Non solo Immobile: 5 attaccanti che hanno faticato in Nazionale

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Ciro Immobile è l’ultimo della lista di attaccanti italiani decisivi nei club e non altrettanto in Nazionale. Il bomber laziale riuscirà a togliersi da questo elenco?

Così come il rosso accende la rabbia dei tori, l’azzurro diminuisce la freddezza di certi bomber. La storia del calcio italiano è piena di attaccanti abituati a mangiare pane e gol a livello di club per poi non confermarsi – per motivi diversi – quando indossano la maglia della Nazionale. Una tradizione arrivata fino a Ciro Immobile, protagonista dell’ennesima prova abulica in azzurro nella sfida di Nations League contro l’Olanda.

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Giorgio Chinaglia, icona laziale esclusa per un insulto

Tra i tanti bomber che in Nazionale non hanno espresso il loro potenziale va citato per primo Giorgio Chinaglia, splendido ariete degli anni ’70 e assoluto beniamino dei tifosi della Lazio. Trascinata dai suoi gol e dalla guida in panchina di Tommaso Maestrelli, la formazione biancoceleste scala le gerarchie del calcio italiano e arriva a vincere lo scudetto nella stagione 1973/74. Un biglietto da visita perfetto in vista dei Mondiali di Germania del ’74, che invece daranno esiti decisamente diversi.

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Annunciato come uno dei protagonisti della spedizione, Giorgio Chinaglia gioca titolare nel match d’esordio contro Haiti. Dopo 69 minuti non proprio brillanti, il ct Ferruccio Valcareggi lo sostituisce con Anastasi ricevendo dall’attaccante un plateale insulto (ripreso dalle telecamere). Termina di fatto in quel momento la carriera azzurra di Chinaglia, con 14 presenze e 4 gol. Bottino misero, per uno dei migliori attaccanti della sua epoca.

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Roberto Pruzzo, assente di lusso a Spagna ’82

Dopo Chinaglia, per ritrovare un altro bomber poco fortunato in azzurro bisogna andare sull’altra sponda del Tevere. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, Roberto Pruzzo è infatti uno degli attaccanti alfa del panorama italiano. Con i suoi gol trascina la Roma all’scudetto nella stagione 1982/83 e sfiora il successo in Coppa dei Campioni l’anno successivo. Pur segnando praticamente ogni domenica, per lui la Nazionale rimane una chimera con solo 6 presenze totalizzate.

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In vista del Mondiale del 1982 in Spagna, tutta Italia si aspetta di vedere O Rey di Crocefieschi al centro dell’attacco azzurro. Il ct Enzo Bearzot gli preferisce invece Paolo Rossi, trascinatore nel Mondiale precedente ma reduce da 2 anni di squalifica per il calcioscommesse. Dopo un avvio di torneo deludente, Pablito si scatena regalando a suon di gol il terzo Mondiale all’Italia e ripagando così la fiducia di Bearzot a svantaggio di Pruzzo.

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Roberto Mancini, un solo exploit con la Nazionale

La maledizione della maglia azzurra riguarda anche i fantasisti oltre ai centravanti. Roberto Mancini è indiscutibilmente uno dei migliori numeri 10 nella storia del calcio italiano. Con la sua classe immensa ha incantato il pubblico italiano per un quarto di secolo, portando Sampdoria e Lazio a conquiste indimenticabili. Una splendida carriera nei club, alla quale fa da contraltare la sua esperienza in Nazionale.

Pur avendo giocato di più in azzurro rispetto a Chinaglia e Pruzzo – 36 le sue presenze -, Mancini fatica ad illuminare la manovra della Nazionale come fa abitualmente nei club. Viene convocato per Italia ’90, ma non gioca neanche un minuto per via dell’ascesa di un altro numero 10 ovvero Roberto Baggio. Un solo exploit in azzurro: il gol alla Germania negli Europei del 1988, festeggiato polemicamente contro coloro che – a suo dire ingiustamente – criticano le sue prestazioni con la Nazionale.

Giuseppe Signori, da cannoniere a gregario

Come sacrificare sull’altare della tattica il capocannoniere della Serie A: per informazioni chiedere a Giuseppe Signori. Cresciuto nel Foggia di Zeman, l’attaccante bergamasco conquista per tre volte il trono della classifica marcatori tra il 1992 e il 1996. Le sue doti realizzative non sono però state sfruttate a dovere dal commissario tecnico di quel periodo, ovvero Arrigo Sacchi.

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Dopo l’esordio al Mondiale di Usa ’94 in coppia con Roberto Baggio, con una sconfitta per 1-0 contro l’Irlanda, Sacchi decide di spostare Signori nel ruolo di esterno di centrocampo. Una decisione mal digerita dal bomber che, in vista della semifinale contro la Bulgaria, si rifiuta di giocare in quel ruolo dal primo minuto. Beppe gol viene escluso anche dalla finale col Brasile, trovando sempre meno spazio in Nazionale negli anni successivi.

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Ciro Immobile, Scarpa d’oro che in azzurro non brilla

La lista dei bomber poco decisivi in azzurro termina ovviamente con Ciro Immobile, che sembra vivere due vite parallele tra club e Nazionale. In carriera vince per tre volte la classifica marcatori di Serie A, aggiudicandosi anche la Scarpa d’oro nella stagione 2019/20. Nel suo curriculum ci sono anche un titolo di capocannoniere della Serie B (2011/12) e uno dell’Europa League (2017/18).

Un bomber implacabile, che però presenta sempre la sua versione peggiore al momento di giocare con la Nazionale. Convocato sia per i Mondiali del 2014 che per gli Europei del 2016, non riesce a segnare in entrambe le manifestazioni. Nel nuovo ciclo targato Roberto Mancini si sta alternando al centro dell’attacco con Andrea Belotti, con risultati poco convincenti da parte di entrambi. La speranza di tutti gli italiani è che si accenda al momento decisivo, ovvero in estate quando andranno in scena gli Europei.

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