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Fonte Immagine: @losclive (Instagram)

Andiamo alla scoperta del Lille, una delle più interessanti realtà del campionato francese, con un gioco offensivo e un allenatore che è un maestro nel consacrare attaccanti di talento.

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Primo in classifica da solo dopo sette giornate, ancora imbattuto, il Lille è una delle grandi notizie di questo inizio di stagione, ma non lo si può più considerare una sorpresa. Come l’Atalanta di Gasperini, i lilloises sono una piccola realtà che negli anni ha saputo costruire le proprie fortune su una chiara identità tattica e un’attenzione sul mercato davvero invidiabile.

Dopo anni difficili, che avevano triturato anche Marcelo Bielsa, il club del Nord si è affidato alle cure di Christophe Galtier e i risultati hanno iniziato a farsi vedere nelle ultime stagioni, con un secondo posto nel 2018-19 e il quarto della scorsa stagione. Risultati che saltano ancora di più all’occhio se consideriamo che, in questi anni, il Lille ha sempre dovuto rinunciare alle sue stelle, cedute all’estero e sostituite da giovani apparentemente sconosciuti.

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Lille: una società solida

Tra i migliori club di Francia tra il 1945 e il 1955, il Lille ha poi vissuto una lunga crisi da cui è uscito solo negli ultimi vent’anni, grazie alla presidenza di Michel Seydoux, che ha portato in dote il famoso scudetto di Rudi Garcia del 2011. Ma da allora un po’ di cose sono cambiare: nel 2016, la società è passata nelle mani del ricco imprenditore lussemburghese Gerard Lopez, che non ha badato a spese per riportarla a vertici. Venne subito ingaggiato Marcelo Bielsa in panchina, e vennero stanziati 34 milioni di euro per arrivare a talenti come Thiago Mendes, Luiz Araujo e Thiago Maia.

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Le cose, però, non andarono benissimo, il tecnico argentino fu licenziato a dicembre e sostituito da Christophe Galtier. Soprattutto, il Lille scelse di concentrarsi su spese più mirate, e Lopez chiamò come nuovo direttore sportivo il portoghese Luis Campos, noto per aver lanciato i ragazzi terribili del Monaco Mbappé, Lemar, Martial e Bakayoko. Il fiuto manageriale di Campos è stato la pietra angolare del nuovo Lille.

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La squadra è così stata ristrutturata in blocco con acquisti mirati a cifre ridotte, puntando molto su giocatori da rilanciare o parametri zero. José Fonte e Loic Remy hanno portato esperienza a una squadra che comunque avrebbe continuato a puntare sui giovani, e sono stati piazzati alcuni colpi di grande spessore, rapportati al livello del club, aggiungendo alla rosa gli svincolati Jonathan Bamba (pupillo di Galtier al Saint-Etienne), Jeremy Pied e Rafael Leão. Così, le uniche spese concrete sono state fatte per assicurarsi alcune scommesse come il semisconosciuto difensore turco Zeki Celik, il trequartista scaricato dal PSG Jonathan Ikoné e l’ala dell’Ajax Anwar El Ghazi.

Nell’estate del 2018, il Lille spese per tutti questi giocatori appena 16 milioni di euro, ma già un anno dopo rientrava abbondantemente della cifra cedendo già solo Leão al Milan per 23 milioni. Nicolas Pepé, stella assoluta della squadra, contemporaneamente è passato all’Arsenal per 80 milioni, reinvestiti in tre nuovi acquisti: Victor Osimhen dallo Charleroi, il giovanissimo Timothy Weah dal PSG, e il talento da rilanciare Renato Sanches. E anche dopo l’addio di Osimhen (70 milioni dal Napoli), il Lille ha fatto un’altra scommessa con il canadese Jonathan David, confermandosi una squadra perfettamente in grado di rinnovarsi senza indebolirsi.

