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Fonte Immagine: @maccabitlvfc (Instagram)

Il Maccabi Tel Aviv ha pareggiato in casa contro il Villarreal e ora punta alla qualificazione nel girone di Europa League, risultato non marginale per il calcio israeliano.

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Potrebbe avere un peso non da poco, il gol con cui il centravanti serbo Aleksandar Pesic – 6 presenze con la primissima Atalanta di Gasperini, nel 2016-17 – ha permesso al Maccabi Tel Aviv di pareggiare contro il Villarreal in Europa League. Dopo la pesante sconfitta in Spagna per 4-0, sembrava scontato attendersi una larga vittoria del Sottomarino Giallo anche in Israele, e invece con questo punto il Maccabi si conferma al secondo posto, in attesa delle ultime due sfide del girone contro Qarabag e Sivasspor, entrambi già battuti all’andata.

Dovesse riuscire a superare il turno, il Maccabi Tel Aviv compirebbe una piccola impresa, considerata la scarsa competitività dei club israeliani, che raramente vanno oltre i gironi. Ma già così, questi risultati dimostrano la grande crescita vissuta dal club nell’ultimo decennio, frutto di una nuova proprietà e di una rivoluzione dirigenziale.

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Rifondazione israeliana

La rinascita del Maccabi Tel Aviv si può datare all’estate del 2009, quando il club più vincente della storia d’Israele venne acquistato dal ricchissimo imprenditore canadese Mitchell Goldhar, magnate del settore immobiliare con un patrimonio stimato da Forbes in 2.6 miliardi di dollari.

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Goldhar rilevò la società da un altro impenditore immobiliare ebreo-canadese, il suo amico Alex Shnaider (in due hanno studiato assieme alla Yotk University di Toronto). Quest’ultimo aveva preso il Maccabi Tel Aviv nel 2007 e aveva investito molto per ripianarne i debiti e ristrutturarne la società, prima di rivenderla a prezzo maggiorato: l’acquisto gli era costato 12 milioni, ma dalla cessione Shnaider ne ricavò ben 20.

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Così, il nuovo proprietario scelse di proseguire nel rinnovamente del club, investendo su una struttura dirigenziale di livello europeo: nel 2012 venne scelto come direttore sportivo Jordi Cruijff, che subito ingaggiò come allenatore l’ex-tecnico delle giovanili del Barcellona Oscar Garcia. Tra i nuovi acquisti, figurarono subito il portiere nigeriano del Lille Vincent Enyeama, i difensori Carlos Garcia dall’Almeria e Ignacio Fideleff dal Napoli, e l’attaccante del Palermo Eran Zahavi, che andò a fare coppia d’attacco con la stella Roberto Colautti.

La nuova gestione portò il Maccabi Tel Aviv a vincere subito il campionato, che mancava da dieci anni, e ad aprire un ciclo di tre scudetti consecutivi. Ma soprattutto, i Gialli sono diventati la squadra israeliana dal respiro più internazionale: dopo l’epoca Garcia, in panchina si sono seduti Paulo Sousa, Pako Ayestaran, Slavisa Jokanovic e Peter Bosz, mentre in campo sono state lanciate le carriere di Tal Ben Haim, Predrag Rajkovic e Munas Dabbur.

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Tra il 2016 e il 2018, il club ha vissuto un periodo meno vincente, superato dall’Hapoel Be’er Sheva, che ha portato alla fine dell’esperienza di Jordi Cruijff e l’apertura di un nuovo ciclo, affidato all’allenatore serbo Vladimir Ivic, che ha visto il Maccabi Tel Aviv tornare a vincere lo scudetto. La scorsa estate, Ivic è passato al Watford, dimostrandosi l’ennesimo allenatore che dai Gialli israeliani è riuscito a fare il salto in una squadra di maggior livello; al suo posto si è seduto il greco Giorgos Donis, ex-tecnico dell’APOEL Nicosia.

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La rosa si conferma dotata di diversi giocatori di esperienza internazionale, come gli spagnoli Saborit e Luis Hernandez, le ex-promesse Eyal Golasa e Ben Haim, o il trequartista Dan Biton, in prestito dal Ludogorets. Ma non mancano anche novità come l’attaccante Yonatan Cohen, che a 24 anni sembra arrivato al momento in cui dimostrare di essere il nuovo nome del calcio israeliano, e pochi mesi fa fu accostato al Crotone.

Nonostante in campionato il Maccabi Tel Aviv non stia andando benissimo (ottavo posto, con una partita da recuperare ma anche più pareggi che vittorie), le prospettive per l’Europa League sono più che buone: giovedì prossimo, i Gialli giocheranno in trasferta in casa del Qarabag ultimo nel girone a zero punti (ma “casa” solo sulla carta: a causa della guerra, gli azeri si sono trasferiti a Istanbul), e poi ospiteranno, il 10 dicembre, il Sivasspor, già sconfitto in Turchia per 2-1.

Un’eventuale qualificazione non sarebbe un record, ma potrebbe dare lo slancio emotivo al Maccabi Tel Aviv per andare avanti in una competizione di cui può ambire a essere la rivelazione. Ad oggi, i migliori piazzamenti dei club israeliani in Europa sono rappresentati dai quarti di finale raggiunti in Coppa UEFA nel 1998-99 dal Maccabi Haifa del giovane Yossi Benayoun, che all’epoca aveva eliminato il PSG, e nel 2001-02 dall’Hapoel Tel Aviv, che uscì contro il Milan dopo aver fatto fuori Chelsea e Parma.

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