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Quando nel maggio del 2010 Pazzini – su assist di Reto Ziegler – batté De Sanctis in Sampdoria-Napoli 1-0, a fine partita i ripetitori di Marassi suonarono l’inno della Champions League. La Doria aveva conquistato i preliminari di Champions League, mentre l’anno prima, il Genoa di Gasperini aveva giocato la Coppa UEFA, fermandosi poi ai gironi. Ma di Genova in Serie A, da quel periodo, non si è più parlato.

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Gli anni di Milito re dei bomber, di Cassano-Pazzini, di Marassi campo difficile sono finiti. A parte qualche acuto della Samp con Giampaolo e Mihajlovic, la Genova del calcio non ha più espresso nulla di costruttivo nel pallone italiano. Non ci sono stati risultati strepitosi, né obiettivi importanti. Solo difficoltà e programmazioni errate. Quindi ci si chiede: quest’anno sarà ancora così?

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Va bene, si diceva così anche anno scorso con Andreazzoli, poi è finita al solito modo. Esonero, difficoltà, rischio Serie B. Poi, alla fine, si è evitato tutto. Ma è difficile andare avanti così. Per questo, nonostante i precedenti, pare che il Genoa di quest’anno sia una squadra migliore.

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Oggettivamente è difficile valutare sul campo quanto proposto da Maran a causa del covid, che ha praticamente bloccato il regolare svolgimento del lavoro della squadra. “Siamo una squadra di calcetto” ha detto Faggiano, il ds, riferendosi ai17 giocatori del Grifone inutilizzabili, fra positivi e in quarantena cautelare. Sicuramente questo affievolisce l’entusiasmo per una rosa che dopo anni pare avere una certa organizzazione e una sua organicità. In più, seppur esonerato lo scorso anno, Maran è un allenatore con un’idea di calcio netta, chiara e pure generalmente apprezzata. Il Genoa, per lui, può essere il riconoscimento per il lavoro svolto in questi anni a Cagliari, Verona, Catania.

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(fonte immagine: napolicalciolive.com)

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Zappacosta e Badelj sono due ottimi innesti che migliorano, rispettivamente, difesa e centrocampo. Il primo reparto necessitava di concretezza ed efficienza, e l’ex terzino del Chelsea – un gol anche in Champions League – porta quella necessaria competenza difensivo-offensiva che tanto serve a una squadra timida come il Grifo. Per lo stesso motivo, Badelj è un innesto di qualità, non di gioco, ma che per la sua esperienza e capacità tattiche può assistere una mediana che quest’anno non avrà più Lasse Schone, messo fuori rosa.

Già anno scorso il Genoa aveva una buona squadra, con un mercato che aveva attirato l’interesse sul club proprio per l’arrivo del giocatore olandese. Di fatto, vista la buona rosa, quello che effettivamente serve al Genoa è una stabilità nei mesi, sia dal punto di vista tecnico – quindi da segnare: niente esoneri – che ambientale. La società è da anni in vendita ma Preziosi non riesce a trovare una soluzione idonea alle sue richieste. Di conseguenza, questo non può che inficiare sulla qualità del lavoro di staff tecnico e giocatori. Un relax contestuale – più che l’ennesima scommessa su nuovi giocatori – è la vera chiave inglese per aggiustare il Genoa. Che per il momento, a causa del focolaio interno, non ha potuto iniziare la stagione nel modo più sereno.

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Con Mihajlovic, nel 2014, la Samp era un trattore. Con Giampaolo, poi, arrivò un triennio di sperimentazioni, calcio scientifico e talenti venduti onerosamente. Poi, Ferrero ci riprovò con Di Francesco, ma senza i giusti messi. Il risultato è stato un esonero flash dopo poco più di un mese di campionato.

Alla Sampdoria, tutti (o quasi) i problemi sono stati risolti dal normal one italiano Claudio Ranieri, che da rimpiazzo, da traghettatore, è diventato maestro. A Bogliasco ha salvato la squadra – con due giornate d’anticipo – e dato un’anima al Doria. Niente di troppo entusiasmante né scientifico. Eppure, la salvezza prima e le ottime premesse di questa stagione – ora – hanno ridefinito l’icona della Samp. Il calcio blucerchiato si è ridestato in parte dopo le difficoltà dell’ultima Serie A, assistito parzialmente da un mercato intelligente, senza particolari innesti top.

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(fonte immagine: profilo Instagram Sampdoria)

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Per il 4-4-2 di Ranieri, Osti ha portato a Bogliasco Candreva e Keità, giocatori di livello superiore rispetto alla qualità media delle squadre che lottano per la salvezza. Ma oltre alle certezze, si è lavorato anche per il futuro. Askildsen e Damsgaard, rispettivamente norvegese e danese, sono due talenti da seguire, soprattutto se ci si fida di quanto esportato dai vari Giampaolo e Mihajlovic nelle stagioni precedenti.

La Sampdoria difficilmente potrebbe arrivare nella zona-Europa, ma sicuramente, con la concretezza e le garanzie portate da Ranieri – un altro romano a Ferraris insieme a Ferrero – si può pensare di vedere i blucerchiati nel lato sinistro della classifica. O almeno, adesso c’è la tranquillità per pensarlo, cosa che prima, fra esoneri e voci di cessione, non era possibile.

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