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Lille: la scelta di Galtier

Indubbiamente, gran parte dei meriti dietro questa squadra è del suo allenatore. Arrivato nel dicembre 2017 a sostituire Bielsa e a salvare un club in caduta libera, Christophe Galtier è stato l’artefice di un vero capolavoro, e lo ha fatto in punta di piedi, come del resto aveva già fatto al Saint-Etienne. Buona carriera da calciatore, trascorsa soprattutto come difensore di Marsiglia e Lille (ma qualcuno potrebbe ricordarselo, negli ultimi anni, al Monza), Galtier è stato a lungo tecnico dei Verdi, dal 2009 fino al 2017, mantenendo stabilmente il Saint-Etienne nella parte medio-alta della classifica, vincendo una Coupe de la Ligue e ottenendo tre qualificazioni all’Europa League.

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È un allenatore dalla vocazione offensiva e verticale, straordinario nel valorizzare gli attaccanti: si deve a lui, infatti, l’esplosione di Pierre-Emerick Aubameyang. Brandão, attaccante brasiliano che ha sempre avuto difficoltà a imporsi lontano da Donetsk, ha vissuto la sua miglior stagione al Saint-Etienne nel 2012-13, segnando 14 gol in 35 presenze, e di Galtier ha detto semplicemente: “È un genio”. “La mia carriera è cambiata con il suo arrivo”, ha detto qualche tempo fa Pepé: a 21 anni, l’ivoriano giocava in terza serie e meditava il ritiro; il Lille lo prese dopo una mediocre stagione all’Angers, stentava, poi Galtier gli cambiò ruolo, trasformandolo da prima punta in attaccante esterno.

IL RITORNO DI RENATO SANCHES

La stessa identica cosa che aveva già fatto in passato con Aubameyang, trasformando un attaccante passato inosservato dal Milan in uno dei giocatori più forti al mondo. Con Renato Sanches è successo qualcosa di simile, spostandolo da mezzala a regista esterno, e rilanciando un ragazzo che pareva destinato a essere un’altra promessa non mantenuta. Rafael Leão, allo Sporting Lisbona, era una riserva, ma al Lille è diventato una prima punta imprevedibile da 8 gol e 2 assist in 26 partite e oggi, al netto dei difetti ancora da limare, è senza dubbio considerato un grande talento.

Lille: come gioca

La tattica di Galtier si basa su un modulo 4-4-2 molto fluido, in cui i due esterni di centrocampo (Sanches, Ikoné, Bamba o Araujo) sono delle pedine estremamente mobili: più che ali sono trequartisti o attaccanti aggiunti, che occupano gli spazi laterali ma giocano proiettati verso l’interno, così che le ali possano in realtà essere i terzini Celik e Bradaric. Al punto che, in fase offensiva, il modulo assume la forma di un radicale 3-1-6. La costruzione dal basso è un’altra caratteristica fondamentale del Lille, grazie a un portiere tecnicamente affidabile come Maignan e a un difensore esperto come José Fonte.

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In queste prime uscite di Ligue 1, Galtier ha cambiato molto e sperimentato, spesso rimettendo Sanches (il vero perno della squadra: in sua assenza, il Lille ha battuto faticosamente squadre modeste come Reims e Metz, e ha pareggiato contro il Marsiglia) centrocampista centrale, a fare il metronomo della squadra e a giocare in appoggio ai difensori centrali. L’attacco è un altro degli aspetti su cu si sta lavorando: al momento, David non ha ancora segnato, e Galtier sembra aver rinunciato a farne una prima punta in stile Osimhen, affiancandogli un veterano come Burak Yilmaz (3 gol e 1 assist finora).

A dispetto dei risultati, quindi, il Lille è una squadra che sta ancora cercando di limare alcuni difetti, ma che sta confermando una grandissima capacità di adattarsi agli avversari e alle situazioni, senza per questo rinunciare alla propria identità tattica. Seppur non abbia ancora affrontato avversari di alto livello, ha messo a segno 13 reti e ne ha subiti solamente 2 (terzo miglior attacco e miglior difesa), ed è una squadra che al momento sembra poter fare anche a meno di un bomber preciso, in cui segnano un po’ tutti, come ha dimostrato la schiacciante vittoria per 4-0 nel derby del Nord contro il Lens, con gol di Yilmaz, Bamba, Ikoné e Ysuf Yazici.