evra
Fonte Immagine: @manchesterunitedfans.id (Instagram)

Il 15 ottobre 1981 nasceva Patrice Evra, terzino sinistro di Francia e Manchester Unitd emerso dai bassifondi del calcio italiano e arrivato sul tetto del mondo.

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È quasi incredibile vederlo lì, il 21 maggio 2008, a sollevare quella coppa: il Manchester United ha superato il Chelsea e, dopo nove anni, torna a vincere la Champions League. Patrice Evra è il terzino sinistro titolare, nonché uno dei migliori interpreti al mondo di quel ruolo, che ha già disputato la finale mondiale due anni prima. Eppure, per lui, essere lì ha un sapore speciale, perché qualche anno prima non sambrava possibile potesse arrivare tanto in alto.

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Evra, il “nuovo Romario”

Patrice Evra nasce a Dakar, in Senegal: suo padre è un diplomatico della Guinea, sua madre viene da Capo Verde, ma il ragazzo cresce in Francia, nella periferia sud di Parigi. Un amico lo introduce giovanissimo nel Club Omnisports des Ulis, la squadra della cittadina in cui vive, avvertendo i dirigenti che Evra è il “nuovo Romario”: un attaccante bassino, ma estremamente veloce e tecnico.

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La tecnica è buona, la velocità c’è eccome, ma la statura (173 cm) è davvero un problema in un calcio che, soprattutto in Francia, sta diventando molto fisico. I principali club del paese lo vengono a visionare, e alla fine lo scartano, così l’adolescente Patrice Evra si trova escluso dal giro che conta, quello dell’accademia di Clairefontaine e dei settori giovanili dei grandi club. A un certo punto sembra avercela fatta, venendo addocchiato dal Paris Saint-Germain, ma dopo pochi allenamenti viene scaricato.

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Viene invitato a Torino per un provino con il club granata, che medita di inserirlo in Primavera, ma a quel punto Evra riceve una proposta che gli pare migliore: andare a giocare al Marsala, in Serie C1, ma da professionista. Per un ragazzo cresciuto non certo nell’agiatezza e che a 17 anni deve badare a sé stesso, avere uno stipendio fisso non è cosa da poco.

La gavetta italiana di Evra

“Quando sono arrivato in Sicilia ero un ragazzino di 17 anni e mi sono sentito in famiglia, a Marsala ho i ricordi più bellirivelerà anni dopo, riguardo questo periodo. È il 1998-99: Evra esordisce nel calcio professionistico nella stagione in cui il Manchester United di Alex Ferguson conquista la Champions League. Il francese viene spostato all’ala sinistra, e nonostante il rude gioco della C italiana, disputa una buona stagione da 24 presenze e 3 reti, che consentono ai siciliani di salvarsi ai play-off.

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Il Monza lo chiama in Serie B, a giocare assieme a Valter Bonacina e Drazen Brncic. L’occasione è ghiotta: il Monza è una squadra satellite del Milan, e sfondare qui significa aprirsi la strada per i rossoneri di Zaccheroni, in quel momento campioni d’Italia in carica. Le cose però non vanno bene, Evra non convince l’allenatore e gioca appena tre partite, del tutto anonime. A fine stagione i lombardi lo lasciano partire, e il francese torna a casa.

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Si accorda con il Nizza, in seconda divisione, club francese ma molto italianizzato: la proprietà è italiana, e in panchina è appena arrivato Sandro Salvioni, ex-guru della Primavera del Parma, e si è portato appresso alcuni connazionali. La prima stagione non è un granché, ma Salvioni intuisce di dover arretrare Evra a terzino, per sfruttare meglio le sue doti. Poi, nel 2002, la squadra ottiene la promozione in Ligue 1.

Monaco e la gloria

La trasformazione in difensore cambia totalmente la carriera di Patrice Evra: a 21 anni è uno dei giocatori più promettenti del campionato, mentre pochi anni prima era un signor nessuno della terza serie italiana. Il Monaco di Didier Deschamps lo vuole immediatamente, ed Evra si impone da subito in una squadra piena di talento, ottenendo anche la prima chiamata nell’Under-21 allenata da Raymond Domenech, che sarà uno degli allenatori a credere maggiormente in lui.

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Col Monaco, Evra raggiunge la sua prima incredibile finale di Champions League nel 2004, arrendendosi al Porto di Mourinho. Ma dal club francese spiccheranno il volo tanti ottimi giocatori: Rafa Marquez, Sebastien Squillaci, Ludovic Giuly, Emmanuel Adebayor. E lo stesso Evra, ovviamente, che nel 2004 esordisce in nazionale maggiore (sempre grazie a Domenech), due anni dopo è riserva di Abidal nella Francia vice-campione del mondo, e subito dopo il torneo firma per il Manchester United.

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Da qui, Evra vivrà i suoi anni migliori. Diventerà uno specialista delle finali di Champions (altre due con i Red Devils, nel 2009 e nel 2011, e altrettante con la Juventus, nel 2015 e nel 2017) e conquisterà numerosi altri trofei: cinque campionati inglesi e tre italiani, tre League Cup, cinque Community Shield, due Coppe Italia, una Supercoppa italiana e un Mondiale per Club. Non male, per un ragazzo la cui storia era iniziata nei bassifondi della Serie C1.