Ligue 1 in crisi profonda: talenti in saldo

La Ligue 1 sta affrontando una grave crisi economica, con vari club a rischio fallimento e senza un piano per uscirne. L’unica soluzione, di nuovo, è vendere le stelle del campionato

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“Senza una massiccia iniezione di liquidità da parte degli azionisti, è molto difficile che la maggior parte dei club sarà in grado di sopravvivere alla stagione 2021/2022“. Le parole di Jean-Marc Mickeler, supervisore dei conti del calcio francese, si sono abbattute come un macigno sul football transalpino, che successivamente ha pure subito la pesante eliminazione della Nazionale agli ottavi degli Europei.

Ma oggettivamente c’è poco di sorprendente in quanto detto da Mickeler: la crisi della Ligue 1 è nota, nonostante negli ultimi anni tanti capitali stranieri abbiano investito nel calcio francese. Diversi club sono già sull’orlo del fallimento, a causa della pandemia ma non solo, e a inizio giugno è stata approvata la riforma per passare da 20 a 18 squadre a partire dal 2023/2024, così da rendere il campionato più sostenibile.

I motivi della crisi della Ligue 1

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È abbastanza risaputo agli appassionati che il campionato francese, sebbene faccia parte dei cosiddetti Big 5, è in realtà economicamente molto meno competitivo di Premier, Liga, Serie A e Bundesliga. Un paradosso, se si pensa alla grandezza e alla forza economica della Francia, oltre che al suo enorme potenziale a livello di giocatori.

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Fonte Immagine: @losclive (Instagram)

La Ligue 1 non è mai riuscita a trovare un modello di gestione sostenibile: i suoi club hanno sempre costruito la propria stabilità economica sulle plusvalenze dovute alla cessione di giovani all’estero (la Francia è il principale esportatore di calciatori in Europa, seconda solo al Brasile a livello mondiale), ma in questo modo non sono mai riusciti ad avere una crescita tecnica in grado di renderli competitivi a livello internazionale.

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L’arrivo della proprietà qatariota al PSG ha portato grandi attenzioni sul campionato, e dato il la all’arrivo di tanti imprenditori stranieri, attirati dalla possibilità di fare soldi in Francia. Ma ben presto tutti si sono accorti che l’affare era molto meno vantaggioso del previsto. La pandemia ha acuito una crisi pre-esistente, a cui i club pensavano di porre un freno con un ricchissimo accordo sui diritti tv con Mediapro. Accordo che, invece, è stato abbandonato lo scorso dicembre.

Modelli insostenibili

A inizio giugno, la situazione dei diritti tv è stata tamponata con un nuovo piano che ha visto il ritorno di Canal+ e l’arrivo di Amazon, ma che chiaramente è solo una toppa su una grossa falla nello scafo della Ligue 1. L’asta è stata ovviamente al ribasso, i rapporti con Canal+, storico media partner del campionato, si sono incrinati, e Amazon punta più che altro a sperimentare la propria offerta sportiva in un torneo di secondo piano, prima di proporla altrove.

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La decisione di ridurre il numero di squadre iscritte al campionato è chiaramente una spia di un sistema che non funziona. Secondo una fonte interna raccolta da The Athletic, diciannove club su venti sarebbero formalmente in cerca di un nuovo acquirente; fa eccezione solo il PSG, che è una grande operazione di sportwashing del governo del Qatar in vista dei prossimi Mondiali, ma che sta molto faticando coi rinnovi delle sue stelle e rappresenta un modello tutt’altro che virtuoso, specialmente nella gestione delle giovanili.

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Fonte: @psg (Instagram)

Vendere per sopravvivere

Mai come in questa campagna di calciomercato ci si aspetta di vedere grandi cessioni da parte dei club francesi: il Lille, fresco vincitrice del titolo nazionale, ha perso il suo allenatore Christophe Galtier e ha già venduto Soumaré al Leicester e Maignan al Milan; nelle prossime settimane sono attesi gli addii di Renato Sanches, Bamba, Ikoné, Botman, David.

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Operazioni rese necessarie dalla scellerata gestione dell’ex-proprietario Gerard Lopez che, estromesso dal club, ha di recente acquistato il Bordeaux, che da aprile si trova in amministrazione controllata e che, secondo quanto stabilito dal revisore dei conti del calcio francese DNCG, dovrebbe venire retrocesso in Ligue 2 per inadempienze finanziarie.

Mentre questo succede, il Monaco – da tempo alle prese con i guai economici del suo proprietario Rybolovlev – ha già ceduto Heinrichs al RB Lipsia, dove andrà a comporre la nuova difesa assieme a Simakan, acquistato dallo Strasburgo, club che da dicembre denuncia enormi perdite a bilancio. Stesso discorso per l’Olympique Lione, una delle società che più ha sofferto la pandemia, e che ha appena perso a parametro zero Depay.

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Cosa resta alla Ligue 1

C’è chi dalla crisi generale sta cercando di uscirne rafforzato. L’Olympique Marsiglia dello statunitense Frank McCourt è molto attivo sul mercato, nel tentativo di sfruttare le difficoltà degli avversari per imporsi come principale rivale del PSG e conquistare un posto in Champions League che potrebbe dare ossigeno alle casse societarie.

Bayern Monaco - Camavinga
Fonte: Twitter @InfiniteMadrid

Anche il Nizza dell’imprenditore del settore chimico Jim Ratcliffe sta cercando di seguire questa strada. Les Aiglon sono relativamente sicuri dal punto di vista finanziario, vogliono trattenere le loro stelle e regalare al nuovo ambizioso allenatore Galtier una squadra in grado di competere per il titolo.

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Ma la situazione generale resta estremamente complicata. Abbastanza emblematica rischia di rivelarsi a breve la situazione tra il Rennes e Camavinga, il 18enne fenomeno del calcio transalpino per cui il club bretone chiedeva 70 milioni, prima di iniziare ad abbassare le sue richieste: il centrocampista si svincola tra un anno e sembra aver capito che l’unica possibilità che ha di trasferirsi in un club più solido e ambizioso sia di non rinnovare. Se anche le plusvalenze sui giovani saltano, cosa resta alla Ligue 1?

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