far oer
Fonte Immagine: @fsf1979 (Instagram)

Poco considerate, le isole Far Oer stanno ottenendo risultati sorprendenti, specchio di una nazione piccola ma molto organizzata e appassionata, in cui il calcio è più di un semplice sport.

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È la grande impresa della Nations League. No, non la travolgente vittoria della Spagna sulla Germania o l’affermazione della Francia in Portogallo; bensì la promozione in League C ottenuta ieri sera dalle Far Oer con il pareggio a Malta, che permette agli scandinavi di chiudere il proprio girone in testa, davanti anche a Lettonia e Andorra.

Può sembrare un risultato da poco, ma le Far Oer – 18 isolette nel nord dell’Atlentico, a metà strada tra Scozia e Islanda – hanno una popolazione di 52.000 abitanti sparsi su meno di 1.400 km². Per un raffronto, Andorra ha oltre 30.000 abitanti in più, e delle tre avversarie del girone di Nations League è la meno popolosa (la Lettonia arriva a quasi 2 milioni di abitanti). Tra le nazionali europee minori, le Far Oer sono quella che sta vivendo l’ascesa più incredibile.

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Calcio e identità nazionale

Una manciata di piccole isole vulcaniche, estensione ridotta, popolazione esigua, temperature che oscillano da un minimo di 2 gradi estivi a un massimo di 13 gradi invernali. Pare che la gente, nelle remote isole Far Oer, si dedichi prevalentemente alla pesca e al gioco del calcio: il campionato locale, strettamente dilettantistico, comprende addirittura dieci differenti club, e i praticanti regolari sono circa il 10% della popolazione.

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“Penso che la Nazionale sia probabilmente più importante per l’identità faroese che qualunque altra selezione al mondo, eccetto forse per l’Uruguay” spiega Ivan Enginsson Eysturland, un tifoso locale che ha seguito oltre 100 partite della squadra. Le Far Oer non sono una nazione ufficialmente indipendente, godendo solo di una forte autonomia dalla Danimarca conquistata nel 1948, per cui qui il calcio è divenuto un elemento costitutivo dell’identità nazionale.

La Federcalcio locale è nata nel 1979, e il primo match della Nazionale risale a nove anni più tardi, ma la prima squadra locale, il TB Tvoroyri, è coetanea di Liverpool e Newcastle, essendo nata nel 1892. In questi anni, le Far Oer sono cresciute moltissimo, toccando anche alcune vette inimmaginabili, come la vittoria del 2014 in Grecia. Lo stadio nazionale, costruito nel 2000 nella capitale Torshavn, può ospitare 6.000 persone, vale a dire il 12% della popolazione totale del paese (e più di tutti i praticanti di calcio faroesi).

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A causa della ridotta popolazione e della diffusione capillare del gioco del calcio, è molto facile che un talento venga notato e avviato nelle strutture locali migliori senza dover stravolgere la sua vita: la ridotta estensione del paese fa sì che un giovane non debba andare troppo lontano da casa per trovare una scuola calcio. Ed è anche molto facile, di conseguenza, che possa essere visionato da osservatori provenienti dalla Norvegia o dalla Danimarca, facendo così il salto nel calcio continentale.

Questo mercato è andato crescendo negli ultimi anni, anche grazie all’interesse nel calcio faroese da parte dei club della Bundesliga. Tutto questo ha permesso uno sviluppo ulteriore del livello delle Far Oer, un paese in cui il calcio è oggi il principale strumento per ottenere successo fuori dai confini nazionali: la politica investe molto nelle strutture sportive, viste come un vero e proprio diritto civile. Dal 2002 ad oggi, sono stati spesi 106 milioni di euro per lo svilluppo dello sport nell’arcipelago, cifre assolutamente incredibili se rapportate alle dimensioni delle Far Oer.

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A maggio, quello faroese è stato il primo campionato di calcio a ripartire, con tutte le restrizioni del caso e in piena sicurezza, ma soprattutto senza grandi proteste o lamentele. “È quasi come se il virus non ci fosse stato: bar, locali, altri luoghi pubblici sono già tutti aperti da quasi un mese. Mi ritengo fortunato a essere qui” ha raccontato al Foglio Alessio Hyseni, centrocampista italiano sotto contratto con il KI Klaksvik.

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Il calciatore più noto della storia locale è Abraham Lokin Hansen, centrocampista che giocò in Svezia e Danimarca negli anni Ottanta, e nel 1993 visse un’esperienza al Boulogne, nella terza divisione francese. Ma da allora tanti altri talenti sono emersi, come il portiere Gunnar Nielsen, con una lunga carriera in Inghilterra e Scozia e addirittura una presenza nel 2010 con il Manchester City, o Joan Simon Edmundsson, l’attaccante 29enne dell’Arminia Bielefeld che è oggi il più noto calciatore faroese in circolazione.

La Nazionale allenata dallo svedese Hakan Ericson – già tecnico della Svezia Under-21 campione d’Europa nel 2015 – ha oggi a disposizione una rosa in cui circa metà dei giocatori è impegnata in campionati stranieri, principalmente in Norvegia, anche se i più noti militano in Danimarca e Svezia: è il caso del capitano Hallur Hansson, regista dell’AC Horsens cresciuto all’Aberdeen, o del mediano Brandur Hendriksson, attualmente all’Helsingborgs.

Tra i giovani, quello che fa sperare meglio è senza dubbio la punta Adrian Justinussen, 22enne ala del Torshavn che ha segnato 48 gol negli ultimi tre campionati disputati e anche una rete al Linfield nei preliminari di Europa League 2019-20. Il futuro, nelle Far Oer, sembra poter riservare altre grandi speranze.

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