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Adesso il Torino rischia seriamente la retrocessione

Scelte sbagliate, sfortuna, il focolaio di Coronavirus e le analogie col passato: il Torino è seriamente a rischio retrocessione

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La sconfitta sul campo del fanalino di coda Crotone accende definitivamente una spia d’allarme sulla testa del Torino. I granata, all’ennesimo stop stagionale, chiudono così un periodo pessimo in cui gli episodi extra campo hanno ulteriormente complicato una lotta salvezza già molto difficile. D’altronde c’era da aspettarselo: il focolaio di Coronavirus che ha colpito il gruppo squadra ha semplicemente ampliato una crisi enorme, che si protrae ormai dall’estate 2019.

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Ergo, più passano le settimane e più i tifosi del Torino dovrebbero entrare nell’ottica che, la prossima stagione, ci sia la possibilità di ripartire dal piano inferiore, con tutti i problemi che ne conseguono. Retrocedere significa bagno di sangue economico – proprio nell’anno, tra l’altro, in cui dovrebbero arrivare in Italia i fondi di investimento per il tema diritti tv – e ridimensionamento sportivo, nonché un fallimento epocale per chi, numeri alla mano, ha l’ottavo monte ingaggi della Serie A.

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Fonte immagine: @Fantacalcio (Twitter)

Torino, un calendario terribile

Perché il Torino può retrocedere? Innanzitutto, perché in passato non ha fatto quando doveva e poteva, sfruttando solo in parte gli scontri diretti – peggior squadra per punti fatti contro avversarie della seconda metà di classifica dopo Crotone e Parma, non a caso le altre due papabili retrocesse -, ma anche perché da adesso in poi il calendario si infittisce di impegni, almeno sulla carta, proibitivi.

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Infatti, delle 14 partite rimanenti, il Torino ne giocherà sei contro le big del campionato (solo con l’Atalanta ha già giocato due volte), poi troverà alcune squadre già tranquille e infine, qua e la, qualche scontro diretto come quelli contro Parma, Spezia e Benevento. Davvero complicato pensare di fare una ventina di punti, ma la condizione atletica e psicologica di questo Torino rende difficile pensare anche solo di metterne insieme una quindicina, che probabilmente potrebbero comunque non bastare.

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Facendo una semplice proiezione numerica, il Cagliari quartultimo viaggia a 0,846 punti a partita e matematicamente dovrebbe chiudere a 32, ma probabilmente farà molti più punti perché la squadra ha valori che altre, tipo Spezia e Benevento, non hanno. Proprio su quest’ultime andrà infatti fatta la corsa: entrambe, dopo il pari dell’ultimo turno, viaggiano a una media di 1 punto a partita, con proiezione a 38. Per riprenderle entrambe, serve un doppio crollo verticale.

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Una stagione nata male (e proseguita peggio)

Che il Torino avrebbe sofferto le pene dell’inferno, tuttavia, era pronosticabile. Dopo la pessima stagione scorsa, macchiata da questioni di spogliatoio che portarono Mazzarri a consegnare le dimissioni (inizialmente respinte) già in autunno, la proprietà ha scelto coscientemente di non rivoluzionare una rosa scarica, vecchia e inadatta. I nuovi acquisti estivi non hanno inciso, il migliore calciatore per rendimento è un ragazzo di 20 anni pescato a caso dalla seconda divisione ivoriana, la scelta dell’allenatore non è stata produttiva.

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Il cambio tra Giampaolo e Nicola ha scosso l’ambiente ma il Torino rimane una squadra con bug incalcolabili. L’assetto sparagnino dato alla squadra dal nuovo allenatore è improponibile per un gruppo chiamato a viaggiare alla media di un punto e mezzo a partita: lanci lunghi, punte a trenta metri dalla porta e perennemente girate di spalle, condizione atletica ai limiti dell’impresentabile già prima dell’ultimo, decisivo episodio.

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Già, perché se con sfortuna e arbitraggi quest’anno il Torino è in credito, va detto che lo stop forzato causa focolaio Covid-19 ha dato la mazzata finale. La squadra ci metterà del tempo a recuperare una forma decente e i calciatori attualmente positivi che, a proposito di fortuna, sono cinque titolarissimi. Per questo tutte le condizioni per una retrocessione, già sfiorata lo scorso anno, questa volta sembrerebbero esserci.

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Le analogie col passato

Quella del Torino è la classica stagione che nasce male e finisce in tragedia. I tifosi più scafati ricorderanno l’annata 1995/96, quando la squadra – per quanto fosse già iniziato il periodo dei presidenti “rivedibili” che porteranno a oltre vent’anni di anonimato granata – partiva per fare un campionato di metà classifica e alla fine retrocesse, con vari cambi in panchina ed episodi grotteschi per tutto l’arco della stagione, come l’alternanza di più portieri che a un certo punto giocavano a chi faceva più papere.

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Corsi e ricorsi storici che preoccupano, perché il Torino fino allo scorso anno si era cautamente assestato a metà classifica con qualche scorribanda in alto, ma ora rischia di tornare dove Urbano Cairo lo ha preso. E, a proposito di questo, un’eventuale retrocessione sarebbe un buon pretesto per mettere ufficialmente in vendita la società, visto che l’attuale proprietà non ha evidentemente più nulla da dire e da dare. In questo caso, solo in questo caso, la B sarebbe se non altro più digeribile.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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