holly e benji
Fonte immagine: @the_comics_generation (Instagram)

Holly e Benji, trasmesso in Italia per la prima volta il 19 luglio del 1986, è sicuramente il cartone animato più famoso mai realizzato sul calcio. I suoi mitici personaggi e i grandi valori trasmessi sono entrati nell’immaginario collettivo di mezzo mondo, ispirando generazioni intere di appassionati e calciatori.

Holly e Benji è la trasposizione su schermo di Captain Tsubasa, manga ideato nel 1981 dall’allora poco più che ventenne Yōichi Takahashi, grande appassionato di calcio che da allora è rimasto indissolubilmente legato all’opera, tutt’ora in corso di pubblicazione.

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Enorme successo commerciale in tutto il mondo, Holly e Benji ha fatto innamorare del calcio milioni di bambini: il fuoriclasse nipponico Hidetoshi Nakata ha raccontato come l’inizio del suo percorso di calciatore sia coinciso con la visione del cartone animato, così come è stato per Alessandro Del Piero e Alexis Sanchez e poi ancora per Andrès Iniesta, Lukas Podolski e Fernando Torres, che forse non a caso hanno deciso di concludere la carriera in Giappone.

La storia, che racconta la crescita e l’affermazione di una giovane stella del calcio giapponese e mondiale prima in patria e poi in Sud America ed Europa, ricorda almeno nella sua fase iniziale quella del grande campione giapponese Kazuyoshi Miura, 53enne attaccante tutt’ora tra i protagonisti della J-League, e in effetti i paralleli non mancano.

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Nel 1982, proprio mentre il manga era in fase di pubblicazione, l’allora giovanissimo Miura si trasferiva in Brasile per migliorare il suo stile calcistico, realizzando uno dei sogni del protagonista Tsubasa/Holly. Tuttavia Takahashi ha raccontato più volte che ai tempi non conosceva il campione e che aveva ideato la storia già da tempo.

Holly e Benji in Italia e nel mondo

Il nome originale dell’opera è come detto “Captain Tsubasa”: nonostante la storia sia la stessa che viene raccontata nei cartoni animati, come nella tradizione giapponese degli spokon manga – i fumetti di carattere sportivo – è evidente già dal titolo che la storia si concentrerà su un unico protagonista, appunto Tsubasa Ozora, fuoriclasse giapponese seguito in tutto il suo percorso di crescita personale e calcistica, da bambino a uomo, da stella della scuola a campione rinomato in tutto il mondo.

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Nonostante sia evidente che Tsubasa è il protagonista assoluto dell’opera, in tutto il mondo il cartone animato è stato esportato con titoli “collettivi”: in Sud America è noto come “Supercampeones”, in Spagna come “Campeones – Oliver y Benji”, in Francia come “Olive et Tom” e in Germania come “Die tollen Fussballstars”, cioè “le grandi stelle del calcio”.

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In Italia, dove è arrivato nel 1986 grazie a Fininvest che lo propose su Italia 1, è stato rinominato “Holly e Benji – Due Fuoriclasse”, titolo che ha poi ispirato la versione francese e quella spagnola, Paesi dove del resto il cartone animato veniva trasmesso dalle emittenti locali legate a Fininvest. Non si può tecnicamente parlare di errore, ma certo è che se Holly/Tsubasa è il protagonista lungo l’intero arco narrativo lo stesso non si può dire di Benji/Wakabayashi, che però compare costantemente nei primissimi episodi e probabilmente per questo ha portato gli adattatori a ideare questo “titolo in coppia”.

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È cosa nota il fatto che la sigla del cartone animato andato in onda in Francia e Spagna fosse scritta sulle note di quella che da noi è stata utilizzata per “Lupin, l’incorreggibile Lupin”, mossa resa possibile dal fatto che il copyright apparteneva comunque a Fininvest. In Italia Holly e Benji ha avuto invece tre sigle: la storica “Holly e Benji – Due Fuoriclasse” cantata da Paolo Picutti è stata seguita da “Che campioni Holly e Benji” di Cristina D’Avena e quindi da “Holly e Benji Forever” cantata sempre dalla D’Avena in coppia con Giorgio Vanni.

