – Mapei Stadium-Città del Tricolore

Costruito tra il 1994 e il 1995 dalla Reggiana, che anticipava così di molti anni gli altri club italiani in tema di stadio di proprietà, lo stadio Giglio è noto ormai da diversi anni con il nome di Mapei Stadium e di fatto è considerato dal grande pubblico come lo stadio tanto della Reggiana quanto del Sassuolo, che non disponendo di un teatro adeguato per la Serie A conquistata nel 2013 dopo aver condiviso il campo con il Modena in Serie B.

Pur avendo alle spalle una lunghissima storia, che affonda le proprie radici nell’anno di fondazione del 1920, i neroverdi sono diventati un club di rilievo soltanto nei primi anni 2000 con l’arrivo alla presidenza di Giorgio Squinzi, capace di trascinarli dai dilettanti all’Europa: per questo lo storico stadio cittadino intitolato a Enzo Ricci, storico medico reggiano e schermidore, è stato abbandonato già nel 2008 con l’approdo in cadetteria. Sempre per questo motivo ecco il nome Mapei Stadium, dall’azienda di produzione di materiali chimici per l’edilizia di proprietà dello stesso Squinzi.

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Spezia – Stadio “Alberto Picco”

A proposito di cambi di sede e di stadio, lo Spezia è stato costretto a fare il proprio storico esordio in Serie A a Cesena, nello stadio intitolato a Dino Manuzzi, storico presidente negli anni migliori del club romagnolo. Lo storico stadio di casa dei liguri ha infatti dovuto affrontare lavori di adeguamento per essere dichiarato a norma anche in massima serie, lavori che comunque dovrebbero concludersi in tempi brevi permettendo agli Aquilotti di tornare “a casa”.

Lo stadio di La Spezia è intitolato ad Alberto Picco di Ulrico, figura storica nel calcio cittadino: tra i fondatori dello Spezia calcio, attaccante e allo stesso tempo dirigente e tesoriere, fu autore del primo gol mai realizzato nella storia del club e morì eroicamente durante la prima guerra mondiale, ferito più volte in occasione della conquista del Monte Nero da parte del corpo degli alpini di cui faceva parte.

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Torino – Stadio Olimpico “Grande Torino”

Costruito nel 1933 e inizialmente intitolato a Benito Mussolini, diventato quindi Comunale con la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale e utilizzato tanto dalla Juventus quanto dal Torino, una volta abbandonato lo storico Filadelfia, lo stadio che oggi ospita unicamente le sfide dei granata è intitolato al Grande Torino, la squadra che durante gli anni ’40 dominò il calcio italiano rappresentando inoltre un simbolo di speranza per l’intera nazione, distrutta dal conflitto bellico.

Una squadra formidabile, che sarebbe scomparsa in un attimo, tutta insieme, con lo schianto sulla collina di Superga dell’aereo che la stava riportando a casa dopo una partita a Lisbona. Lo stadio è stato riesumato da Torino e Juventus dopo la fallimentare esperienza vissuta dai due club al “Delle Alpi” prima di essere nuovamente abbandonato dalla Vecchia Signora in favore dello Stadium.

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Udinese – Stadio Friuli – Dacia Arena

Dopo aver trascorso il suo primo mezzo secolo di vita nello “Stadio Moretti”, di proprietà dell’omonima storica azienda italiana produttrice di birra, l’Udinese si sposta nella sua attuale casa nel 1976: l’impianto viene inizialmente chiamato in modo generico “Stadio dei Rizzi”, dalla zona della città dove sorge, ma presto sarà intitolato all’intera regione.

Nel 1978 infatti arriva la denominazione “Stadio Friuli”, in seguito al terribile terremoto che sconvolge la zona e in concomitanza con il centenario dell’esodo friulano in Sud America. Dal gennaio 2016 lo stadio è completamente ristrutturato e rimodernato, e i diritti sul nome vengono ceduti dall’Udinese alla Dacia, azienda automobilistica rumena.

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Verona – Stadio “Marcantonio Bentegodi”

Inaugurato nel 1963, lo stadio “Marcantonio Bentegodi” che ospita le partite interne dell’Hellas Verona – così come del Chievo, che per anni lo ha mantenuto sulla mappa degli impianti della Serie A – è intitolato a uno storico dirigente e consigliere comunale vissuto in città nel corso del XIX secolo e che ha dato un grande impulso all’attività sportiva cittadina.

Curiosamente, prima di giocare al Bentegodi, il Verona giocava…al Bentegodi. Proprio così, prima del 1963 gli scaligeri disputavano le proprie gare interne davanti ai 5mila spettatori che era capace di contenere il primo storico impianto, sorto nel 1910 e intitolato come il suo successore al grande mecenate dello sport veronese.

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