eric maxim choupo-moting

Nonostante goda di scarsa considerazione tra appassionati e addetti ai lavori, l’attaccante tedesco-camerunese è riuscito a costruirsi una carriera più che rispettabile senza che nessuna squadra spendesse un solo euro per il suo cartellino. Dopo i successi con il PSG, seppur vissuti quasi da comparsa, ecco adesso il ritorno in Germania per una nuova avventura con il Bayern Monaco.

Quando è diventato ufficialmente un calciatore del Paris Saint-Germain, nell’ultimo giorno del calciomercato estivo 2018, Eric Maxim Choupo-Moting si è ritrovato bersaglio dell’ironia dei social, immediatamente eletto come simbolo della spending review che i campioni di Francia erano stati costretti a seguire dopo essere entrati nel mirino del fair play finanziario della FIFA.

I clamorosi quanto contestati “super acquisti” dell’estate precedente, Neymar e Mbappé, avevano infatti portato il club presieduto da Nasser Al-Khelaïfi a sborsare quasi 400 milioni di euro, un’enormità che andava in qualche modo bilanciata con l’arrivo di pedine molto meno mainstream, ma certo erano in molti a domandarsi perché, tra i tanti, proprio a Choupo-Moting fosse toccato questo onore.

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Choupo-Moting, elogio della normalità

In effetti, pur con tutte le buone intenzioni di questo mondo, il nome dell’attaccante tedesco-camerunese, 29enne protagonista di una carriera tutt’altro che esaltante e reduce da una deludente esperienza con lo Stoke City appena retrocesso in Premier League, strideva non poco se accostato a quelli dei campioni con cui teoricamente si sarebbe dovuto giocare il posto: il più costoso calciatore al mondo, Neymar, l’enfant-prodige del calcio francese Mbappé, l’esperto idolo di casa Cavani.

Proprio del Matador uruguaiano il nuovo acquisto veniva ritenuto la prima riserva, e già questa considerazione tradiva la scarsa conoscenza del giocatore da parte della maggior parte dei media: pur con tutti i suoi evidenti limiti tecnici, infatti, Choupo-Moting aveva dalla sua una grande versatilità che gli permetteva di giostrare su tutto il fronte offensivo, buone doti atletiche e la capacità di restare al proprio posto senza fare polemiche per farsi trovare pronto nel momento del bisogno.

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Un calciatore “normale”, niente di più ma neanche niente di meno, proiettato all’improvviso su uno dei palcoscenici più importanti al mondo, in una squadra che puntava a vincere anche in Europa dopo aver dominato in Francia e che certo non contava su di lui per inseguire l’impresa. Chiamato a ricoprire il ruolo di comprimario che gli era stato cucito addosso su misura, Choupo-Moting ha risposto da vero professionista, permettendo ai più illustri compagni d’attacco di rifiatare nelle occasioni in cui questo era necessario.

Nel corso delle due stagioni in cui è rimasto a Parigi, circondato da colleghi decisamente più forti e rinomati di lui – nell’estate 2019 si è aggiunto anche Mauro Icardi – Eric Maxim Choupo-Moting ha svolto il compito che gli era stato assegnato nel migliore dei modi, contribuendo in modo silenzioso alla crescita di un club che non a caso alla scadenza del contratto avrebbe voluto trattenerlo ancora: 51 presenze, 9 gol, 3 assist, appena 2.058 minuti giocati complessivamente (la media di 40 a partita) e un numero consistente di gare passate tra panchina e tribuna senza mai una parola fuori posto.

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Un vero e proprio uomo-spogliatoio

Si dirà che ci sarebbe mancato altro, e che chiunque al suo posto, conscio dei propri limiti tecnici e della classe dei compagni, avrebbe fatto lo stesso ringraziando semplicemente di far parte del gruppo. Ma se in tanti si sarebbero lasciati andare, Choupo-Moting ha continuato ad allenarsi con impegno e professionalità pur sapendo che gli spazi per lui sarebbero stati ridottissimi. E in un mondo come quello del calcio dove da sempre si parla dell’importanza di uno spogliatoio compatto nel successo di una squadra, non può certo essere considerato un caso il fatto che proprio con lui in rosa il PSG abbia raggiunto il più importante traguardo di sempre in Europa, la finale di Champions League poi persa lo scorso agosto contro il Bayern Monaco.

Non lo è, perché nel percorso che ha portato la banda di Tuchel fino a un passo dall’impresa – e che comunque ne ha enormemente accresciuto la credibilità a livello internazionale – c’è anche lo zampino di Choupo-Moting, assolutamente decisivo nella sfida che valeva la semifinale contro l’Atalanta: dopo 80 minuti passati a inseguire un gol che non voleva saperne di arrivare, il PSG si affida al proprio attaccante di scorta, che preso il posto nello scetticismo generale di uno spento Icardi sfrutta la sua freschezza atletica per ribaltare la gara.

