inter borussia mg
Fonte: Instagram @calciatoriignoranti

Inter Borussia MG ha riportato a galla i soliti problemi in chiave nerazzurra. Lukaku mvp del match, ma non basta per fare i tre punti

Doveva andare diversamente, almeno quest’anno, e invece l’Inter comincia seguendo lo stesso canovaccio delle ultime due Champions League. Partire con un pareggio non fa mai bene, soprattutto contro una squadra che – sulla carta – doveva essere la più ‘morbida’ del girone. Inter Borussia MG termina 2-2, contro una squadra che ha avuto il grande merito di rimanere sempre in partita anche quando il match sembrava incanalato verso la sponda opposta.

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Infatti, nonostante ad aprire Inter Borussia MG sia stato Lukaku, i tedeschi hanno reagito giocando sugli errori degli avversari, lavorando ai fianchi la squadra di Conte che, complici anche le tante assenze, col passare dei minuti ha concesso errori improponibili per questo tipo di palcoscenico. Alla fine il pareggio è stato il risultato più giusto, ma il rammarico di poter fare di più rimane. E con Real Madrid e Shakhtar, l’Inter dovrà cercare di muovere meglio la classifica.

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Inter Borussia MG, il dominio di Lukaku

Il migliore in campo di Inter Borussia MG è stato senza dubbio Romelu Lukaku. Il centravanti belga ha prima aperto il match, poi con una delle sue solite giocate ha permesso ai nerazzurri di riacciuffare la partita, in seguito al brutto errore di Vidal.

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Ciò che però impressiona non è tanto la doppietta in sé, quanto la capacità di fare reparto praticamente da solo, catalizzando ogni pallone che gli passa in zona e trasformandolo, dopo averlo ripulito perfettamente, in una potenziale azione da gol. Lukaku ha segnato per la nona partita europea di fila. Stupefacente? Forse un tempo, ma ormai non più.

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Troppi errori individuali

Inter Borussia MG è stata la fiera dell’errore individuale. I nerazzurri non sono nuovi a regalare situazioni pericolose causate da ingenuità proprie, ma la Champions League non perdona certe amnesie. Di certo, il rigore causato da Vidal grida vendetta, e non solo perché ha di fatto rianimato un Borussia MG che, fino a quel momento, sembrava faticare. Ma, in particolare, perché corona una prestazione totalmente negativa del cileno.

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Arrivata, peraltro, a pochi giorni da quella di Kolarov nel derby. Ecco, l’Inter non può (più) permettersi certe libertà, perché il processo di maturazione si vede anche da queste cose. Anche qui le assenze hanno influito, ma l’impressione è che questa squadra più offensiva, paradossalmente, abbia perso certezze quando va sotto pressione. E Conte, se vuole raddrizzare la situazione, dovrà metterci mano.

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Eriksen è un’incognita

Poi c’è sempre il tema Eriksen, che in chiave nerazzurra riempie pagine di giornali ormai a ritmi quotidiani. In Inter Borussia MG il danese è partito titolare, ha regalato qualche sprazzo di classe ma poi è sceso di ritmi con il passaggio dei minuti. È indubbio come serva un Eriksen differente, ma indirettamente è arrivata l’ennesima conferma sul fatto che, se Conte lo sceglie, dietro deve schierare due profili in grado di portare la croce.

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Uscito a dieci minuti dalla fine avvicendato da Brozovic, Eriksen ha dato ancora una volta di essere un calciatore semi-estraneo al contesto nel quale è stato inserito. D’altra parte, se nemmeno un palcoscenico così importante riesce a esaltarlo, ci si deve porre inevitabilmente qualche domanda. Classe e tecnica non mancano, ma Conte ha veramente fiducia in lui?

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