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Cosa si dice di Marco Verratti

Verratti sta finalmente vivendo un momento di fama e riconoscimento internazionale, dopo anni di ottime prestazioni in Ligue 1. France Football ha raccolto alcuni pareri su di lui

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“Contro il Barcellona mi ha colpito per l’incredibile generosità nel gioco senza palla e per la sua capacità di occupare tutte le posizioni del centrocampo con la stessa facilità”. Il soggetto della frase è Marco Verratti, che domani sera ospita col suo Paris Saint-Germain il Barcellona, dopo la grande prova nel 4-1 dell’andata. Ma l’aspetto più rilevante della frase è chi l’ha pronunciata: Bastian Schweinsteiger.

Queste e altre opinioni sul centrocampista azzurro sono parte di un articolo sul nuovo numero di France Football, che raccoglie pareri su Verratti da personalità del calcio straniero (inteso: non francese), per descrivere un giocatore che ormai è considerato tra i migliori centrocampisti al mondo.

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Verratti visto dall’estero

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Le qualità di Verratti sono state ampiamente discusse e sono ormai riconosciute in Francia fin dall’estate del 2012, quando il ragazzo allora diciannovenne fece il salto dal Pescara, fresco di promozione in Serie A, a una delle squadre più ricche e ambiziose d’Europa. All’epoca, a Parigi allenava Carlo Ancelotti, il primo a credere a Verratti ad alti livelli, che scommise su di lui affiancadolo al più esperto Thiago Motta.

Cinque anni dopo, Ancelotti avrebbe detto di lui: “Sta bene dappertutto, perché è un grande giocatore, anche se giovane. Il problema è che il PSG se lo tiene stretto, perché non ci sono tanti centrocampisti del suo livello”. E d’altronde, Verratti non ha mai fatto segreto dell’influenza avuta dal tecnico sulla sua crescita: “Ancelotti mi ha aiutato molto sia in campo che fuori, mi ha insegnato come comportarsi e tanto altro, posso dire che è stato il mio papà calcistico” rivelò all’Equipe nel 2015.

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L’estate del 2012 è stata anche quella del suo esordio in Nazionale, con allenatore Prandelli, che inizialmente lo aveva considerato anche per gli Europei. Al torneo, Verratti prese parte l’anno successivo con l’U21, arrivando fino alla finale contro la Spagna. In panchina c’era Devis Mangia, che oggi dice di lui a France Football: “Mi sorprendono un poco le sue basse statistiche offensive, ma già con me non tirava spesso in porta, ha sempre preferito donare il pallone a un compagno meglio piazzato”.

“In Italia – continua Mangia, oggi allenatore della Nazionale maltese – non è giudicato solamente per le sue qualità, si è molto più severi con lui. Ma resistere così tanti anni in un club come il PSG significa essere giocatori di altissimo livello”.

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Perno del Paris Saint-Germain

Nel 2014, il Guardian presentava un approfondimento su Verratti, che in quella stagione aveva appena scalzato Cabaye (molto apprezzato in Premier per i suoi trascorsi col Newcastle) dal terzetto di centrocampo del PSG di Laurent Blanc. “Guardarlo giocare è l’equivalente calcistico di guardare quei video di adolescenti russi che fanno i clown in cima ai grattacieli” scriveva Tom Williams, evidenziando non solo le doti del centrocampista italiano, ma anche la frequente tendenza a prendersi troppi rischi nel possesso palla.

Nel corso dei suoi nove anni in Francia, il suo ruolo nel PSG è diventato sempre più determinante, nonostante i cambi in panchina e nella rosa attorno a lui. Oggi, Verratti è indubbiamente in perno della squadra di Pochettino, ma già nel 2016 Unai Emery lo aveva messo al centro del proprio progetto tattico. L’evoluzione del PSG verso un moderno calcio posizionale ha fatto sì che l’italiano divenisse il giocatore più importante della squadra.

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Forse troppo importante, al punto che Adam White ed Eric Devin di Get French Football News lamentavano come il gioco di Emery fosse incapace di fare a meno di Verratti. E purtroppo, le assenze del centrocampista sono state finora il suo limite principale, “Il suo fisico lo lascia raramente in pace. Se avesse avuto meno problemi fisici, sono convinto che avrebbe avuto un impatto maggiore sulla scena internazionale” ha detto a France Football Lothar Matthaus.

Cosa manca ancora a Verratti

I pareri raccolti dal periodico francese pendono chiaramente dalla parte del giocatore, al momento una delle stelle più splendenti della Ligue 1 e uno dei rarissimi casi di giocatori che, scoperti e lanciati dal calcio francese, è rimasto a giocare qui. Tuttavia, non manca anche un sguardo obiettivamente critico sul 28enne centrocampista abruzzese.

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Proprio Matthaus, ad esempio, lo paragona a Toni Kross (“un giocatore discreto, ma indispensabile”) e lo ritiene allo stesso livello di De Jong, Sabitzer e Zakaria, ma un po’ sotto colleghi come Gundogan, Kimmich, Goretzka o anche Barella. L’ex-mediano interista campione del mondo nel 1990 sottolinea come, al momento, a Verratti manchi una partita simbolo, come per Kross è stata Brasile-Germania 1-7.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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