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Riapertura stadi: date e regole in Italia ed Europa

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Fonte: Instagram @laliga

Il calcio è ripartito tra la diffidenza generale, ma le porte chiuse sono un danno economico incalcolabile: la riapertura stadi diventa fondamentale

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Il calcio post pandemia, si sa, non sarà mai più lo stesso. O, almeno, non lo sarà nell’immediato. Il blackout totale che ha paralizzato il mondo intero è durato quasi quattro mesi, e ancora ci sono paesi che stano affrontando il lockdown o, peggio ancora, sono alle prese con una seconda ondata legata al Coronavirus.

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Ma, come sosteneva un famoso gruppo rock, lo spettacolo deve andare avanti. L’importanza del calcio nell’economia dei paesi è centrale, basti pensare che in Italia – per esempio – l’intera industria pallonara produce più dell’1%di PIL annuale. Cifre da capogiro, alle quali vanno sommati tutti i ricavi derivanti dall’indotto. Insomma, lo stop forzato ha creato danni incalcolabili, ai quali va posto rimedio presto.

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Riapertura stadi in Italia: si riparte il 15 ottobre

Rimanendo all’Italia, il tema della riapertura stadi è senza dubbio fondamentale. La maggior parte dei club della nostra Serie A, Juventus in testa, si sono visti togliere ricavi sicuri di punto in bianco e, proprio per questo motivo, stanno lavorando per convincere la politica ad allentare le maglie per quanto riguarda le restrizioni. Riaprire gli stadi è prioritario, ma quando accadrà?

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Il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha sorprendentemente annunciato la riapertura degli impianti sportivi a partire dal 15 ottobre 2020. Nel nuovo DPCM, infatti, si legge: “Per le competizioni sportive è consentita la presenza di pubblico”, che avverrà “con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale” e comunque “non oltre il numero massimo di 1000 spettatori” all’aperto e 200 al chiuso”.

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Ci sono diverse regole già prestabilite per regolamentare la riapertura degli stadi: almeno cinque aree di accesso per ogni impianto, mascherine trasparenti per garantire il riconoscimento facciale, distanziamento di 2.25 metri tra uno spettatore e l’altro, sanificazione degli ambienti, meno di 37.5° di temperatura corporea per chiunque e accesso alle aree ristoro ridotto del 50%. Ma, se non altro, è stata ufficializzata una data di restart.

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In Germania si è adottata una politica differente, che prevede in primis la responsabilizzazione del singolo. La riapertura stadi durerà sei settimane: l’inizio della Bundesliga porterà gli impianti di gioco a un riempimento per un massimo del 20% della capienza. A fine ottobre si valuteranno i numeri e, di conseguenza, si deciderà la strategia per il futuro.

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Questo è un accordo che lo stato ha stipulato con le varie regioni, che saranno parte attiva nel far rispettare le ordinanze. Ogni regione, infatti, potrà intervenire singolarmente qualora all’interno del territorio controllato la situazione dovesse sfuggire di mano. I tifosi, comunque, hanno già assistito alle partite di Coppa di Germania, non senza qualche problema legato al rispetto delle norme.

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L’Inghilterra conta i danni: riaprire è prioritario

In Inghilterra gli stadi chiusi hanno dato una mazzata incredibile ai già traballanti conti di alcuni club. Il Liverpool, per stessa ammissione del board, non fa mercato se prima non incassa dalle cessioni, perché l’autofinanziamento diventa un obbligo quando arrivi da mesi in cui non hai potuto sfruttare il tuo brand. Anfield chiuso significa zero turismo e quindi zero ricavi.

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Per questo la Premier League spinge per la riapertura stadi, pur facendo rispettare ai tifosi tutte le norme del caso. Il dibattito si è spinto fino alla politica: il Governo sta appunto trattando con le società per mediare una posizione che possa convenire a tutti. Era stata offerta la possibilità di far entrare 1000 persone, munite di mascherina e distanziata, ma i club hanno detto no. Per salvare il salvabile, ne servono di più.

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In Francia sì, ma al massimo 5000

In Francia la riapertura stadi è stata concomitante alla ripartenza della Ligue 1. La federazione ha concesso a ogni club di fare entrare un massimo di 5000 persone “a discrezione delle ordinanze dei prefetti”. Lo stessa vale per le società di seconda divisione. Il Governo ha stabilito un protocollo di provvedimenti sanitari, che provvedono l’utilizzo di mascherina e la sanificazione degli ambiente.

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Ovviamente, è tassativo il distanziamento sociale. Proprio questo passo ha fatto storcere il naso ai presidenti delle big, che chiedevano un calcolo in percentuale per stabilire il numero di tifosi da far entrare allo stadio, e non un numero concordato di default. Fatto sta che la gente, non tutta ma un po’, in Francia può godersi dal vivo le gesta dei propri beniamini.

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Riapertura Stadi: Spagna indietro, proiezione 2021

Rispetto agli altri quattro paesi succitati, la Spagna è decisamente indietro, in quanto a oggi non è ancora dato sapere una data papabile per la riapertura degli stadi locali. La situazione spagnola è però complicata, con contagi che non calano e dati preoccupanti giorno dopo giorno. A luglio, il ministro della sanità Santiago Illa, ha ipotizzato addirittura il via libera solo nel 2021.

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Se questa voce fosse confermata, a pagarne il conto sarebbero in primis Barcellona e Real Madrid, che con i rispettivi impianti lucchettati hanno perso milioni di euro legati all’indotto del turismo. Inoltre, i ricava da matchday per le due big spagnole rappresentano un introito fondamentale, che – se davvero le cose andranno come sostiene Illa – arriverà a mancare per un anno intero. Insomma, un vero disastro.

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