I nomi e le voci di Holly e Benji

I nomi di tutti i protagonisti e di gran parte delle squadre furono “reinventati” e inglesizzati, scelta commerciale ampiamente praticata negli anni ’80 e che serviva a renderli più facilmente digeribili e memorizzabili dai bambini. Così Tsubasa Ozora sarebbe diventato “Holly” Oliver Hutton, Genzo Wakabayashi/ “Benji” Benjamin Price, Kojiro Hyuga/Mark Lenders e così via.

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Una scelta che porterà inevitabilmente ad alcuni errori in fase di doppiaggio: il portiere di riserva della New Team Alan Crocker, ad esempio, sarà chiamato più volte Alan Parker, mentre al rude difensore della Artic Ralph Peterson spetteranno altri due nomi completamente differenti, Richard Flanagan e Sam Reynolds.

A proposito di Ralph Peterson: questo personaggio secondario è doppiato da Andrea Ward, mentre altri famosi doppiatori presenti nell’opera sono Roberto Del Giudice, che presta la voce a Roberto Sedinho – mentore brasiliano di Holly – e Fabio Boccanera, lo scout Kirk Parson. La voce più famosa di Holly e Benji è però sicuramente quella di Sergio Matteucci, il leggendario telecronista che ha raccontato a milioni di bambini italiani le sfide tra i numerosi personaggi che compaiono nella serie scomparso recentemente all’età di 89 anni.

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I personaggi più leggendari di Holly e Benji

Sono numerosi i personaggi di Holly e Benji entrati nell’immaginario collettivo, a partire ovviamente dal protagonista assoluto Oliver Hutton, classico “numero 10” dotato del talento dei veri fuoriclasse, e Benjamin Price, insuperabile portiere la cui carriera sarà però costantemente messa a rischio da una serie di gravi infortuni.

Nonostante il titolo, però, il vero antagonista della serie è senza dubbio Mark Lenders, il grande rivale di Holly che pur non avendo lo stesso spessore tecnico del rivale riesce a tenergli testa grazie a una potenza fisica straripante e alla ferrea determinazione.

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Pur se entrambi completi sotto tutti i punti di vista, i due più forti calciatori dell’opera ripropongono la classica contrapposizione tra talento puro e forza di volontà, e non è un caso che lo stesso Takahashi abbia riconosciuto in Holly e Mark le caratteristiche rispettivamente di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, la coppia di fuoriclasse che ha scritto la storia dell’ultimo ventennio calcistico.

Indimenticabili anche Ed Warner, acrobatico portiere/karateka che negli episodi del 2020 arriverà addirittura a essere schierato come attaccante, e Julian Ross, “calciatore totale” ispirato a Johan Cruijff che forse sarebbe il più forte in assoluto senza il problema cardiaco che lo condiziona al punto da costringerlo a scendere in campo appena un quarto d’ora a partita.

Quella di Ross è una delle tante licenze – insieme agli stadi colmi di tifosi per partite scolastiche e le telecronache a livello nazionale – che manga e anime si prendono nei confronti del mondo reale: nelle sfide più importanti Julian scende in campo prendendosene la responsabilità e rischiando letteralmente la vita. Qualcosa che non potrebbe mai verificarsi davvero ma che serve alla classica narrazione di questo tipo di opere in Giappone dove non possono mai mancare messaggi sullo spirito di sacrificio, anche spinto all’estremo come in questo caso.

Holly e Benji racchiude in sé tutti i valori classici presenti nella cultura giapponese: il destino, la sportività, il rispetto nei confronti delle regole e dell’avversario, soprattutto amicizia e volontà di migliorarsi. Questi ultimi due sono perfettamente rappresentati rispettivamente da Tom Becker, attaccante giramondo che ha un’intesa quasi telepatica con Holly, con cui forma la “coppia d’oro” della New Team e del Giappone, e da Bruce Harper.

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Quest’ultimo è un difensore apparentemente del tutto privo di talento e inizialmente confinato in panchina, ma quando finalmente ha l’occasione per lasciare il segno riesce a dimostrare tutto il suo valore con umiltà e spirito di sacrificio, che lo spinge a contrapporsi ai terribili tiri dell’avversario persino con il volto, rischiando la propria incolumità pur di salvare il risultato. Anche in quest’ultimo caso, un classico della cultura giapponese.

Stilare una lista di tutti i protagonisti di Holly e Benji sarebbe una vera e propria impresa: impossibile però non citare Ralph Peterson, difensore rude e falloso e per questo “adatto al calcio europeo” (…) oppure il gigantesco portiere Teo Sellers, capace con la sua enorme stazza di occupare quasi tutta la porta. E come scordare James e Jason, i famosi “gemelli Derrick”, e la loro epica “catapulta infernale”, azione combinata capace di contraddire ogni legge della fisica?