È lui, al 90°, a scodellare in area il pallone che Neymar sporca quel tanto che basta per permettere a Marquinhos di trovare il pareggio. Ed è sempre lui, due minuti più tardi, a farsi trovare pronto nei pressi dell’area piccola per raccogliere l’assist al bacio di Mbappé e chiudere la gara. Un gol in spaccata, da pochi passi, il 3° stagionale in appena 9 presenze, l’ultimo acuto per chiudere al meglio un’esperienza che in due anni gli ha permesso di conquistare 5 trofei: due Ligue 1, una Coppa di Francia, una Coppa di Lega e una Supercoppa francese. Un gol “normale”, segnato da un calciatore “normale”, non certo il “bidone” su cui in tanti avevano ironizzato due anni prima.

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Una carriera a parametro zero

Forse non tutti sanno che pur avendo indossato la maglia di ben 7 club diversi, Eric Maxim Choupo-Moting non è mai costato niente ai club che si sono avvalsi delle sue prestazioni, una particolarità che a questi livelli non ha precedenti. A voler essere pignoli andrebbero messi nel conto i 50.000 € che nell’estate del 2009 il Norimberga mise sul piatto per acquisirlo in prestito dall’Amburgo, dove è cresciuto e dove ha esordito da professionista nel 2007 appena 18enne: 28 presenze e 6 gol – uno nello spareggio-salvezza contro l’Augusta – che però non convincono il club bavarese a riscattarlo.

Nell’estate del 2011, concluso non nel migliore dei modi il rapporto con l’Amburgo, ecco il trasferimento a parametro zero al Magonza dove resterà tre stagioni e si ritroverà ad essere guidato proprio da Thomas Tuchel. In questo caso i numeri sono più che buoni: 10 reti nella prima, 11 nella terza, nel mezzo un’annata praticamente trascorsa ai box a causa di un brutto infortunio. In scadenza di contratto, nel 2014 decide ancora di non rinnovare e di trasferirsi nell’ambizioso Schalke 04, deciso a inseguire il salto di qualità troppo a lungo rimandato.

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Questo non arriverà né per il club renano, che si allontana gradualmente dalle posizioni di vertice, né per lo stesso Choupo-Moting: che si presenta con una tripletta a dicembre allo Stoccarda, che registra comunque 106 presenze e mette a segno 22 reti, ma che ancora una volta non viene ritenuto indispensabile e finisce per trovarsi ai ferri corti con il club. Il contratto ancora una volta non viene rinnovato ed ecco l’Inghilterra e lo Stoke City: per lui, nato in Germania da padre tedesco e madre camerunese, è la prima avventura all’estero.

Ancora una volta l’inizio è ottimo: alla terza presenza da titolare arriva addirittura una doppietta nel 2-2 contro il grande Manchester United, le prestazioni sembrano convincenti, ma lentamente sia Mark Hughes che il suo erede in panchina Paul Lambert finiscono per vederlo sempre meno. Ci si mette di mezzo anche la sfortuna, che lo ferma subito dopo il ritorno al gol contro l’Everton e che lo costringe ad assistere alla retrocessione dall’infermeria. Nel giro di poche settimane le parti rescindono il contratto consensualmente, e quando ormai Choupo-Moting sembra aver perso il treno per il calcio che conta ecco la chiamata improvvisa, inattesa, del Paris Saint-Germain.

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Dal PSG al Bayern Monaco

E oggi? Dopo due stagioni da calciatore normale in una squadra di campioni, in cui ha comunque svolto perfettamente il ruolo che gli era stato assegnato, Choupo-Moting sembra pronto a ripetersi nel Bayern Monaco campione d’Europa. I bavaresi lo hanno infatti ingaggiato, ovviamente a parametro zero, per riempire il vuoto in rosa di vice-Lewandowski, che visti i tanti impegni non può essere affidato unicamente al giovane gioiello olandese Zirkzee.

Dopo averlo raggiunto proprio quando non credeva fosse più possibile, Eric si gode finalmente il grande calcio in cui ha dimostrato di poter stare. Con estrema professionalità, senza far rumore, pronto a dare il 100% nel momento del bisogno. Il PSG avrebbe preferito tenerselo, ma dopo tre stagioni all’estero lui ha deciso di tornare a casa, rifiutando di fatto la corte della seconda squadra più forte d’Europa per accettare quella della prima.

A cui si è presentato alla sua maniera, scendendo in campo nel primo turno di Coppa di Germania contro il Düren, compagine di quinta serie, procurandosi un rigore e mettendo a segno due reti, la prima in spaccata che ha ricordato l’ultima con il PSG, la zampata che ha steso l’Atalanta.

Un gol “normale”, segnato da un calciatore che ci ricorda come il calcio sia lo sport più democratico al mondo e un luogo dove tutto può davvero accadere.

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