elezioni usa 2020
Fonte Immagine: @tenderwhooligan / @mro_onome (Instagram)

Stasera si terranno le elezioni americane, con la sfida tra Trump e Biden per decidere chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Sembra una questione in cui il calcio non c’entri nulla, e invece potreste restare sorpresi.

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Siamo portati a pensare che il calcio, negli Stati Uniti, non abbia praticamente alcuna rilevanza, ma non è proprio così. Anzi, le elezioni presidenziali di questa sera possono avere anche un qualche piccolo sottotesto calcistico, che probabilmente ai più è sfuggito. Il soccer, soprattutto negli ultimi anni, ha avuto una grande crescita di popolarità (basti guardare il peso raggiunto dalla nazionale femminile), e questo ha portato anche risvolti sociali e politici.

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Non sarà passato inosservato che Trump ha avuto qualche problema con il mondo dello sport: da Colin Kaepernick alle stelle della NBA, gli atleti americani hanno spesso preso posizione contro l’attuale presidente. Nel calcio, il caso più famoso è sicuramente quello della nazionale femminile, le cui calciatrici hanno spesso criticato il presidente (in particolare la stella Megan Rapinoe, detentrice del Pallone d’Oro) per le sue posizioni sessite e omofobe.

Trump, per contro, non ha mai nascosto una certa antipatia per le ragazze della nazionale, ma di recente si è spinto anche oltre, affermando che non vedrà più partite di calcio degli Stati Uniti, sia femminili che maschili. A far scoppiare il presidente, lo scorso giugno, è stata la decisione delle calciatrici e dei calciatori di non alzarsi più in piedi durante l’inno, in appoggio alle proteste di Black Lives Matter.

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Ma se gli atleti sono per lo più ostili al presidente, lo stesso non si può dire dei proprietari delle franchigie della MLS: le donazioni al Partito Repubblicano fatte da questi ultimi sono infatti di molto superiori a quelle per i rivali democratici, come sottolinea USAToday. Tra questi proprietari di club, ci sono anche personaggi come Dell Roy Hansen, presidente del Real Salt Lake, noto per le sue posizioni razziste e che qualche mese fa minacciò di rescindere i contratti dei suoi giocatori che si fossero schierati con BLM.

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Tra gli uomini di calcio apertamente dalla parte di Trump c’è anche James Pallotta, ex-proprietario della Roma e da tempo sostenitore dei Repubblicani. Così come il suo successore nella Capitale, Dan Friedkin, che ha collaborato a lungo con l’amministrazione repubblicana in Texas, oltre ad aver fatto molte donazioni al partito. Per contro, Friedkin è anche l’uomo che ha distribuito negli Stati Uniti il film sudcoreano Parasite, vincitore dell’Oscar e tanto criticato da Trump.

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Ovviamente di tutt’altro avviso Joe Biden, lo sfidante democratico, che qualche tempo fa ha fatto parlare non poco di sé per una netta presa di posizione a favore della battaglia per l’equal pay che da tempo portano avanti le calciatrici statunitensi. Mentre Trump si era schierato con la federcalcio e contro l’adeguamento dei premi vittoria a quelli dei maschi, Biden ha chiaramente detto che, quando sarà eletto, taglierà i fondi alla Federazione a meno che questa non si adegui alle richieste delle donne.

In generale, questo gli ha portato il supporto del mondo del calcio femminile, anche se alcune atlete erano già dalla sua parte, in funzione espressamente anti-Trump, come appunto la già citata Rapinoe. Il duo Biden-Rapinoe è stato uno dei simboli di questa campagna presidenziale, al punto che la calciatrice si era più o meno scherzosamente proposta come vice-presidente (ruolo poi andato a un’altra donna, l’afroamericana Kamala Harris).

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E d’altronde, Biden poco fa ha pubblicamente fatto le sue congratulazioni a Rapinoe per il matrimonio con la compagna Sue Bird, nota giocatrice di basket, lanciando quindi anche un chiaro messaggio contro l’omofobia e a favore dei matrimoni gay, un altro tema che a Trump e ai Repubblicani risulta indigesto.

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Pochi lo sanno ma, a dispetto del suo recente astio per le nazionali di calcio, Donald Trump ha un rapporto di lungo corso con il soccer. Da ragazzo, quando frequentava l’accademia militare a New York, Trump giocò a calcio come ala destra, e gira voce che non fosse neppure tanto male. Successivamente si è dedicato ad altro, sia come lavoro che come passioni sportive, ma pare che anche suo figlio Barron sia un appassionato di calcio: Trump si sarebbe fatto mandare da Putin alcuni souvenirs della Coppa del Mondo del 2018 da regalare al figlio, per il quale poi ha anche organizzato un incontro con Wayne Rooney, che all’epoca giocava a Washington.

Anche Joe Biden ha alle spalle un passato da sportivo, ma nel football americano. Tuttavia, i suoi rapporti con il calcio non sono mancati in questi anni, specialmente quando fu vice di Barack Obama: nel 2014, gli Stati Uniti eliminarono Ghana e Portogallo, cedendo di misura alla Germania nel girone, e poi al Belgio negli ottavi di finale, disputando così uno dei loro migliori Mondiali.

Già prima dell’inizio del torneo, Biden aveva dichiarato la sua ammirazione per lo spettacolo della Coppa del Mondo, ammettendo che il calcio ha tantissimi fan negli Stati Uniti e che aveva fiducia nella Nazionale. Dopo la bella vittoria all’esordio col Ghana, contattò personalmente i calciatori per congratularsi con loro per la partita.

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Il calcio ha raggiunto un livello d’importanza non da poco nella società americana, in questi ultimi anni. Il numero dei fan negli stadi e in tv è aumentato notevolmente, e il campionato locale sembra aver trovato un proprio equilibrio economico, mentre la Nazionale femminile è ormai uno dei simboli del paese. Tutto ciò ha ripercussioni economiche e anche politiche: sia Trump che Biden, infatti, hanno scelto di investire come mai prima d’ora nella propaganda durante i match di soccer.

Il calcio femminile e il rapporto con i media

È stato stimato che assieme abbiano speso quasi 300.000 dollari, tra eventi nazionali e locali: nulla in confronto a quanto è stato investito sul football, ma non tanto meno rispetto al basket e più di quanto investito nel baseball. Trump si è concentrato sui match della Liga MX, il ricco e spettacolare campionato messicano, testimoniando il suo focus sul voto dei latinoamericani. Biden, invece, è stato più super partes, investendo soprattutto sulle partite delle nazionali (soprattutto quella femminile), ma ha anche puntato molto più di Trump sul calcio: 250.000 dollari contro poco più di 28.000.

Il supporto del calcio e al calcio è solo una parte minima del complesso e stratificato rapporto della politica americana con lo sport, ma dà l’idea, se non di che aria tira negli Stati Uniti o di chi potrebbe essere il prossimo presidente, di sicuro di come il soccer non sia più un passatempo semi-sconosciuto, all’ombra dei grandi e ricchissimi sport americani.

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