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Quando il Friedkin Group salutava sui propri canali telematici l’acquisto della Roma, lo faceva scegliendo due foto. La prima era quella di Edin Dzeko, la seconda quella di Nicolò Zaniolo. I nomi più famosi, le facce più conosciute, i giocatori senza dubbio più forti della squadra. Una scelta chiara, due immagini forti, quasi programmatiche. Eppure piene di punti interrogativi.

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Il primo infatti è ogni estate al centro di notizie di mercato, l’anno scorso l’Inter, oggi la Juventus, e sembra ancora una volta con le valigie pronte in mano. Il secondo, invece, sarà fuori almeno fino a febbraio, per recuperare dalla rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro (tecnicamente riuscita l’operazione, svolta in Austria e non a Villa Stuart). Bastano queste due istantanee per spiegare la Roma che si appresta ad aprire la nuova stagione e che sabato sera sarà impegnata nella trasferta di Verona contro l’Hellas.

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Una squadra in costruzione, dove latitano i punti di riferimento, sia tecnici che caratteriali, dove le incognite sono tante, troppe. Ragionando ancora per immagini, basta vedere gli undici titolari messi in campo da Fonseca nelle amichevoli estive (due vittorie contro Sambenedettese e Frosinone, un pareggio in rimonta contro il Cagliari): un attacco senza padrone, una difesa da riassettare, delle corsie altalenanti. E come sempre sono proprio queste amichevoli a dirci che Roma sarà il prossimo anno e, soprattutto, cosa dobbiamo aspettarci dal calciomercato giallorosso.

I dubbi e le lacune: la fascia destra

Nella Serie A post lockdown, Fonseca sembrava aver trovato il giusto assetto per la sua Roma: una difesa a tre solida e compatta e dei terzini a tutta fascia capaci di assicurare copertura alla retroguardia ma anche intensità in avanti. E se a sinistra lo Spinazzola visto in nazionale e contro il Cagliari lascia ben sperare, a destra è tutto un altro discorso.

L’unico veramente in grado di poter ricoprire quel ruolo, lo stesso che lo aveva lanciato a Crotone tanto tempo fa, sembrava Alessandro Florenzi, il capitano che tornava dal prestito al Valencia, il nazionale con esperienza e tecnica. Invece, quasi a sorpresa, ecco la nuova cessione: prestito gratuito al Paris Saint-Germain e diritto di riscatto a 9 milioni.

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Un’operazione che trova spiegazione solo nei rapporti logori, anzi inesistenti, tra il numero 24 e Fonseca, ma che sul piano tecnico lascia numerosi dubbi. Perché di fatto, data per certa la partenza di Karsdorp (saltato all’ultimo il suo passaggio all’Atalanta per le eccessive commissioni chieste dagli agenti, sembra in dirittura d’arrivo il suo passaggio al Genoa), l’unico esterno in dotazione è Bruno Peres, che ha saltato l’intera preparazione causa positività al Coronavirus e che appena un anno fa veniva bocciato dalla serie B brasiliana.

Roma, il terzetto difensivo e l’arrivo di Kumbulla

L’altra grande incognita è il terzetto difensivo. Kolarov è volato a Milano, sponda Inter, Fazio è pronto a riabbracciare Di Francesco in Sardegna, Juan Jesus rifiuta ogni destinazione ma è destinato a partire, Cetin è andato in prestito a Verona. Per ora i soli due nomi in possesso di Fonseca sono Mancini e Ibanez. E se il primo è sempre più centrale nella squadra, sia dal punto di vista della formazione che dello spogliatoio, il secondo non perde occasione per mettere in luce difficoltà evidenti, come nella partita contro il Cagliari.

COME GIOCANO LE SQUADRE DI SERIE A

Serve, a tutti i costi, il ritorno di Chris Smalling, la vera telenovela del calciomercato della Roma. L’accordo sembrava essere arrivato sia con il Manchester United, per un passaggio a titolo definitivo intorno ai 15 milioni, che con il calciatore, biennale con opzione per il terzo anno. Poi tutto di nuovo fermo, arenato. Per questo i giallorossi hanno dato l’accelerata decisiva per arrivare a Marash Kumbulla: accordo sulla base di un prestito con obbligo di riscatto a 30 milioni, alleggeriti dalla cessione a titolo definitivo di Cetin e dall’inserimento di due primavera.

