Spagna

Questa sera va in scena Svizzera-Spagna: un confronto che riporta al precedente del Mondiale 2010, quando da un clamoroso k.o. prese il via la cavalcata delle Furie Rosse

La Nations League propone per questa sera Svizzera-Spagna, sfida tra la prima e l’ultima classificata del Gruppo 4. Un match all’apparenza scontato, che però stuzzica la memoria degli amanti del calcio. Non tanto per una finale giocata dalle due squadre, ma per un incontro valido per la prima giornata della fase a gironi di un Mondiale. Era il 2010, quando gli elvetici hanno la meglio sulle Furie Rosse fresche campioni d’Europa. Sembra l’immediata conclusione del regno spagnolo cominciato due anni prima e invece si rivela il primo gradino della loro scalata verso il tetto del mondo.

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Spagna: da Aragonés a Del Bosque, la musica non cambia

Ai nastri di partenza del Mondiale del 2010 in Sudafrica, la Spagna si presenta come una delle favorite. Non potrebbe essere altrimenti, per quanto fatto vedere dalle Furie Rosse negli anni precedenti. Dopo il fallimentare Europeo del 2004 giocato in Portogallo, la Roja viene affidata a Luis Aragonés. Il ct crea un mix esplosivo tra leader carismatici come Casillas, Puyol e Xavi e talenti emergenti come Ramos, Iniesta, Torres e Villa. Oltre a giocare un calcio sublime, la Spagna – dopo un Mondiale transitorio nel 2006 – si aggiudica gli Europei del 2008.

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Una conquista che segna la fine del ciclo targato Aragonés (andato al Fenerbahçe e sostituito da Vicente Del Bosque), ma non quella del ciclo d’oro della Spagna. L’ex mister del Real Madrid porta avanti quanto predicato dal suo predecessore, ovvero il dominio costante del campo e del pallone. In Confederations Cup – andata in scena nel 2009 – le Furie Rosse si fermano in semifinale per mano degli Stati Uniti, mentre nelle qualificazioni ai Mondiali fanno strage di avversari. 10 successi su altrettanti incontri disputati, con 28 gol fatti e solo 5 subiti. Una macchina perfetta, contro la quale nessun avversario dà l’impressione di poter avere la meglio.

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Svizzera: panchina a Hitzfeld per riscattare il deludente Europeo casalingo

Se la Spagna nelle qualificazioni trita qualsiasi avversario, la Svizzera non è certo da meno. Gli elvetici conquistano infatti il primo posto nel loro girone, precedendo di un punto la Grecia e conquistando così l’accesso diretto ai Mondiali sudafricani. Un’impresa targata Ottmar Hitzfeld, vero e proprio santone della panchina chiamato a risollevare le sorti dei Rossocrociati.

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Dopo un discreto Mondiale nel 2006, chiuso con l’eliminazione agli ottavi per mano dell’Ucraina (solo ai calci di rigore e con 0 gol subiti in 4 partite), la Svizzera punta molto sull’Europeo del 2008 per emergere a livello calcistico. La manifestazione viene infatti organizzata in coabitazione dall’Austria e dagli elvetici, che possono recitare il ruolo di sorpresa della competizione. Ambizione stroncata dai risultati, visto che la Nazionale all’epoca allenata da Jacob Kuhn non passa neanche la fase a gironi. Per riprendersi da questo disastro viene chiamato uno dei tecnici più quotati d’Europa, capace di vincere la Champions League sulle panchine di Borussia Dortmund e Bayern Monaco. La scelta si rivela azzeccata, almeno per la qualificazione al Mondiale.

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Spagna-Svizzera: Gelson Fernandes abbatte la Roja

Durban, 16 giugno 2010: Svizzera e Spagna si affrontano nella prima partita valida per la fase a gironi del Mondiale. Le due squadre sono inserite nel Gruppo H, insieme a Cile e Honduras. La Spagna scende in campo con il 4-1-4-1, con il trio del Barcellona Xavi-Busquets-Inesta – a cui si uniscono Alonso e Silva – a supporto dell’unica punta Villa. Hitzfeld risponde con un 4-4-2 molto compatto e ordinato, in cui le speranze offensive sono affidate alla coppia Nkufo-Derdiyok.

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La partita si sviluppa secondo il copione atteso, con la Roja a occupare stabilmente la metà campo avversaria e gli elvetici chiusi in difesa. Un dominio che si rivela sterile, perché le occasioni nitide create dalla Nazionale di Del Bosque si contano sulle dita di una mano. Merito della coriacea fase difensiva organizzata da Hitzfeld, che comunque non rinuncia a pungere in contropiede.

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Proprio da una ripartenza arriva il gol che decide la gara. Siamo al 52’, quando Derdiyok s’invola verso la porta di Casillas e prova la conclusione. Il pallone viene respinto dal portiere spagnolo e arriva a Piqué che, in precarie condizioni di equilibrio, non riesce a spazzare via. Ne approfitta Gelson Fernandes, che porta avanti la Svizzera. Nel finale la Spagna attacca a testa bassa e centra una traversa con Alonso, ma anche gli avversari sfiorano il raddoppio con Derdiyok che colpisce il palo. Al fischio finale, i giocatori rossocrociati festeggiano una vittoria storica. Un episodio tuttavia isolato: sia in positivo per gli elvetici – che non passano la fase a gironi – che in negativo per gli iberici, capaci qualche settimana dopo di vincere il primo Mondiale della loro storia.