La Serie A ha un problema con il pagamento degli stipendi

Cinque società di Serie A rischiano penalizzazioni se non saldano le ultime mensilità entro il 1 dicembre. Ma il problema del calcio italiano è di sistema

La pandemia mondiale legata al Coronavirus e la susseguente emergenza sanitaria che ne è nata ha fortemente danneggiato lo sport, in particolar modo il mondo del calcio. Che gli effetti di questo stop trasversale si sarebbero visti nel medio periodo si sapeva, e adesso tutte le società di Serie A stanno pagandone le conseguenze.

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A oggi, sarebbero ben 5 i club che non hanno ancora saldato tutti gli stipendi ai propri tesserati: Lazio, Napoli, Genoa, Sampdoria e Benevento. Sia chiaro, al momento la situazione non è ancora così grave, ma il tempo stringe in virtù di un accordo stipulato durante l’ultima assemblea di Lega, che però ormai è in scadenza. Infatti, i venti presidenti si erano accordati per il posticipo dei saldi in data 1 dicembre.

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Ergo, tra pochi giorni la deadline stabilita scadrà e, nonostante il momento sia ancora molto complicato (i club morosi rischiano punti di penalizzazione), in soccorso dei club è dovuto intervenire anche la Federcalcio, che ha varato un rinvio per quanto riguarda il pagamento degli oneri fiscali, spostando la scadenza al 16 febbraio. Ma questo non arresta la crisi di un calcio senza più introiti né ricavi, costretto a ragionare nell’immediato e non più in prospettiva.

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Caso Napoli: cosa è successo

Il caso del Napoli è abbastanza emblematico. Nei giorni scorsi è emerso che Aurelio De Laurentiis, ancora moroso addirittura per il mese di settembre, si è ufficialmente riproposto di saldare l’ammanco nella giornata di martedì, cioè l’ultimo giorno utile per i pagamenti dell’attuale trimestre.

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Il presidente del Napoli probabilmente si metterà in regola in extremis, corrispondendo contestualmente anche gli stipendi di ottobre e novembre, ma la cosa che impressiona maggiormente è legata al fatto che questa crisi abbia colpito anche, se non soprattutto, una delle società economicamente più sane del panorama italiano.

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Le altre squadre coinvolte

Nella stessa situazione del Napoli ci sono al momento altri quattro club di Serie A. La Lazio, con il presidente Lotito, ma anche il Benevento del presidente Oreste Vigorito – che, proprio in virtù di una crisi senza precedenti ha deciso arbitrariamente di imporre un saldo trimestrale ai suoi tesserati – e ovviamente le due genovesi, i cui conti da tempo chiedono insistentemente ossigeno.

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In linea generale, la parola d’ordine è ‘sacrificio’. Se ne sono chiesti tanti ai calciatori, molti club hanno faticato a trovare l’intesa e, in molte circostanze, decisiva è stata la mediazione dei vari agenti. Secondo un calcolo, si stima che mediamente ogni tesserato in Serie A abbia rinunciato a circa una mensilità. Danni del lockdown, che difficilmente potranno essere riparati nel breve periodo.

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Serie A, prospettive e abitudini

Poi ci sono i casi singoli. La Juventus, per esempio, ha pattuito una sospensione delle tre mensilità estive con la promessa che la stessa cifra verrà corrisposta in maniera diluita nei prossimi due anni. L’Inter invece pagherà il bimestre luglio-agosto entro la fine della stagione 2020/21. In generale, però, l’abitudine a procrastinare i pagamenti non è una novità.

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Il lockdown forzato è stato solo un altro pretesto per tenere il coltello dalla parte del manico. Negli anni si sono visti rinvii metodici e cattive abitudini generalizzate, che spesso hanno portato alla rottura tra società e calciatori. L’emergenza è reale, quindi, ma è ben lontana dalla sua risoluzione. Se un calciatore, dal punto di vista giuridico, può mettere in mora il club dopo 15 giorni di inadempienza, dall’altra le società lanciano grida d’aiuto verso il Governo.

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Perché il calcio è un’azienda importante con un indotto enorme, che paga tasse a profusione e costituisce una parte ingente del PIL nazionale. Trattarlo alla stregua di un semplice passatempo sarebbe ingiusto e populista, e proprio per questo sarà tassativo creare un tavolo collettivo di lavoro per uscire da un momento di crisi senza precedenti. Con la speranza che tutto possa tornare alla normalità.

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