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Guardiola e gli errori nella finale di Champions League

La stampa inglese ha aspramente criticato le scelte, tattiche e di uomini, di Guardiola nella finale di Champions League, dove il City è stato di fatto annullato dal Chelsea

Arrivare in finale di Champions League senza aver mai perso per poi non solo cadere, ma farlo nel peggior modo possibile. Continua la maledizione europea del Manchester City che, alla fine di una stagione dominata sia in patria che fuori, si ferma ancora una volta a un passo dalla gloria.

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La sconfitta contro il Chelsea fa male non tanto per il risultato, quanto per come è maturata visto che in campo, la squadra di Guardiola non è praticamente scesa. O, meglio, lo ha fatto ma in maniera confusa, disordinata, con pochi riferimenti certi e la mancanza dell’apporto di alcuni uomini chiave troppo importanti per steccare una finale.

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Fonte immagine: @iampepguardiola (Instagram)

Stampa inglese contro Guardiola

Al centro delle polemiche, però, ci è finito in primis Pep Guardiola; il tecnico catalano, dopo la sconfitta, è stato fotografato mentre baciava la medaglia degli sconfitti e la cosa non è piaciuta molto alla stampa di Manchester. Diversi editoriali usciti nelle ultime ore, infatti, sottolineano come il manager spagnolo abbia probabilmente affrontato la finale di Champions League in maniera sbagliata.

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Un approccio soft, dal punto di vista mentale e caratteriale, dovuto principalmente alla tensione del momento e al fatto che, la maggior parte dei calciatori del Manchester City, per la prima volta si trovavano a giocarsi qualcosa di così importante. In campo, di conseguenza, si è vista una squadra molto giù di corda, confusa e poco efficace.

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La questione mentale, però, non può essere rapidamente derubricata; infatti, una settimana fa, Guardiola era intervenuto nella chiacchierata tra Cristian Vieri e i suoi ospiti alla Bobo Tv e, quando Adani definì la partita col Chelsea ‘un’amichevole’, la faccia del catalano di colpo si incupì: “Il problema – disse Pep – è che noi questa tipologia di amichevoli non le abbiamo mai giocate”.

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Le scelte non hanno pagato

Parallelamente, però, vanno fatte delle riflessioni riguardo le scelte fatte da Guardiola a livello di tattica e formazioni. Nel primo caso, come ben si è potuto vedere, il Manchester City ha patito la verticalità del Chelsea – il gol di Havertz, infatti, arriva proprio da una situazione di gioco simile – ma, nonostante tutto, Pep continuava a chiedere ai suoi di stare alti.

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Il Chelsea non pressava alto, ma recuperando spesso palla con aggressività a metà campo riusciva ad arrivare in porta con un solo passaggio. Il City è stato messo spesso in difficoltà, perché prima del gol Werner aveva già fallito diverse occasioni interessanti. L’assenza di un mediano di ruolo ha fatto il resto, privando il City di un elemento in grado di fare filtro tra centrocampo e difesa.

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A Rodri e Fernandinho è stato preferito Gundogan, un pesce fuor d’acqua preso nella morsa di Kané, Mount e talvolta Jorginho. Infine, a posteriori, il Manchester City avrebbe avuto bisogno di un centravanti di ruolo per attaccare meglio la difesa del Chelsea, ma l’ormai consueto schieramento col falso nueve ha finito per penalizzare la squadra. E alla fine, meritatamente, ha vinto Tuchel.

 

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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