Squadre che non esistono più - Pelé
Fonte immagine: sito ufficiale New York Cosmos

Cosa succede quando il calcio chiude i battenti? Sono tante, tantissime le squadre che nel corso della storia hanno dovuto abbandonare il sogno di splendere chiudendo i propri desideri in un cassetto a causa di problemi finanziari, appropriazioni indebite, fusioni, fallimenti o, addirittura, di morti per la guerra. 

Talmente tante dicevamo da non poterle citare tutte ma, per lo meno, annoverare nel computo alcune fra quelle più importanti. Le squadre che non esistono più spaziano dalla Germania all’Italia, passando per l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Proprio dall’Inghilterra, e più specificatamente dal Regno Unito, iniziamo il racconto di quelle squadre che non esistono più. 

FLUMINENS E L’INCUBO LDU Quito: LA MALEDIZIONE DELL’ALTURA

Cork Celtic FC: un Best per diamante

Vent’anni di militanza nella massima serie Irlandese e un campionato, quello del 1973-74, a ufficializzare l’ascesa di una squadra che troppo presto dovette lasciare il campo da gioco. Il Cork Celtic FC nacque nel 1959 quando l’Evergreen United (nato nel 1951) decise di cambiare il suo nome in Cork Celtic Football Club, iniziando una rivalità accesissima contro il Cork Hibernians della stessa città irlandese. 

Se i due secondi posti in coppa d’Irlanda e la qualificazione alla Coppa delle Coppe non rendono abbastanza giustizia al club, la stagione ’73-’74 è quella del riscatto con la vittoria del titolo grazie ai goal dell’ex Chelsea e nazionale inglese Bobby Tambling. 

Ma la notizia che desta più clamore è che negli anni successivi – fino alla chiusura del club avvenuta nel 1979 – una serie di campioni imperituri vestirono la maglia di questo strano quanto iconico club irlandese.

Geoff Hurst – autore della tripletta mondiale nel ’66 contro la Germania Ovest – e Uwe Seller – 404 gol in 476 presenze con l’Amburgo – fecero da tappeto rosso a George Best, ex numero sette dello United, che nel Cork giocò tre sole partite senza segnare mai nel 1975-76. 

Il club si sciolse alla fine della stagione 1978-79, dopo essere arrivato all’ultimo posto della League Of Ireland. 

FC Start: una storia d’onore

Tra le squadre che non esistono più, la storia del FC Start è marmorizzata nei monumenti che in tutta Kiev ricordano questa squadra leggendaria. Nata nel 1942 durante l’occupazione dell’Ucraina da parte della Germania Nazista, la Start FC venne fondata da Nikolai Trusevich, portiere della Dinamo Kiev e da un ex combattente dell’impero austro-ungarico, Kordik, per partecipare al torneo indetto nella capitale dalle truppe tedesche. 

Il legame tra i due si instaurò quando, a seguito dell’operazione Barbarossa del 1941, i tedeschi rastrellarono i giocatori professionisti delle grandi squadre ucraine spendendo i titolari della Dinamo nel campo di Darnica, appena fuori la capitale. 

Firmata una dichiarazione di lealtà al regime nazista, i giocatori poterono rientrare in città, mentre le loro famiglie si erano trasferite ad Odessa, sotto il comando delle truppe rumene. L’incontro avvenne in un panificio in cui Kodrik lavorava, facendo scattare la molla per la creazione della futura FC Start. 

Nel 1942 i tedeschi decisero di indire un torneo per rinfrancare la popolazione abbattuta dalla guerra. I partecipanti, insieme alla FC Start, rispondevano ad una guarnigione Ungherese, a una selezione rumena, al PGS, squadra di soldati semplici tedeschi, NGS Wal, composta da ufficiali magiari, la RUCH, formata da collaborazionisti ucraini e allenata dall’ex tecnico della Lokomotiv Kiev, e la FLAKELF, compagine degli alti ufficiali ed atleti nazisti. 

Carlo Nervo: dalla fascia destra a quella di sindaco

Uno spettacolo il cui copione sembrava già scritto, ma la Start FC, grazie all’unione di calciatori della Dinamo e della Lokomotiv, schianta prima la Ruch per 7-2, poi gli ungheresi per 6-2 e infine i rumeni per 11-0. Tali risultati iniziarono a destare clamore tanto che le successive vittorie contro i soldati del PGS (6-0) e gli ufficiali del MGS (5-1) fecero infuriare i tedeschi. 

Indetto un match di ritorno contro l’MGS, la Start FC vinse per 3-2 nonostante i pochi giorni di riposo e le pessime condizioni fisiche in cui versavano i suoi giocatori, guadagnandosi il diritto di affrontare in finale la Flakelf degli ufficiali nazisti. 

Sicuri di vincere, i tedeschi vennero prima schiantati 5-1 ad inizio agosto, per poi ottenere una rivincita tre giorni più tardi, nella così detta partita della morte. 

La morte sul campo 

Il 9 agosto 1942 la Start FC viene inizialmente asfaltata dagli ufficiali tedeschi che, con l’arbitro dalla propria parte, vanno a riposo sul risultato di 3-1. