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Mediapro, niente pagamenti e ora in sciopero: la Ligue 1 sull’orlo della crisi

L’accordo con Mediapro sui diritti televisivi, che avrebbe dovuto rivoluzionare il potenziale economico del calcio francese, sta naufragando nei debiti della società sino-spagnola, che rischia di indebolire ulteriormente la Ligue 1. Ora, lo sciopero dell’emitente potrebbe peggiorare la situazione.

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La Ligue 1 sta affrontando un problema economico molto grosso, che riguarda i diritti televisivi e l’azienda che li detiene, Mediapro: la società sino-spagnola, infatti, avrebbe dovuto versare una quota pari a 172 milioni di euro alla lega francese lo scorso 5 ottobre, ma ad oggi non ha ancora pagato. La situazione è nota, e da tempo si sta mediando per trovare un accordo, che sarebbe dovuto giungere nella giornata di venerdì ma che, invece, non si è verificato.

Un grosso problema perché, sul ricco contratto con Mediapro, la Ligue 1 faceva affidamento per colmare i debiti dei club dovuti alla sospensione dello scorso campionato (che in Francia non è stato portato a termine, a differenza di quasi tutti gli altri paesi del mondo). Ora invece il campionato rischia una crisi che aggreverebbe ulteriormente il suo ritardo nei confronti delle altre quattro principali leghe europee. Ma cerchiamo di capire cos’è successo.

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L’accordo con Mediapro

Lo scorso giugno, la LFP – l’associazione che controlla il calcio professionistico francese, un po’ come la nostra vecchia Lega Calcio – ha raggiunto un importante accordo sui diritti televisivi con Mediapro, una società spagnola presieduta dal catalano Jaume Roures, che rappresenta uno dei più importanti network sportivi mondiali. Mediapro trasmette infatti quasi tutto il calcio che si vede in Spagna (la Liga, maschile e femminile, la Coppa del Re, le coppe europee, la Copa Libertadores, il campionato portoghese e quello brasiliano), oltre alla NHL e alla NCAA, e trasmette anche Formula 1 in quasi tutto il Sudamerica e il campionato di calcio canadese in Canada.

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L’accordo, valido sia per la Ligue 1 che la Ligue 2, avrebbe dovuto fruttare al calcio francese 780 milioni di euro a stagione per tre anni, andando complessivamente a superare il miliardo di ricavi. Questi proventi avrebbero permesso alla LFP di ripianare i debiti dei club dovuti allo stop dei campionati causato dalla pandemia, ma avrebbero anche consentito alla Francia di fare un salto di qualità, riducendo il divario con Serie A, Bundelisga, Liga e Premier League.

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Il 24 settembre, Mediapro ha chiesto di ritardare il pagamento della rata di ottobre per i diritti televisivi. L’emittente ha sostenuto che lo stop della Ligue 1 e la situazione della pandemia hanno danneggiato il business, e che era necessario rivedere l’accordo, riducendo la quota annuale prevista.

Il piano di Mediapro era di raggiungere i 3,5 milioni di abbonati sul suo nuovo canale televisivo francese, Telefoot (che prende il nome di una storica trasmissione transalpina), che oltre a ospitare le partite dei campionati nazionali includerà nel proprio pacchetto, a partire dalla prossima stagione, anche Europa League ed Europa Conference League. Solo che, al momento, gli abbonamenti sottoscritti sono appena 600.000.

A questo si aggiungono i sempre più gravi problemi finanziari di Joye Media, la holding che controlla Mediapro, che avrebbe debiti per oltre 727 milioni di euro. Una situazione che aveva portato la società spagnola ad accogliere nuovi investitori, come il colosso cinese Orient Hontai Capital, che nel 2018 ha ottenuto la maggioranza azionaria. Mossa che è servita a poco, perché l’affaire con la LFP ha fatto sì che Moody’s tagliasse il rating di Joye Media a CAA1, ovvero “rischio molto alto”, a fine ottobre.

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La LFP ha chiesto al governo francese di risarcire i club per le mancanze della società spagnola. L’Eliseo, per contro, ha sostanzialmente risposto che non se ne parla nemmeno. La ministra dello Sport Roxana Maracinenu ha assicurato che il governo vigilerà sul rispetto degli accordi, ma nulla più. Il suo collega Jean-Michel Blanquer, ministro dell’Istruzione, è stato invece più preciso: “Non puoi correre un rischio finanziario come attore privato e alla fine chiedere aiuto allo Stato per finanziare il tuo rischio”.

LFP e Mediapro si sono rivolte alla corte di Nanterre per dirimere la questione, e venerdì 4 dicembre si è tenuto un primo infruttuoso incontro. Secondo L’Equipe, sarebbero stati accordati altri giorni per arrivare a un compromesso e raccimolare almeno qualche soldo, fondamentale per la sopravvivenza dei club francesi di Ligue 1 e Ligue 2.

Ma sul tavolo è stata messa anche un’altra clamorosa opzione: l’annullamento del contratto e il ripiego su Canal+, storico gestore dei diritti tv del calcio francese. Il 16 dicembre, Ligue 1 e Ligue 2 hanno revocato i diritti a Mediapro: una mossa che significa sia un’ulteriore colpo alla già traballante credibilità del colosso mediatico sino-spagnolo, si un deludente passo indietro dopo l’annuncio del super-accordo con gli spagnoli e le speranze di un rilancio economico del campionato.

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L’annuncio della revoca dei diritti tv ha subito avuto conseguenze gravi sull’azienda: a partire da oggi, giovedì 17 dicembre, i dipendenti di Mediapro in Francia sono entrati in sciopero. La decisione è stata presa ieri dal sindacato di categoria, visto che Roures si è rifiutato di fornire spiegazioni sul futuro dell’azienda e, quindi, dei posti di lavoro.

Per il momento, lo sciopero riguarda unicamente un centinaio di persone che lavorano nella filiera produttiva del ramo francese dell’azienda (e non, quindi, i giornalisti della redazione di Telefoot). Ma la situazione potrebbe cambiare a breve, perché è chiaro che, senza diritti, il canale verrà chiuso.

Il calcio francese non ha ancora trovato un nuovo gestore dei diritti, e finché lo sciopero sarà in vigore il rischio è che possa venire sospesa la trasmissione dei match di Ligue 1 e Ligue 2, visto che in campo non ci saranno cameraman, registi e tutto il resto del personale produttivo di Mediapro.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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