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Di tanto in tanto Holly e Benji riesce anche a essere involontariamente comico grazie ad alcuni personaggi a dir poco inadeguati: è il caso di Arthur, difensore occhialuto e incapace che dopo essere stato bocciato al primo provino della New Team si trasforma nel suo primo tifoso, del portiere senza nome della Muppet di Lenders, sostituito da un Warner sbucato dal nulla prima di un rigore decisivo.

E ancora di Timothy, bambino occhialuto e imbranato che Tom incontra durante una delle sue avventure e che manda in rete sparandogli letteralmente il pallone in volto, e infine di Bart, la riserva di Holly che non avrà mai occasione di scendere in campo neanche quando il protagonista si infortuna: una volta sono i compagni a implorare l’allenatore di aspettare, preferendo giocare con un uomo in meno, in un’altra occasione sarà addirittura lui stesso a suggerire la mossa al tecnico, ritenendosi del tutto inadeguato al ruolo. Severo ma giusto.

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Dove vedere tutti gli episodi di Holly e Benji

Holly e Benji è un’opera tutt’ora in corso di realizzazione, almeno a livello di manga, mentre per quanto riguarda i cartoni animati sono stati realizzati diversi episodi aggiuntivi, cinque lungometraggi e ben tre remake.

Holly e Benji – Due Fuoriclasse

La “serie classica”, arrivata da noi come “Holly e Benji – Due Fuoriclasse”, è composta da 128 episodi e racconta i campionati delle scuole elementari e medie concludendosi con le convocazioni per la Nazionale del Giappone.

La prima puntata di Holly e Benji è andata in onda in Italia il 19 luglio del 1986. Nel 2014 Yamato Video, che ne detiene i diritti nel nostro Paese, ha riproposto interamente la serie sul suo canale YouTube.

>>TUTTI GLI EPISODI DI HOLLY E BENJI – DUE FUORICLASSE<<<

Holly e Benji – Sfida al mondo

Alla serie classica segue “Holly e Benji – Sfida al mondo”, da non confondersi con i numerosi lungometraggi che raccontano di altre sfide internazionali: in questo caso si parla di torneo giovanile in scena a Parigi a cui prende parte anche il Giappone e che introduce nuovi personaggi come l’imbattibile portiere italiano Dario Belli – chiamato nell’originale Gino Hernandez per motivi inspiegabili – il regista francese Pierre Le Blanc e il fuoriclasse tedesco Karl-Heinz Schneider.

Che campioni Holly e Benji

Abbiamo poi “Che campioni Holly e Benji”, in parte remake frettoloso della serie originale e in parte il racconto della qualificazione del Giappone al Mondiale giovanile, interrotta a metà per mancanza di fondi e che introduce nuovi personaggi riusciti a metà come Rob Denton e i famosi “7 del Giappone Reale”. Una serie in parte dimenticabile ma che ci introduce alle prime avventure europee dei principali protagonisti dell’opera.

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Holly e Benji Forever

“Holly e Benji Forever” è come la precedente serie in parte un remake e in parte un racconto originale, quello che racconta delle qualificazioni ai Mondiali del 2002 del Giappone e delle avventure dei vari protagonisti nei campionati europei. È in questa serie che Holly esplode nel San Paolo in Brasile per poi firmare con il Barcellona, ed è sempre qui che Mark Lenders sbarca in Italia per giocare nella Juventus, che poi lo gira in prestito alla Reggiana per farsi le ossa: un trasferimento che ha fatto epoca, portando addirittura alla creazione di una pagina Facebook dedicata.

Captain Tsubasa

Eccoci infine a “Captain Tsubasa“, che altro non è che il terzo remake della serie originale andato in onda in Italia tra il 2019 e quest’anno. Degno di nota il fatto che il titolo sia stato mantenuto originale, su richiesta dell’autore, e che in questo caso la storia sia stata “modernizzata” ai nostri tempi, con un Giappone dunque più consapevole del fenomeno calcistico rispetto a quello degli anni ’80, in cui andava in scena ancora un campionato dilettantistico tra le più importanti aziende del Paese.

