radovanovic
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Radovanovic è divenuto il nuovo pilastro del Genoa dopo l’arrivo di Ballardini, spostandosi a giocare in difesa e cambiando volto e risultati della squadra

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Il 20 dicembre, il Genoa era 19° il classifica in Serie A con appena 7 punti conquistati; oggi, si trova 11° con 25 punti. Completamente un’altra squadra, che da allora ha perso solamente due partite (di misura, in casa di Sassuolo e Juventus), ha bloccato sul pareggio a reti inviolate l’Atalanta e ha sconfitto il Napoli.

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Merito indubbiamente di Davide Ballardini, alla sua quarta esperienza sulla panchina rossoblù, arrivato a sostituire Maran prima di Natale, ma non soltanto. La rivoluzione del Genoa passa anche dai piedi (e dalla posizione) di Ivan Radovanovic, il 32enne mediano serbo che, con il nuovo allenatore, è totalmente rinato.

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Radovanovic, la carriera fin qui

Radovanovic, scuola Partizan e arrivato 20enne in Italia con l’Atalanta, si è costruito una certa fama nel nostro campionato soprattutto per il suo periodo con la maglia del Chievo, dove ha militato dal 2013 al 2019 rendendo particolarmente bene proprio negli anni con Rolando Maran, che lo ha poi ritrovato al Genoa nei mesi scorsi.

 

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Pur senza mai eccellere, il serbo si è fatto un buon nome come centrocampista duttile, di grande intensità ma anche con piedi discreti, ma con l’avanzare dell’età ha iniziato a essere utilizzato sempre meno, a causa anche di un brutto infortunio al legamento crociato che gli ha fatto saltare quasi tutto il girone di ritorno della scorsa stagione.

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Tornato disponibile nel Genoa, Radovanovic è stato utilizzato raramente da Maran, scendendo in campo in una decina di occasioni, ma il più delle volte negli ultimi minuti di partita. Anche perché, nel frattempo, a centrocampo è emerso Rovella e alla rosa si sono aggiunti Melegoni e Cassata.

Ballardini e il nuovo ruolo di Radovanovic

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L’arrivo di Ballardini ha coinciso con il rilancio del serbo nel cuore del Genoa, ma in una nuova posizione: Radovanovic è stato arretrato a giocare centrale difensivo, seguendo un’evoluzione che ha spesso riguardato centrocampisti di profilo anche superiore al suo.

Non una novità assoluta, per il mediano serbo: nel 2018 era già stato provato da difensore in alcune occasioni da Maran al Chievo, e la stessa cosa aveva fatto una volta Thaigo Motta nel Genoa, ma si era trattato di soluzioni di ripiego che non avevano avuto molto seguito. Invece, Ballardini a creduto molto in questa novità, e ci ha creduto fin da subito, facendo debuttare Radovanovic da centrale di difesa già nella sua prima partita, il 23 dicembre.

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Una decisione resa necessaria perché, dopo la partenza in estate di Romero, il Genoa non era riuscito a trovare un valido leader difensivo., problema a cui si aggiungevano i problemi fisici di Zapata. E anche perché probabilmente allenatore e società stavano già pensando all’arrivo di Strootman a gennaio, che avebbe tolto ulteriore spazio a centrocampo.

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Radovanovic ha trovato stabilmente posto in difesa come centrale di destra, accanto a Masiello e Criscito, scalzando il colombiano ex-Milan, titolare inamovibile con Maran, e fondamentalmente indisponibile da due mesi, se per una breve apparizione a gennaio contro la Lazio.

In queste partite, Radovanovic è diventato una sicurezza nel Genoa, titolare fisso (sempre in campo per 90 minuti, tranne nel match del 3 gennaio contro la Lazio, quando sostituì appunto l’infortunato Zapata) e artefice della svolta caratteriale oltre che tattica dei liguri. Con lui in difesa, il Genoa ha subito appena 5 reti, chiudendo ben cinque volte a reti inviolate. E sabato prossimo contro il Verona, il serbo toccherà le 300 presenze in Serie A.

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