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Ha davvero senso parlare dell’esonero di Pirlo?

Lo stop col Porto ha riportato sul banco degli imputati l’allenatore bianconero: ecco perché non ha senso parlare di Pirlo esonerato dalla Juve

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La brutta eliminazione della Juventus dalla Champions League allarga ulteriori crepe all’interno di una stagione molto delicata. La vittoria, inutile, avvenuta ai supplementari contro il Porto non ha altro che amplificato il momento interlocutorio che sta vivendo la società bianconera. Abituati a vincere da nove anni consecutivi, i tifosi juventini sono contrariati dalla diversità di rendimento tra Italia ed Europa.

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A ragione, verrebbe da dire, visto come sono finite le ultime tre avventure in Champions League. Un numero non casuale, che invece si rifà all’arrivo a Torino di Cristiano Ronaldo: da quando il portoghese è approdato in Italia, i bianconeri non sono mai andati oltre i quarti di finale, uscendo due volte agli ottavi. Troppo poco, per una squadra che fuori dal campo si sente in dovere di mettersi allo stesso livello di realtà ben più titolate.

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Pirlo esonerato dalla Juve è una posizione strumentale

Come spesso accade dopo disfatte di questo tipo, il leit motiv principale è sempre quello di dare colpe all’allenatore di turno. Per questo motivo, nonostante le voci in realtà fossero iniziate ben prima, si è tornati a parlare di Andrea Pirlo esonerato dalla Juve. Un coro quasi unanime, che unisce la disperazione per l’aspetto sportivo a quella di carattere prettamente economico, visto che uscire – nuovamente – agli ottavi di Champions per la Juventus significa perdere un bel po’ di soldi.

pirlo esonerato dalla juve
Fonte Immagine: @juventus (Instagram)

Lo sa soprattutto Andrea Agnelli, che nel postpartita ha cercato di non inasprire ulteriormente una certa tipologie di polemiche abbastanza strumentali. Sì, strumentali, perché la Juventus da anni si porta dietro una certa tipologia di problemi che, per un motivo o per l’altro, non sono ancora stati risolti del tutto. Ha quindi senso parlare di Pirlo esonerato dalla Juve?

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Ragionando a mente fredda, no. Come non aveva senso prendersela con Sarri lo scorso anno – un Sarri che, comunque, lo Scudetto lo ha vinto – dopo Lione, eliminazione arrivata peraltro in coda a un lockdown molto lungo e dispendioso. Semplicemente, la Juventus a oggi non è, dal punto di vista sportivo, tra le migliori d’Europa, nonostante Agnelli lo sottintenda ogni tre per due.

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Il Porto, giocando una partita gagliarda e in dieci per circa un’ora, si è portato a casa una qualificazione tutto sommato meritata, se si considera come anche all’andata i bianconeri vennero praticamente annullati. Davvero basta una squadra portoghese, di medio livello europeo, per picconare la presunta solidità della Juventus? La risposta dovrebbe essere no, ma è sì quindi anche la società deve farsi delle domande sul come è stata pensata e modellata questa squadra.

Il concetto di progetto

Pirlo esonerato dalla Juve significherebbe quindi abdicare a un progetto che, a parole, la proprietà aveva detto di perseguire con fiducia non più tardi di sette mesi fa, quando l’attuale allenatore venne presentato come sostituto di Sarri e tolto, di fatto, dalla panchina dell’under 23. Che Pirlo sia probabilmente inadatto al ruolo è possibile, d’altronde o sei un fenomeno o devi prima fare un minimo di esperienza, ma anche qui c’è una scelta a monte che non può non precedere quelle eventualmente sbagliate in campo.

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A confermare ciò di cui sopra è stato lo stesso Pirlo, a bocce ferme: “Non amo lavorare con la pressione addosso ma la vedo come una sfida – ha detto -, poi io non so se a Sarri sia stata fatale l’eliminazione in Champions: sono l’allenatore della Juventus in questo momento, lavorerò su un progetto che è stato fatto per una visione pluriennale”. La cosa migliore da fare, quindi, sarebbe quella di aiutare Pirlo da qui a fine stagione per far fronte comune dal fuoco incrociato che gli pioverà inevitabilmente addosso.

 

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Il guardiolismo ha fatto danni

Infine, sarebbe utile capire per quale motivo, dopo pochi mesi, si parla già di Pirlo esonerato dalla Juve. Quando anni fa il Barcellona diede la panchina a Guardiola si parlava di una scelta coraggiosa, certo, ma fatta all’interno di una comfort zone difficilmente replicabile. Il microcosmo blaugrana, soprattutto ai tempi del primo Laporta, era solido e inscalfibile.

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Cosa che non si può dire della Juventus, ancora avvinghiata a senatori che non fanno più la differenza e quasi schiava di scelte economiche, come per esempio gli acquisti multimiliardari di Ronaldo e de Ligt, che non permettono troppi margini di manovra per puntellare seriamente una rosa con tanti, troppi bug per competere veramente in Champions League. Ergo, chi chiede Pirlo esonerato dalla Juve probabilmente si concentra troppo sulla proverbiale pagliuzza, non considerando la grossa trave europea sulla quale i bianconeri, ancora una volta, hanno sbattuto.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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