Lo Sheffield United sta vivendo una grossa crisi

Dopo l’ottima stagione da neopromossa, lo Sheffield United di Chris Wilder è precipitato nel baratro. E ora rischia la retrocessione

Un solo punto in nove partite, peraltro ottenuto contro un’altra pericolante come il Fulham di Scott Parker, una classifica che piange e prospettive stagionali che sembrano tutt’altro che incoraggianti. In poche parole, ecco riassunta la forte crisi dello Sheffield United; come traspare dall’andamento di questa prima parte di stagione, le Blades hanno incontrato parecchie difficoltà e, almeno al momento, paiono essere molto lontani dal risollevarsi.

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Il che, diciamolo, rappresenta una situazione abbastanza inattesa, visto come lo Sheffield United aveva chiuso la scorsa Premier League. A poche giornate dalla fine, infatti, gli uomini di Chris Wilder avevano addirittura la possibilità matematica di qualificarsi per l’Europa League. Nel poco tempo intercorso nello switch tra una stagione e l’altra, però, le premesse sembrano essersi totalmente ribassate.

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Eppure la società, proprio per venire incontro alle tempistiche ristrette tra un campionato e l’altro, ha deciso scientemente di non stravolgere gli equilibri della squadra, privandosi solo del – peraltro fortissimo – portiere Dean Henderson, puntellando poi la rosa con qualche seconda scelta. Che fosse complicato ripetere gli stessi risultati della scorsa stagione era preventivabile, ma un crollo verticale di questo tipo è un fulmine a ciel sereno per una squadra diventata una candidata seria al ritorno in Championship.

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Crisi Sheffield United, tra calendario e infortuni

Sulla brutta partenza dello Sheffield United ha sicuramente influito il calendario ostico di questa prima parte di stagione. Nelle prime giornate, infatti, le Blades hanno incontrato Liverpool, Chelsea e Manchester City. Wilder si è detto “contento della fine di questo periodo”, ma l’ultima sconfitta – quella contro il West Ham – non ha introdotto al meglio quello che sarà un miniciclo nel quale la squadra dovrà giocoforza andare a punti.

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Inoltre, non si può certo dire che in questo primo scorcio di Premier League la buona sorte sia stata clemente con lo Sheffield United. Nella scorsa stagione, Wilder ha apportato complessivamente solo 51 modifiche alla formazione iniziale – un dato inferiore lo ha registrato soltanto Sean Dyche del Burnley – mentre quest’anno sta facendo fronte a parecchi infortuni che, inevitabilmente, stanno finendo per scombinargli i piani.

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Per esempio, lo stesso Wilder ha definito il grave stop di Jack O’Connell come “una perdita peggiore di quella del Liverpool con van Dijk”. Il trio difensivo titolare, che peraltro è stato uno dei punti di forza della scorsa stagione, ha infatti giocato insieme soltanto 83 minuti da inizio campionato. Senza O’Connell, lo Sheffield United ha lasciato sul campo anche qualche occasione di troppo dal punto di vista aereo: sono sei, a oggi, le reti subite di testa. Più dell’intera scorsa annata.

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Difesa colabrodo

Tra le ottime statistiche messe insieme lo scorso anno dallo Sheffield United va evidenziata la miglior difesa di sempre per una neopromossa da quando esiste la Premier League. Quella solidità difensiva è solo un lontano ricordo: nelle ultime 11 partite le Blades hanno subito 20 gol e a oggi hanno una delle peggiori retroguardie inglesi.

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Oltre agli infortuni di cui sopra, su questo fattore ha sicuramente influito il cambio tra i pali. Henderson dava una sicurezza che, a oggi, Aaron Ramsdale non riesce a garantire. L’ex Derby County è apparso molto più insicuro rispetto al portiere passato al Manchester United. Contro il Chelsea, per esempio, ha grosse responsabilità sul tiro tutt’altro che irresistibile di Chilwell.

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L’attacco non funziona

Insomma, quella dello Sheffield United potrebbe essere la classica “crisi del secondo anno”, com’è stata definita dal Dailymail. Le Blades hanno anche il peggior attacco del campionato, questa sì una costante che la squadra si tira dietro dallo scorso anno. Infatti, gli uomini di Wilder sono reduci da una stagione con 39 gol segnati in 38 partite. Per dare la reale dimensione del dato, basti pensare che il Bournemouth retrocesso ne ha segnati 40.

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Uno dei motivi per i quali si finalizza poco è senza dubbio l’assenza di qualità nel reparto offensivo. A oggi, infatti, l’investimento più oneroso della campagna acquisti estiva non sta rendendo. Rhian Brewster, addirittura, al momento è finito in panchina per fare posto ai più esperti Oliver McBurnie e David McGoldrick. E poco importano i 26 milioni di euro investiti per strapparlo al Liverpool, perché Brewster non si sta dimostrando un valore aggiunto.

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Gli infortuni hanno poi tolto di mezzo anche Lys Mousset, capocannoniere della scorsa stagione. Insomma, per Wilder non sarà semplice rimettere insieme i pezzi di una squadra che pare stia andando via via sfaldandosi. La stagione è lunga e il mercato è alle porte: magari con qualche intervento massiccio – lo scorso gennaio nel South Yorkshire arrivò Sander Berge – si potrà provare a raddrizzare la situazione. Ma per adesso, il futuro dello Sheffield United pare tutt’altro che roseo.

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