Mikel Merino, il genio della Real Sociedad

Perso Martin Odegaard, la Real Sociedad ha affidato le chiavi del gioco a Mikel Merino. Che, a 24 anni, è definitivamente rinato e si è preso la nazionale

Tra le squadre che sono uscite a testa altissima dall’ultima stagione c’è sicuramente la Real Sociedad. I baschi, che prima del lockdown cullavano addirittura sogni di Champions League, hanno disputato un’annata quasi perfetta, guadagnandosi il ritorno in Europa e una finale di Copa del Rey ancora da disputare. Merito di Imanol Alguacil, certo, perché il tecnico dei txurri-urdin si è dimostrato essere un vero e proprio valore aggiunto.

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Ai suoi meriti vanno ascritti anche una gestione dello spogliatoio quasi impeccabile e, soprattutto, la valorizzazione definitiva di alcuni profili pronti, a un anni di distanza, a diventare veri e propri protagonisti della Liga. È successo con Martin Odegaard, che Zidane si è sapientemente riportato a Madrid, ma anche con Mikel Merino, la cui ascesa si era un po’ arrestata dopo le non esaltanti esperienze di Dortmund e Newcastle.

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Mikel Merino, talento precoce

Di Mikel Merino, in questi giorni, ha parlato Rafa Benitez, che ha avuto modo di allenarlo proprio durante l’esperienza ai Magpies: “Ero davvero orgoglioso per essermi speso in prima persona nel portalo al club – ha raccontato l’ex allenatore del Napoli – perché si è ambientato velocemente e si è inserito perfettamente nei miei schemi”. Purtroppo, a Newcastle Mikel Merino ha dovuto fare i conti con un brutto infortunio che lo ha costretto per molti mesi ai box.

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Al suo rientro, in mezzo al campo i Magpies erano stati ridisegnati con l’ingresso di Shelvey e Diame, e per lo spagnolo ritrovare spazio fu molto complicato: “Aveva tutto per imporsi e anche la società credeva fortemente in lui – ha concluso Benitez – poi sappiamo come sono andate le cose”. Così il Newcastle, in perenni difficoltà finanziarie, ha deciso di cedere Mikel Merino per fare cassa: nel 2018 il centrocampista passa alla Real Sociedad per 12 milioni di euro. Piccola plusvalenza a bilancio e tutti contenti.

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Una nuova vita a San Sebastian

Nell’immediato, almeno, perché sicuramente nel nord dell’Inghilterra oggi si staranno chiedendo se forse la cessione di Mikel Merino non sia stata troppo frettolosa. Dopo due stagioni in crescendo, Merino si è addirittura imposto in nazionale, con Luis Enrique che lo vede come uno dei principali protagonisti per il cambio generazionale sul quale le Furie Rosse stanno ragionando da tempo. Originario di Pamplona, poteva andare all’Athletic ma ha scelto l’altra big dei Paesi Baschi.

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Di recente ha firmato un rinnovo fino al 2025: infatti, dopo la splendida annata 2019/20, alla porta della Real Sociedad pare abbiano suonato diversi club e la società, per cautelarsi, ha deciso di blindarlo. D’altronde Mikel Merino rappresenta una sicurezza a 360 gradi: tecnicamente ha doti rare, tatticamente ha sviluppato grandi abilità, è rapido di testa e intelligente nell’utilizzare le proprie qualità fisiche. Cerca la giocata semplice ma efficace, legge bene ogni situazione, detta i tempi. E i risultati si vedono.

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Una famiglia unica

Nell’estate 2019 Mikel Merino era impegnato in Italia per l’Europeo under 21. Sulle tribune degli impianti nostrani non è passato inosservato un gruppo di cinque persone che indossavano la maglia numero 8 con il suo nome scritto sopra. Era la famiglia Merino: papà, mamma, nonna, fratello e fidanzata di Mikel avevano deciso di seguirlo nella sua prima vera avventura di un certo livello con la nazionale, dopo aver fatto i salti mortali per stargli vicino anche ai tempi in cui giocava all’estero.

