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Fonte: Instagram @tevezoficial

Carlos Tevez è risorto all’improvviso, in un 2020 che ha segnato il suo ritorno in grande stile. Ma cosa è cambiato rispetto all’anno scorso?

Chi segue da vicino gli allenamenti del Boca Juniors si sarà stupito di vedere, anzi rivedere, un Carlos Tevez così. I giornalisti argentini raccontano di un Apache rinato, dopo un 2019 che sembrava essere l’anno giusto per comunicare a tutti che il Tevez ‘di prima’ non esisteva più. Una carriera che, inevitabilmente, si stava incanalando verso le ultime battute a 36 anni quasi compiuti. Niente di drammatico, ma per Tevez finire in calando con il suo Boca Juniors sarebbe stato insostenibile.

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Il 2020, e più precisamente il post lockdown – che, diciamolo, per l’Argentina non è ancora totalmente terminato -, hanno restituito un Carlitos differente. Maturo, sorridente, felice, responsabile ma anche goleador, leader ed esempio per i tanti giovani che Miguel Angel Russo ha deciso di aggregare alla prima squadra. Negli ultimi dieci giorni ha trovato per ben tre volte la via del gol, prima spazzando via il Caracas con una doppietta in Libertadores e poi, in Superliga, sentenziando il Lanus.

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Tevez rinato? Merito dell’ex nemico Riquelme

Carlos Tevez ha toccato i minimi storici proprio durante il 2019, quando sulla panchina del Boca Juniors si era seduto Gustavo Alfaro. Nonostante qualche problema fosse sorto anche ai tempi di Guillermo Barros Schelotto, con Lechuga l’Apache non ha mai veramente legato. Né dentro né, tantomeno, fuori dal campo, a tal punto che durante la sessione di mercato prevista a gennaio, Tevez aveva pensato di accettare qualche destinazione esotica.

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Circa un anno fa, però, al Boca Juniors ci sono state le elezioni presidenziali, dalle quali è uscito vincente Ameal, capace di spodestare dal trono Angelici. Ameal ha (ri)portato al club Riquelme, il cui ruolo è fondamentale sia dal punto di vista gestionale, sia perché rappresenta il filo conduttore tra squadra e dirigenza. “Deve ritrovare l’allegria” disse Roman ai giornalisti, curiosi di conoscere il destino dell’Apache. Che, dopo un confronto faccia a faccia proprio con il suo ex nemico Riquelme, ha deciso di rimanere al Boca Juniors.

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Il fondamentale ruolo di Russo

“Tevez deve fare il Tevez”. Miguel Angel Russo, che l’attaccante argentino lo aveva già allenato durante la sua prima esperienza al Boca Juniors, ha deciso di non ingabbiarlo in sistemi tattici moderni e cervellotici. Lo ha subito voluto sfruttare per quelle che sono le sue qualità. Deve stare davanti, segnare e mandare in gol i compagni, che penseranno a correre per lui. Nelle uscite – poche, per cause di forza maggiore – di questa stagione, Tevez si è rivelato decisivo nel ruolo di trequartista, dietro un vero nove.

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“Russo mi ha detto di giocare nella posizione in cui mi trovo meglio – ha detto Tevez dopo la doppietta segnata al Caracas – dove riesco a creare situazioni pericolose”. Prima dello stop forzato di marzo, l’Apache era già stato ampiamente decisivo per la conquista dell’ultima Superliga, vinta in volata sul River Plate grazie anche a 6 gol segnati nelle ultime 7 partite. Uno di questi, stampato in faccia al Gimnasia La Plata di Maradona, ha suggellato il trionfo degli Xeneizes.

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Fisico e motivazioni al top

Come ha fatto Carlos Tevez a rimanere così sul pezzo, nonostante lo stop prolungato e una carta di identità che parla chiaro? Lo ha spiegato Julio Santella, storico preparatore fisico di Carlos Bianchi, uno dei mentori calcistici dell’Apache: “Il suo comportamento è sempre stato professionale. Carlitos è intelligente – ha detto Santella – ha capito che alla sua età avrebbe dovuto lavorare il doppio per rimanere sul pezzo. Si chiama istinto di sopravvivenza”.

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Durante il lockdown, Tevez si è estraniato dalla realtà chiudendosi con la famiglia nella sua tenuta di Maipú e allenandosi con voglia e abnegazione. Intorno, solo i suoi cari e qualche sortita sui social network. Su Tik Tok ha improvvisato qualche balletto con le figlie, concesso qualche intervista, ritrovato amici e compagni su Zoom per gli allenamenti individuali. Maturo e trascinante, quasi come in campo, dove si è ritagliato lo spazio per essere ancora decisivo. Alla faccia di chi lo dava per finito.

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