psg coman
Fonte Immagine: @king_coman (Instagram)

Coman non è l’unico talento che il PSG ha cresciuto e poi ha lasciato andar via, e che oggi si è trasformato in ottimo giocatore: Ikoné, Nkunku, Diaby, solo per citare ragazzi andati in gol nell’ultimo turno delle coppe europee. Ma ce ne sono altri.

COMAN, LA NONA MERAVIGLIA

Si dice spesso che i club super-ricchi non sappiano spendere i soldi che hanno. È una cosa che si è detto anche a proposito del Paris Saint-Germain, nonostante da anni domini la Ligue 1 e nell’ultima stagione sia arrivato alla finale di Champions League. Ma il vero problema dei parigini non è tanto per i soldi che spende, ma per quelli che non è riuscito a guadagnare.

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Il PSG detiene il monopolio calcistico della capitale francese e ancor di più una vasta regione in grado di produrre una quantità di talenti tale da poter quasi avere una nazionale a parte, e pur molto competitiva. Ha sempre avuto un ottimo settore giovanile, ma nell’ultimo decennio non è stato minimamente in grado di sfruttarlo, svendendo i suoi talenti che, altrove, sono diventati giocatori di primo piano.

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Solo guardando all’ultimo turno di Champions League ed Europa League, tre di questi ragazzi sono andati in gol, e altrettanti sono partiti titolari nelle rispettive squadre: Kingsely Coman del Bayern, Jonathan Ikoné del Lille e Moussa Diaby del Leverkusen, più Adrien Rabiot della Juventus, Christopher Nkunku del Lipsia e Stanley Nsoki nel Nizza.

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Coman rappresenta il caso più clamoroso: la Juventus lo prelevò a parametro zero dal PSG all’età di 18 anni, per poi cederlo al Bayern per 21 milioni, e oggi è uno degli attaccanti più forti al mondo. Secondo Transfermarkt, tutti questi cinque giocatori al momento hanno un valore complessivo di 177 milioni di euro, ma il PSG dalle loro cessioni ha incassato appena 45,5 milioni (la cifra più alta è quella ottenuta per Diaby, costato 15 milioni dl Leverkusen).

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Ma alla lista si potrebbe aggiungere anche Odsonne Edouard, il centravanti di 22 anni del Celtic (assente ieri sera contro il Milan causa covid), che è stato l’assoluto protagonista dell’ultimo scudetto degli scozzesi, con 27 gol e 19 assist complessivi in stagione.

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PSG, poca fiducia nei propri giovani

Tutto ciò non è una novità. Una delle prime mosse della dirigenza qatariota, per segnare il cambio di prospettiva del club, fu la cessione del capitano Mamadou Sakho nel 2013, difensore centrale di soli 23 anni e all’epoca miglior prodotto del settore giovanile parigino. Il Liverpool spese 19 milioni per acquistarlo, e il PSG lo sostituì sborsando 31 milioni alla Roma per un altro giovane centrale, Marquinhos.

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Negli anni, la storia è andata avanti, e una delle vittime più illustri è stato Alphonse Areola, il promettente portiere che con Unay Emery era addirittura riuscito a diventare titolare ed era stato il vice di Lloris ai Mondiali. Tuchel lo ha snobbato, e Areola, 27 anni, è stato prestato prima al Real Madrid e adesso al Fulham.

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Nei primi tempi, il PSG qatariota si limitava a svendere i suoi talenti, lasciandoli partire a cifre bassissime o addirittura gratuitamente (come, appunto, Coman), mentre di recente ha iniziato a trasformarli in plusvalenze. Ma pare evidente che nessuno in società riesca a comprendere l’effettivo valore di questi ragazzi, che non appena ottengono una chance da titolari altrove vedono levitare il prezzo del proprio cartellino. Sono pochi i casi come Jean-Kevin Augustin, ceduto 20enne al Lipsia nel 2017 per 16 milioni ma mai riuscito ad affermarsi.

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Al momento, l’unico caso di talento locale rimasto al PSG e che sia riuscito a conquistarsi il posto da titolare è Presnel Kimpembe. Non solo per le sue indubbie doti tecniche e atletiche, ma anche per due fattori esterni: il primo fu la cessione di David Luiz, che liberò un posto in difesa; il secondo, la presenza in panchina di Emery, l’allenatore che più di tutti ha provato a dare spazio ai giovani del PSG (durante il suo periodo, trovarono spazio anche Rabiot, Nkunku e Augustine, oltre al già citato Areola).

Kouassi e le ultime cessioni

Il PSG continua a dimostrare una inspiegabile sottovalutazione verso i prodotti del proprio vivaio: con le cessioni fatte negli ultimi dieci anni, oggi si potrebbe mettere assieme una squadra abbastanza competitiva in Europa e con ampi margini di miglioramento. Ma a Parigi non sembrano averlo capito, e mentre si investe per portare in rosa talenti stranieri (come Mitchel Bakker), ci si priva di altri interessanti prospetti.

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Tra le partenze più recenti si registrano Timothy Weah (classe 2000, al Lille), Yacine Adli (2000, al Bordeaux), Loic Mbe Soh (2001, al Nottingham Forest), Arthur Zagre (2001, al Monaco), ma soprattutto i 2002 Adil Aouchiche (Saint-Etienne) e Tanguy Kouassi (Bayern), entrambi considerati tra i migliori al mondo della loro generazione ed entrambi persi a parametro zero.

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È ormai evidente a tutti come il PSG sieda su una montagna di talento che forse nessun altro club al mondo possiede, in questo momento, ma Leonardo & Co. non sembrano in grado di gestirli: con un club focalizzato solo sui grandi colpi e sull’allargare il proprio giro d’affari, i ragazzi del settore giovanile si trovano ad avere sempre meno spazio e scelgono così di andare altrove per mettersi in mostra, vanificando l’investimento fatto dalla società per crescerli.

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Un caso emblematico di malagestione, il PSG sostiene un vivaio eccellente ma non ha ancora capito come valorizzare i propri talenti, o in squadra o come ricche plusvalenze. Il modello di business dei paragini continua a porre molti dubbi sulla sua effettiva sostenibilità, specialmente ora che la proprietà ha iniziato a ridurre gli investimenti sul mercato.

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