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Cresciuto nell’Osasuna, club di famiglia, Mikel Merino è sempre stato considerato un talento particolarmente precose. Nelle giovanili del club navarro giocava spesso sotto età, ha esordito in prima squadra a 18 anni e gli è bastato dominare la seconda divisione spagnola per essere acquistato dal Borussia Dortmund. I gialloneri sborsarono 7 milioni di euro per strapparlo all’Osasuna ma, per vari fattori esterni al campo da gioco, Merino in Germania ha fatto fatica ad adattarsi.

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Newcastle, in tal senso, ha rappresentato una grande occasione: primissima scelta di Rafa Benitez, il classe 1996 di Pamplona mette insieme quasi 30 presenze prima che schiena e ginocchio comincino a non dargli tregua. “Big regret” lo definirà Rafa, rimasto praticamente impotente davanti alla decisione di cederlo, avvenuta da parte della dirigenza. Il presidente Mike Ashley vuole monetizzarlo e, tra le tante società che si presentano alla porta, c’è la Real Sociedad. Una sliding door decisiva, come poi si vedrà.

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Mikel Merino, la risorsa di Alguacil

L’arrivo a San Sebastian coincide con una prima parte di stagione abbastanza sotto tono a livello generale. L’allora tecnico Asier Garitano è sulla graticola, la squadra non gira e a Natale la dirigenza decide di affidare la panchina a Imanol Alguacil. L’incontro con Mikel Merino sboccia in un amore a prima vista: nel 4-2-3-1 di Alguacil, il navarro gioca nei due di centrocampo mettendo a disposizione della squadra tutto il meglio nelle due fasi di gioco.

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La stagione 2018/19 è piena zeppa di highlights da tramandare ai posteri: al Santiago Bernabeu, dove la Real Sociedad vincerà 2-0, dopo tre minuti recupera una palla in mezzo al campo costringendo Casemiro, non uno qualsiasi, all’inseguimento fino in area di rigore, ottenendo un penalty dopo aver scherzato il brasiliano grazie a un paio di sterzate. Al Camp Nou, invece, Mikel Merino mette in porta Juanmi con una verticalizzazione da stropicciarsi gli occhi.

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Di lui stupisce particolarmente l’abilità di interpretare un ruolo in vecchio stile, ma con tutte le peculiarità del centrocampista moderno. Quando la squadra va in apnea lui forza il pressing per recuperare palla e contrattaccare, è abile nei duelli aerei e a smistare palla nello stretto. Con la Real Sociedad in possesso, è il primo regista della squadra alla pari di Odegaard (prima) e David Silva (adesso), ma l’impressione è che qualsiasi situazione di gioco sia quella buona per affidargli la sfera.

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“Io sono il collegamento tra la difesa e l’attacco. So qual è il mio compito: devo legare bene i reparti, giocare correttamente la palla e correre tanto – ha detto in un’intervista a Tribal Football – in pratica faccio ciò che Imanol mi chiede: con lui è tutto più facile perché sappiamo tutti quale sono i nostri compiti”. In termini moderni, Mikel Merino verrebbe quindi definito un centrocampista ‘box-to-box’. Nella passata stagione ha segnato 6 gol in 47 apparizioni, con i txurri-urdin in totale le reti sono 11 in circa 80 caps.

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Un dominio in numeri

Parlando infine di statistiche, i numeri ci tratteggiano con chiarezza la grandezza di Mikel Merino. Nella stagione 2019/20 lo spagnolo è stato il quinto giocatore assoluto per i rating Whoscored, ha registrato quasi l’80% di precisione nei passaggi con il picco toccato nella metà campo difensiva (oltre 87%). Inoltre, ha fatto registrare il 50% di precisione sulle palle lunghe e sui passaggi corti. Secondo la sua heatmap, la sua posizione preferita si trova sul centro sinistra.

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Per quanto riguarda le statistiche difensive, vince 2,2 tackle a partita e recupera 1,4 palloni ogni 90 minuti di gioco, vince oltre 10 contrasti a match e subisce 2,5 falli a partita. Insomma, un centrocampista totale che sa abbinare bene entrambe le fasi di gioco. Il suo mancino, poi, è di primissimo livello e gli permette talvolta, quando non tenta il classico inserimento in area avversaria, di tentare il tiro da fuori. La Real Sociedad lo ha blindato fino al 2025, ma di questo passo Mikel Merino diventerà un pezzo pregiato del mercato.

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Andrea Bracco
Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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