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Alla sua prima esperienza in Champions League, il Midtjylland è una squadra costruita con coraggio e sapienza, un caso unico nel calcio europeo. Vi spieghiamo perché.

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Il Midtjylland, al di là del suo nome così difficile da scrivere, è una delle realtà emergenti del calcio danese, negli ultimi vent’anni dominato dal FC Copenhagen. I suoi successi sono dovuti a un’impostazione societaria abbastanza inusuale nello sport europeo, ma che sta ormai dando i suoi frutti.

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Rispetto all’altra esordiente della Champions League 2020-21, il Krasnodar, la sua origine è, seppur recente, molto più umile: il club è nato nel 1999 per volontà di due piccoli imprenditori locali, il falegname Johnny Rune e il rivenditore di automobili Steen Hessel, intenzionati a riunire l’Ikast FS e l’Herning Fremad, i due storici ma poco vincenti club della regione di Midtjylland, sita al centro dello Jutland (questo il significato del nome, in lingua danese), la penisola continentale della Danimarca. Nel giro di un anno, gli Ulvene (cioè, i Lupi) sono arrivati a competere nella Danish Superliga.

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Midtjylland: La rapida ascesa e il trionfo nazionale

Fin dai suoi primi anni, il Midtjylland si è dimostrato molto abile nel lanciare giovani di buona prospettiva, come l’attaccante Morten Skoubo, che poi ha giocato in Borussia Moenchengladbach e Real Sociedad. Sempre da qui sono emersi giocatori come Mohamed Zidan, attaccante egiziano ex-Werder Brema, Magonza e Borussia Dortmund, e il difensore maori Winston Reid, per dieci anni bandiera del West Ham; ma anche due giocatori noti in Serie A: il terzino sinistro ex-Sampdoria Simon Poulsen e il difensore centrale del Milan Simon Kjaer.

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Grazie a questa solida base, il Midtjylland si è affermata come una delle squadre più competitive della Superliga: nel 2002 ha chiuso il torneo al terzo posto, guadagnandosi la prima esperienza in Coppa UEFA; nel 2005 ha raggiunto la sua prima finale di Coppa di Danimarca, e tra il 2006 e il 2008 ha ottenuto due secondi posti in campionato.

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Ma nel 2014 le ambizioni del club hanno ricevuto un forte input con il cambio societario, che a portato ai vertici del club Matthew Benham: coraggioso e rivoluzionario, il nuovo proprietario ha deciso di reimpostare il club affidandosi esclusivamente alle statistiche per la scelta dei giocatori, puntando così su profili poco noti ma efficaci. Ovvero, la tattica che rese celebre Billy Beane, manager della squadra di baseball statunitense Oakland Athletics, raccontata nel film del 2011 L’arte di vincere.

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Con pochi ma fondamentali innesti (Kristoffer Olsson dai ragazzi dell’Arsenal e Tim Sparv dagli sconosciuti tedeschi del Greuther Furth, a centrocampo; Marcos Ureña dal Kuban e Martin Pusic dall’Esbjerg), più alcuni talenti del settore giovanile locale (su tutti, il difensore Erik Sviatchenko e l’ala Pione Sisto), il Midtjylland conquistò a sorpresa il campionato.

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Da qui in avanti, il Midtjylland è diventato un nome di punta del calcio danese e non solo, apparendo di frequente nei primi turni di Europa League. Nel 2016, quando in squadra si era aggiunta anche l’eterna promessa del calcio ceco Vaclav Kadlec, compì la sua prima impresa internazionale: prima ottenne la qualificazione ai girone di Europa League, eliminando il Southampton, e poi riuscì a superarlo, eliminando Club Brugge e Legia Varsavia, e chiudendo dietro al Napoli. Ai sedicesimi di finale, poi, sconfisse inaspettatamente il Manchester United per 2-1 nella gara d’andata, prima di essere sconfitto ed eliminato nel ritorno.

In estate, i prezzi pregiati lasciarono la Danimarca (Sisto andò al Celta Vigo, Sviatchenko al Celtic), ma l’allenatore Jess Therup e la dirigenza furono molto bravi a rimpiazzarli, portando in rosa una vecchia volpe come Rafael Van de Vaart e un giovane come Alexander Sorloth, oltre a far esordire un nuovo talento in difesa, Andreas Poulsen. Nel 2018, il club ritornò a vincere lo scudetto.

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Dopo quel secondo titolo, Therup lasciò la panchina andando in Belgio al Gent, dove ha poi raggiunto una finale di Coppa, e il Midtjylland fu affidato a Kenneth Andersen, l’allenatore delle giovanili, confermando la volontà del club di puntare molto sulle proprie risorse interne. Un anno fa, Andersen è tornato nelle giovanili, e il suo ruolo è passato al vice Brian Priske, che ha rivinto il campionato.

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Il Midtjylland oggi

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La stagione del Midtjylland – attualmente quarto in Superliga dopo le prime tre giornate, a una vittoria di distanza dalla capolista Brondby – è iniziata il 26 agosto eliminato il Ludogorets dal secondo turno di qualificazione alla Champions League. Poi i danesi hanno asfaltato per 3-0 lo Young Boys, e successivamente per 4-1 lo Slavia Praga (dopo lo 0-0 dell’andata in Repubblica Ceca), che l’anno scorso aveva ben figurato ai gironi contro Inter, Barcellona e Borussia Dortmund.

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A livello di esperienza pesano sicuramente i ritorni di Sviatchenko, di nuovo in rosa dal 2018, e più recentemente di Sisto, anche se le stelle sono indiscutibilmente il trequartista brasiliano Evander, 7 gol e 8 assist nell’ultimo campionato, e l’ala destra australiana-kenyota Awer Mabil. Rispetto al passato, il Midtjylland odierno spende un po’ di più per i suoi giocatori, almeno se paragonato al contesto danese: Evander è costato 2,5 milioni; il difensore del Club Brugge Alexander Scholz 1,5; la punta guineana del Digione Sory Kaba 3.

E comunque, il club continua a insistere sui ragazzi del proprio settore giovanile: sul taccuino di vari osservatori figurano già i nomi del terzino sinistro di 19 anni Nikolas Dyhr, dei mediani Jens Cajuste e Frank Onyeka, del terzino destro Joel Andersson, e dell’ala sinistra Mikael Anderson. Pur non potendo contare su giocatori di fama internazionale, il Midtjylland può fare affidamento su una struttura societaria consolidata, che l’ha ormai resa una delle realtà più affascinanti del panorama europeo, finalmente giunta alla grande vetrina della Champions League.

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