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Holly e Benji, il finto finale e altre curiosità

  • Per anni sono circolate voci che riguardavano un presunto “vero finale” di Holly e Benji, in cui il campione e protagonista della serie si risvegliava in un letto di ospedale dopo anni di coma, le gambe amputate, constatando che tutta la sua avventura non era stata altro che un sogno. Si tratta di una leggenda urbana, realizzata montando alcuni minuti del cartone animato con disegni a dir poco amatoriali, eppure questa suggestiva versione ha avuto grande diffusione.

  • Come i nomi dei giocatori, anche quelli delle squadre di “Holly e Benji” sono stati adattati dal giapponese per essere più digeribili dal pubblico italiano. Dovendo comunque rispettare i disegni, che mostravano spesso le iniziali del club sulle divise, i traduttori sono riusciti tutto sommato a fare un buon lavoro pur con qualche inevitabile passo falso: l’Hanawa dei gemelli Derrick è diventata ad esempio la Hotdog, mentre la Musashi FC è diventata la Mambo. E che dire allora di squadre come Nevada, Naughty Boys, Nightffox (?) e Shopping? Inspiegabile poi la storia della Master, nome inglese che da noi diventa giapponese, e cioè Matsuoka.

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  • Takahashi si è ispirato negli anni a numerosi calciatori reali per sviluppare i personaggi che il Giappone incontra nel corso dei vari tornei internazionali a cui prende parte. Quando Holly si trasferisce al Barcellona ad esempio si trova ad avere a che fare con Rivaul, che altri non è che Rivaldo, mentre in aeroporto Rob Denton si trova ad avere a che fare addirittura con il vero Roberto Baggio, molto popolare in Giappone.
  • In Italia Mark Lenders incontra anche Inzars/Inzaghi e Trezegà/Trezeguet. Nell’Olanda abbiamo le controfigure di Stam, Davids e Kluivert, e se Le Blanc e Schneider sono ovviamente ispirati a Platini e Rumenigge il caso più clamoroso è quello di Juan Diaz/Jorge Ramirez: il campione argentino ricorda Maradona nell’aspetto, realizza un gol identico al “gol del secolo” e soprattutto si trasferisce al Napoli dopo aver giocato con Argentinos Juniors e Boca Juniors.

  • Il personaggio di Roberto Sedinho, mentore di Holly e fondamentale nel suo sviluppo come calciatore, è ispirato a due leggende del calcio brasiliano: se per aspetto e qualità tecniche e umane sembra ricordare Socrates, la sua storia – ritiro dal calcio giocato in ancor giovane età a causa di un problema alla retina – è del tutto simile a quella di Tostão, campione del mondo nel 1970 e poi costretto ad appendere gli scarpini al chiodo a soli 26 anni per lo stesso problema.
  • A differenza di quanto successo nel resto del mondo, in Arabia Saudita il cartone animato è stato presentato con un nome non collettivo ma riferito al protagonista, ma dato che tutti i personaggi sono stati rinominati in arabo il titolo è “Captain Majid”.
  • Nel 1988 Fininvest acquista e trasmette “Palla al centro per Rudy”, altro cartone animato calcistico giapponese che però non è certo al livello di “Holly e Benji”: per provare ad aumentare l’interesse degli spettatori, nella prima puntata i doppiatori inventano che il protagonista Rudy da bambino giocava nella Saint Francis, la prima squadra di Benji.

Holly e Benji, una lezione di amore per lo sport

A distanza di quasi quarant’anni dalla sua prima apparizione, “Holly e Benji” continua ad appassionare milioni di persone in tutto il mondo e intere nuove generazioni di spettatori: al netto di tutte le considerazioni sulla mancanza di realismo – i campi apparentemente lunghi chilometri e i frequenti infortuni, gli stadi pieni per un torneo delle scuole elementari trasmesso in diretta in tutto il Paese – e su una certa ingenuità, infatti, il cartone animato ha avuto un successo planetario e ha ispirato molti giovani nipponici a praticare il calcio.

Dire che abbia addirittura influenzato la cultura giapponese sul calcio e i risultati della Nazionale forse è azzardato, certo è però che ancora oggi riesce a parlare come poche opere in circolazione di amicizia, sportività, fair play e soprattutto dell’importanza di inseguire i propri sogni. Lezioni che sono sempre attuali e di cui tutti avremo sempre bisogno, l’eredità immortale di un cartone animato che resterà nella storia.

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