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Fonte: Instagram @simoneverdi

È stato l’acquisto più costoso della storia del Torino e non ha mai inciso quanto ci si aspettava. E ora, Simone Verdi è diventato un problema

Ripartire progettando una rivoluzione in un’annata dove il tempo per stravolgere tutto è un rischio che, per quanto calcolato, tale rimane. Lo sapeva Urbano Cairo quando, per la panchina del Torino, ha scelto Marco Giampaolo: esonerato dal Milan, il tecnico abruzzese cercava una piazza nella quale rilanciarsi, lontano dall’esigente platea rossonera. Lo shift stagionale è stato infinitesimamente corto, proprio perché per il calcio pensato dall’ex Sampdoria ci vogliono tempo e pazienza.

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Che, inevitabilmente mancano. Assimilare il 4-3-1-2 non è affatto scontato, soprattutto per una squadra che arriva da anni di calcio conservativo, prevalentemente improntato sulla distruzione del gioco avversario. Serve tempo che non c’è, perché oltre ad avere pochi margini di errore, Giampaolo non può nemmeno contare sull’apporto di Simone Verdi, il calciatore più pagato dell’intera storia del Torino. Verdi, arrivato alla fine dell’agosto 2019 dal Napoli, si sta rivelando come uno dei più grandi bluff della storia granata.

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Il Torino non può più aspettare Verdi

Contestualizzare è d’obbligo. La quindicinale gestione societaria di Urbano Cairo ha visto passare sotto la Mole una grossa quantità di calciatori dal valore tranquillamente bypassabile, ma ovviamente nella valutazione generale non si può non tenere conto dell’ingente investimento fatto dalla società sul classe 1992. Che, nel momento in cui è stato acquistato, era praticamente finito fuori rosa al Napoli, con Ancelotti che non ha mai pensato nemmeno per un minuto di concedergli un’occasione.

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A Napoli Verdi, se non sporadicamente, non ha mai trovato spazio. Eppure i partenopei, per strapparlo al Bologna, avevano fatto carte false, garantendo agli emiliani il prestito fino alla fine della stagione precedente al suo arrivo in Campania, in modo tale da chiudere l’affare anticipando l’eventuale concorrenza. Simone Verdi è costato 21 milioni di euro: 21, proprio come i palloni persi nei 71 minuti giocati contro la Lazio, corredati da un gol sbagliato a porta vuota. L’emblema di un Torino che non funziona.

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Un equivoco tattico

Ma l’acquisto – anzi, il ritorno, visto che il giocatore in gioventù aveva già vestito il granata, bocciato inesorabilmente da un Ventura profetico – di Simone Verdi può essere letto anche in un altro modo. Per esempio, è indubbio che la programmazione sportiva del Torino sia sempre stata un po’ lasciata al caso, condotta in prima persona da un Urbano Cairo che non sempre ha dimostrato di saperci fare. Verdi rientra in questa casistica: un calciatore comprato perché si era deciso così, e non perché serviva.

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Infatti, se parliamo di esigenze, l’innesto del ragazzo originario di Broni non era funzionale nemmeno per Walter Mazzarri, che infatti ha faticato molto per inserirlo. Per provare a valorizzarlo ha rimodulato il Torino dal punto di vista tattico, snaturandosi e perdendo autorità nello spogliatoio. Verdi nasce e si consacra, per così dire, da esterno offensivo. Le sue stagioni al Bologna – delle quali solo una e mezza è stata di livello – evidentemente hanno falsato la realtà per molti addetti ai lavori.

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Una situazione da risolvere

Simone Verdi, in ogni caso, rimane un asset molto importante a livello economico per il Torino. Che, peraltro, ogni qualvolta ha deciso di aprire sensibilmente i cordoni della borsa, ha sempre speso male i soldi della proprietà. Con un contratto in scadenza nel 2023 non è piazzabile, almeno non nel breve periodo, e la situazione anagrafica non aiuta i granata. Verdi arriverà a scadenza a 31 anni e, dal suo punto di vista giustamente, sa che difficilmente spunterà un contratto migliore altrove.

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Giampaolo è quindi davanti a un bivio: recuperarlo o depauperare quel poco di valore che è rimasto. Se sceglie la prima strada e dovesse avere ragione, ne uscirebbe sicuramente rafforzato; viceversa, il gioco delle parti impone che, quando le cose vanno male, sia sempre perché gli assenti del momento sono quelli che avrebbero fatto la differenza. Di certo il Torino non può più permettersi di regalare sistematicamente un uomo agli avversari. Soprattutto in un anno di ricostruzione, che rischia di terminare in maniera drammatica.

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