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Fonte: Instagram @felipe.augusto

Felipe ha toccato quota 350 presenze durante una partita con il Brasile, ma è all’Atletico che il difensore paulista è rinato: pupillo di Simeone, è tra i centrali più forti d’Europa

Nel calcio si sa, molto spesso a essere privilegiata è la ricerca del giovane talento. La Liga non fa eccezione: solo nell’ultimo anno abbiamo visto esplodere Ansu Fati, classe cristallina e potenziale da futuro campione, ma anche il precocissimo Luka Romero, messosi in mostra con la maglia del Maiorca. Troppo spesso, però, ci si dimentica dei calciatori che contribuiscono a far sì che un determinato torneo possa stablizzarsi al top. È il caso di Felipe Augusto Monteiro, difensore brasiliano di 31 anni che non avrà le skills di Fati né il talento di Romero, ma nella scorsa Liga è stato probabilmente il miglior centrale in assoluto.

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Felipe era arrivato all’Atletico Madrid nell’estate del 2019, ma il suo acquisto era un po’ passato sotto silenzio perché, negli stessi giorni, i Colchoneros formalizzavano l’offerta shock per João Felix. Il fatto che la ‘joya’ del Benfica e Felipe siano stati ufficializzati a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro permette un parallelismo molto curioso: da una parte c’è un calciatore dagli orizzonti ancora inesplorati, dall’altra il cosiddetto ‘usato sicuro’ che serve a tappare una falla pesante, come quella rappresentata dalla partenza di Diego Godin verso l’Italia e la Serie A.

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Felipe, da San Paolo a Madrid

In settimana, Felipe ha festeggiato le 350 partite nel professionismo. Lo ha fatto con la maglia del Brasile, durante il match stravinto contro la Bolivia. Mentre Neymar devastava la difesa della Verde, il centrale dell’Atletico Madrid sostituiva Thiago Silva arrotondando il suo score in carriera. Dagli esordi con l’União Mogi alla Seleção, dove ha totalizzato due apparizioni (la prima a 29 anni), c’è in mezzo una carriera fatta di successi ma anche tanti sacrifici. Gli stessi, per esempio, che lo portarono a lasciare il piccolo centro in cui è cresciuto per accettare l’offerta del Bragantino e poi tentare il grande salto al Corinthians, che lo acquistò dopo averlo visto giocare nel Paulistão.

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Prima il Mondiale per club, poi suo primo – e fino a oggi unico – Brasileirão vinto da protagonista al centro della difesa del Timão allenato da Tite. Lo stesso, per intenderci, che non ha esitato a portarlo in nazionale nonostante Felipe non abbia sviluppato la classica ascesa del calciatore brasiliano dominante. La sua è stata una carriera dietro le quinte, ma costante e produttiva anno dopo anno. Non a caso, dopo aver vinto tutto col Porto, la curva delle presenze ha continuato ad alzarsi col passare del tempo. Fino, oggi, ad avergli fatto raggiungere una maturità fondamentale per diventare il tassello fondamentale della difesa dell’Atletico Madrid.

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Un talismano per Simeone

Sulla sponda biancorossa del Manzanarre si mormora che sia stato proprio Diego Simeone a proporre Felipe come switch di Godin, una volta appresa la volontà dell’uruguayano di lasciare Madrid. Felipe, reduce da un’annata straordinaria al Porto, non ci ha messo nulla a guadagnarsi i galloni del titolare, con i media spagnoli che addirittura lo hanno eletto come uno degli acquisti più importanti della stagione. L’Atletico lo ha pagato 20 milioni di euro e, a posteriori, si può dire che abbia fatto l’affare.

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Nelle ultime sei stagioni, Felipe ha giocato una media di 42 partite, grazie a una forza fisica allenata settimana dopo settimana che lo ha reso quasi immune dagli infortuni muscolari. Per dare un’idea della sua affidabilità, considerate che in tutta la sua carriera Koke, 28enne capitano dei Colchoneros, ne ha giocate complessivamente 504 e Saul, a 25 anni, solo 319. Si capisce da questi numeri i motivi per i quali Felipe venga considerato una risorsa irrinunciabile. E l’Atletico Madrid, dal canto suo, è stato bravo ad annusare l’affare in un mercato dove girano cifre folli ormai anche per i difensori.

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Il momento attuale

A 19 anni Felipe fu scartato da una dozzina di club brasiliani e, agli allenamenti con il piccolo club che aveva deciso di dargli un’opportunità, il difensore paulista alternava parecchie ore di lavoro. Il suocero lo mandava in giro a vendere funghi e in cambio gli dava i soldi necessari per continuare a inseguire il sogno di giocare a calcio. Il Bragantino lo ha scoperto per caso tramite un DVD e gli ha concesso l’occasione di una vita, che lo stesso Felipe ha saputo cogliere al volo. Da allora sembra passato un secolo: oggi il brasiliano è diventato un difensore totale, capace di reggere l’urto dei palcoscenici più importanti.

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Al Porto ha affinato il suo ambientamento in Europa, nelle gerarchie di Simeone ha cominciato come quarto centrale ma dopo un mese, grazie anche all’infortunio di Gimenez, è entrato in campo senza più uscirne. In questa stagione è stato uno dei pochi calciatori dell’Atletico Madrid ad aver giocato tutti i minuti fino a ora disponibili. Col Celta potrebbe andare in panchina per smaltire meglio il jet lag da nazionale, ma non è scontato che Simeone voglia e possa privarsene. Senso della posizione, ottime qualità nel gioco aereo, temperamento e buone attitudini a risalire il campo palla al piede: Felipe, a 31 anni, ha finalmente trovato la sua dimensione.

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