fabio bilica

Fábio Alves da Silva…chi se ne ricorda? Nessuno? E se dico Fabio Bilica? Si, proprio lui, il difensore del Venezia, quello che fece autogol con una rimessa da fallo laterale contro il Bologna e che sostituì il proprio portiere espulso (Taibi, mi pare) e parò un rigore a San Siro contro Shevchenko, raggiungendo l’apoteosi fantacalcistica per chi lo aveva in squadra. Sono passati anni ma episodi come questo non si dimenticano.

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E per la verità, più che della carriera calcistica potremmo parlare delle vicende bizzarre che hanno visto protagonista il brasiliano, come ad esempio il fatto di essere stato licenziato in tronco dopo essere venuto alle mani con l’allora allenatore del Gremio Claudio Duarte. Oppure una condanna ad 8 mesi di carcere per non aver pagato gli alimenti alla figlia avuta da una ragazza in un rapporto occasionale. Senza dimenticare la polemica con Roberto Baggio, chiusa dopo un incontro promosso dall’Associazione calciatori. Il Divin Codino, all’epoca fantasista del Brescia, aveva denunciato il difensore per minacce di violenza fisica (“ti spezzo le gambe, non vai ai Mondiali”).

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Bilica e la passione per i lecca lecca

Otto mesi poi convertiti in tre di servizio gratuito all’assessorato regionale al bilancio della regione di Elazığ, città turca nella cui squadra Fabio Bilica ha giocato. Un altro fatto curioso è proprio il soprannome Bilica, che deriva dalla sua passione per i lecca lecca (“bilicas”, in Brasile). E come non ricordarlo, è stato anche l’unico giocatore della sua squadra ad esultare assieme al connazionale Tuta, dopo che quest’ultimo segnò il gol della vittoria nell’ormai famigerato Venezia-Bari del 1999, partita nella quale tutto lascia presagire che il risultato fosse stato accordato dai giocatori in campo.

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E di calcio? Adesso ne parliamo. Fabio Bilica nasce a Campina Grande, in Brasile, il 4 gennaio1979. Cresce nelle giovanili del Bahia e ben presto viene notato dagli osservatori del Venezia, che lo portano in Laguna nel gennaio del 1998. Sulla panchina degli arancioneroverdi c’è Walter Novellino. In Veneto il brasiliano resterà per 4 anni tra Serie A e Serie B, subendo due retrocessioni ed andando poi al Brescia nel gennaio 2003, dopo aver cominciato la stagione agonistica con il Palermo.

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Fabio Bilica, su e giù per il mondo

Questa sua attitudine a girare lo porterà in Italia all’Ancona in A, club con il quale riuscirà anche a segnare un gol, e poi gli farà conoscere diverse parti del mondo. Già nel periodo veneziano Fabio Bilica fece ritorno in Brasile in prestito al Flamengo (assieme al serbo Dejan Petkovic, super meteora bidone veneziana), e nel paese natale tornò anche nel 2004 al Gremio. Poi il fattaccio con l’allenatore lo allontanò al Goias, e dopo un solo anno Bilica è ritornato in Europa al Colonia, in Germania.

Successivamente gioca per due anni in Francia all’Istres ed uno in Romania al Cluj. Nel 2008-2009 arriva la svolta turca con l’ingaggio da parte del Sivasspor. L’anno seguente firma per il Fenerbahce, con il quale vincerà anche un campionato nei suoi tre anni di militanza in gialloblu, fino alla firma nell’estate del 2012 con l’Elazığspor. Dal 2017 il ritorno in patria vestendo le maglie dell’Auto Esporte-PB, San Paolo Crystal, Atlético Cajazeirense, Batatais, Miramar e América de Pedrinhas.

Fabio Bilica ha anche vestito la maglia della nazionale olimpica brasiliana tra il 1998 ed il 2000, scendendo in campo per 16 volte e segnando 2 gol, giocando tra l’altro assieme ad un giovanissimo Ronaldinho e partecipando alle Olimpiadi del 2000 a Sydney. In tutto ciò resta il mistero: era un bidone o no?