calcio femminile

Non sono scarse, né sottovalutate dalle colleghe. Eppure il calcio femminile italiano non riesce completamente a diventare una realtà accertata (nonostante il grande accento mediatico, si potrebbe aggiungere). 

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Bonansea, Giacinti, Gama, Goldoni: no, non sono nomi di cineasti italiani degli anni 50, ma le grandi calciatrici italiane dei nostri tempi. Sono quelle che cercano di assicurare un presente al movimento e un’ispirazione per il futuro, e a quanto sembra, ci stanno riuscendo. Grazie a loro il calcio femminile in Italia sta uscendo dalla melma del quasi anonimato. E da loro, per forza, deve partire l’ispirazione per le colleghe più giovani. Andando oltre le difficoltà sociali, professionali e di attenzione.

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Calcio Femminile: il ruolo dei media

Nel 2018 la F.IG.C. aveva contato 25.896 calciatrici iscritte alle attività federali. E’ stato il grande salto prima dei Mondiali di Francia 2019, in cui le Azzurre raggiunsero i quarti di finale e portarono alla televisione 4,5 milioni di telespettatori. Sky Sport ha insistito molto con la trasmissione delle gare del campionato di Serie A, acquistando per la prima volta i diritti televisivi della Serie A femminile nel 2018. Il rapporto fra Sky e il calcio femminile è progredito fino ad oggi, aumentando la pubblicità degli eventi sportivi rosa.

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Intorno alla Serie A femminile sono nate delle realtà mediatiche di supporto che stanno aumentando l’interesse verso la categoria. Sky, in tutto ciò, è quella più di tutti spinge su questo settore. L’ingresso di Carolina Morace (ex allenatrice del Milan femminile) negli studi televisivi, nei commenti tecnici (prima che venisse licenziata, ndr) è stato un segnale per comunicare attenzione verso il settore. E’ nato – nel 2019 – il magazine (sia online che cartaceo) L Football, dedicato interamente al movimento calcistico rosa in Italia. La F.I.G.C femminile ha raggiunto 36,4 mila follower su Instagram e, inoltre, molta visibilità arriva anche da TIM VISION, la piattaforma OTT di TIM, sponsor del campionato.

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Proprio tutta questa attenzione mediatica, in realtà, è uno dei motivi per cui c’è qualcosa che, in fondo, in questo campionato stona. O meglio, c’è qualcosa che sembra non calzare alla perfezione.

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Calcio femminile: tanta pubblicità, ma la realtà è un’altra

I media che si stanno interessando al fenomeno del calcio femminile propongono un campionato necessariamente gonfiato. Le partite giocate allo Juventus Stadium, a San Siro, al Franchi di Firenze, sono delle straordinarie occasioni di visibilità e di promozione del campionato. Ma sono sempre partite di livello limitato. I trentamila spettatori che nell’aprile 2019 hanno popolato le tribune dello Juventus Stadium hanno visto una delle migliori partite degli ultimi anni del calcio femminile. E sono stati fortunati.

Normalmente, per quanto il livello e l’impegno sia sempre crescente e ci si è attestati su un codice tecnico di discreta sufficienza, guardare una partita di calcio femminile – allo Stadium, a San Siro, al Franchi – è ancora uno spettacolo per pochi intenditori. Le partite del calcio femminile, in Serie A, non sono ancora a un livello commestibile per tutti gli appassionati di calcio. Ci sono ancora errori molto importanti, il ritmo rimane altalenante e il tasso tecnico delle giocatrici in Serie A è ancora un po’ basso rispetto alle colleghe degli altri principali tornei europei. Inoltre, a differenza dell’Inghilterra, mancano delle giocatrici di spessore internazionale.

In estate sono arrivate in Italia diverse giocatrici straniere – Lundorf, Bujega, Spinelli, Matouskova – di un certo valore, ma quello che servirebbe veramente alla Serie A femminile del nostro paese è una giocatrice americana. Nella FA’Women Premier League è arrivata dagli States Alex Morgan, giocatrice di spessore mondiale e, senza mezzi termini, la giocatrice più forte del mondo.

Sempre in Inghilterra, il Manchester United ha portato nel suo centro sportivo Tobin Heat e Christeen Press, una coppia USA famosissima in patria e di notevole livello tecnico. In generale, in Inghilterra – dove, va detto, c’è anche un altro giro economico – c’è un investimento più massiccio nel calcio femminile. E questo per dire non che in Italia si stia spendendo poco, ma che non lo si sta facendo abbastanza.

Il movimento è in crescita ed è bene sostenerlo – informandosi sulle squadre, guardando qualche partita, interessandosi alle novità – ma inutile seguire l’hype che la televisione sta costruendo intorno alla Serie A femminile. Serve ancora tanto per stare al livello degli altri campionati, ma è anche giusto che si continui così. Qualcuno deve pur venderle.