Il difensore, di origini albanesi ma nato a Peschiera del Garda, è stato tra i migliori difensori per rendimento della passata stagione e dopo essere stato vicinissimo alla Lazio aveva attirato le attenzioni di Inter e Milan. I dubbi, adesso, sono due: riuscirà a confermare le sue prestazioni anche in una piazza come Roma? E poi, soprattutto, il suo arrivo esclude quello dell’inglese? A Trigoria, dopo le cessioni quasi certe di Fazio e Juan Jesus, si rischia di rimanere con appena 3 difensori.

Da Dzeko a Milik, la grande incognita dell’attacco

L’altra grande incognita è quella dell’attacco. Edin Dzeko, dopo lo stop della trattativa tra Juventus e Suarez, sembra destinato alla Juventus. L’unica squadra disposta a spendere 15 milioni per un 34enne, l’unica società che permetterebbe alla Roma di togliersi 8,8 milioni di ingaggio lordo a stagione. Ma al di là del discorso economico, comprensibile, resta l’enorme lacuna dell’aspetto tecnico: Edin Dzeko è il leader della squadra, il suo punto di riferimento offensivo, il centravanti dai piedi da trequartista capace di segnare 19 gol lo scorso anno.

MILIK ALLA ROMA: COME CAMBIA L’ATTACCO DEI GIALLOROSSI

Il sostituto sembra essere Milik: l’affare con il Napoli è in dirittura d’arrivo, con i giallorossi pronti a mettere sul piatto 5 milioni di euro di ingaggio. Un’operazione che è stata commentata così dall’agente di mercato Sabatino Durante, ai microfoni di TMW Radio: “Non ha senso, hai una Jaguar e la dai via per una 500”.

Le note liete: Mkhitaryan, Villar e Calafiori

Eppure qualche indicazione positiva è arrivata da questi primi sprazzi di calcio. La prima porta il nome di Mkhitaryan, l’unico in questo momento capace di portare tecnica e spunti nell’attacco spuntato della Roma. Per Fonseca è un punto di riferimento e anche in queste amichevoli l’armeno ha brillato per la sua più grande dote: l’intelligenza. Con il pallone tra i piedi dà sempre l’intenzione di saper cosa fare, è l’unico in grado di organizzare la trama offensiva, sa scegliere tempi, movimenti e traiettorie giuste. Sperando che il fisico lo accompagni, la trequarti giallorossa è di sua proprietà.

Segnali incoraggianti sono arrivati anche da Villar, tra assist, dribbling e pennellate in mezzo al campo. Lo spagnolo, classe 1998, è entrato nella squadra in punta di piedi e adesso è pronto a prendersi il suo spazio. “Mi aspetto di giocare di più” ha detto in questi giorni e con l’assenza forzata di Zaniolo per lui potrebbero aprirsi anche le porte della trequarti. È un giocatore duttile, l’ex Elche, che può essere utilizzato al fianco di Veretout in cabina di regia oppure direttamente dietro la punta.

Se sarà ancora Dzeko è ancora presto per dirlo, ma quello che è certo è che i cross per l’area di rigore arriveranno dal piede di Riccardo Calafiori. È lui la vera scoperta di questo precampionato romanista. Classe 2002, un crociato rotto anche lui nel curriculum, 13 presenze condite da 4 gol e 2 assist nell’ultimo campionato Primavera, la dirigenza ha deciso di confermarlo almeno come vice Spinazzola, vista la partenza di Kolarov. La speranza è che possa essere l’ennesimo figlio di Roma che sfonda in prima squadra. Raiola permettendo.

Quali obiettivi per questa Roma

L’impressione, allora, è che quello che i giallorossi si apprestano a vivere sia un nuovo anno zero. L’ennesimo. I Friedkin hanno chiesto sin da subito tempo e pazienza, non hanno calcato il piede sull’acceleratore dell’entusiasmo: la Roma è una società da risanare e per farlo servono plusvalenze e tagli al monte ingaggi.

Ma il risanamento passa anche per il campo e da una Champions League che deve essere riconquistata dopo due anni d’assenza. Tra una Juventus e un Inter irraggiungibili, un’Atalanta e una Lazio in rampa di lancio, un Napoli e un Milan sempre più quadrati, sarà il quarto posto il massimo obiettivo della squadra di Fonseca. Con il tecnico portoghese che non può mancarlo per il secondo anno consecutivo.

di Lamberto Rinaldi