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La Copa Libertadores sta entrando (finalmente) nel vivo

La Copa Libertadores 2020 è entrata nel vivo con l’inizio degli ottavi di finale: cosa dobbiamo aspettarci dalla seconda fase?

Si chiama Santiago Arias, è argentino ma da qualche anno difende i pali della nazionale cilena, è un over 30 con una carriera per la maggior parte bypassabile ma, da almeno un paio di anni, viene considerato uno dei portieri più forti del Sudamerica. Gioca nel Racing e, dalle parti del Cilindro, per un bel po’ di tempo si ricorderanno la sua prestazione contro il Flamengo.

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L’Academia è la prima sorpresa di una Copa Libertadores 2020 entrata nel vivo solo poche settimane fa, con l’inizio della seconda fase e dunque la partenza della fase cult, quella a eliminazione diretta. Il Racing ha eliminato i campioni in carica del Flamengo – reduci, peraltro, da un turbinio di cambi in panchina abbastanza controproducente – vincendo al Maracanã dopo la lotteria dei rigori

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Arias ha ipnotizzato il centrocampista brasiliano Willian Arão, che lo aveva castigato al minuto 94 di un match in cui gli argentini stavano compiendo un autentico miracolo, raccogliendo l’abbraccio più che meritato dei compagni. Il Flamengo, il gigante sudamericano, in meno di un anno passa così dalla gloria della finale vinta contro il River Plate alla delusione profonda, nonostante con una rosa da far impallidire l’intero continente.

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Copa Libertadores: avanti il River Plate, la creatura di Gallardo

Il Flamengo non c’è più, quindi il Boca Juniors rimane ancora l’unica squadra nella storia ad aver vinto per due volte consecutive la Copa Libertadores. In compenso, l’altra finalista della scorsa edizione è più in palla che mai. Il River Plate ha infatti eliminato il pericoloso Atletico Paranaense – sul quale, va detto, hanno pesato le tante assenze causa Coronavirus – e ora attende la vincitrice del duello tra Nacional Montevideo e Independiente del Valle.

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I Millonarios, dopo cinque anni di gestione Gallardo, rimangono la squadra più ingiocabile del continente. Magari non la più forte, sicuramente la più solida. Merito, in primis, del grande lavoro portato avanti dal tecnico, capace – nonostante le tante cessioni – di mantenere sempre un livello molto alto. Mentre ci si interroga sul quando Gallardo deciderà finalmente di fare un salto anche in Europa, la Banda procede spedita verso quella che sarebbe la quarta finale di Copa Libertadores negli ultimi sei anni.

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Anche in questo 2020 il Muñeco ha sfoderato un paio di intuizioni niente male. Dalla difesa a tre con due laterali bravi in entrambe le fasi di gioco, alla valorizzazione completa di Nacho Fernandez e Rafael Santos Borré, ormai perni e leader della squadra. Poi, ovviamente, una menzione va riservata ai giovani che stanno emergendo. Dopo Nicolas De La Cruz, nel River Plate stanno esplodendo Jorge Carrascaldecisivo in entrambi i match degli ottavi – e Julian Araña Alvarez, entrambi carne da plusvalenza.

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Le ambizioni del Boca Juniors

La terza squadra a essersi già qualificata per i quarti di finale è il Santos, che ha eliminato la LDU Quito alla fine di una partita di ritorno durata mezz’ora in più. Il motivo? Una rissa che la terna arbitrale non è riuscita a sedare, e che ha portato gli stessi direttori di gara a sospendere più volte la partita. Che finirà con solo tre espulsi, ma il referto post gara mieterà sicuramente più vittime.

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Il Peixe, molto probabilmente, nel prossimo turno giocherà il derby brasiliano contro il Gremio, e chi passa sfiderà una Boca Juniors e Internacional di Porto Alegre. Il Colorado è in un momento di confusione, amplificato dall’improvviso addio di Eduardo Coudet (passato al Celta un paio di settimane fa), mentre gli xeneizes non solo sono in salute ma sono anche i più forti ancora in gara. Senza contare che, dalle parti de La Bombonera, si vorrà onorare a dovere la memoria di Diego Maradona.

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L’andata è finita 1-0 grazie a un gol di Tevez. L’obiettivo sul lungo periodo, però, è quello di vendicare la finale di Madrid del 2018 è l’imperativo in casa boquense, quasi un’ossessione verrebbe da dire visto che – nonostante il passato pulluli di successi in Copa Libertadores – il Boca Juniors non alza il trofeo dal 2007, con Juan Roman Riquelme – oggi in dirigenza – come mvp della finale e Miguel Angel Russo, curiosamente, seduto in panchina già allora. Miguelito è tornato al capezzale del club per ripetersi: ce la farà?

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Le altre in gioco: occhio al Palmeiras

La vera outsider della Copa Libertadores 2020 potrebbe a questo punto essere il Palmeiras. In primis, perché il Verdão è stata la miglior squadra della prima fase. Poi, perché è inserita – assieme al River Plate – nella parte di tabellone più ‘morbida’. Infine, perché la rosa è forte, con tanti giovani che si stanno affermando e un allenatore, Abel Ferreira, appena insediatosi al posto del santone Vanderlei Luxemburgo.

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Il Palmeiras gioca un calcio moderno, improntato principalmente sul possesso palla e sulla valorizzazione di un impianto offensivo nel quale fa ancora la sua figura l’ex milanista Luiz Adriano. Le stelline sono Gabriel Menino, mediano considerato l’erede di Casemiro e già nel giro della nazionale, e Patrick De Paula, suo ‘socio’ in mezzo al campo.

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Un bel mix, quello del Verdão, tra elementi giovani ed esperti (in difesa spicca la presenza di Felipe Melo). Un’alchimia, come dimostra anche il cammino nel Brasileirão, che funziona. Superato l’ostacolo Delfin – devastante il 5-0 del ritorno – il Palmeiras affronterà il Libertad (che ha eliminato il Jorge Wilstemann), ma in proiezione è la possibile semifinale contro il River Plate a entusiasmare. Sarebbe un grande esame, soprattutto per Gallardo, il vero re della Copa Libertadores contemporanea.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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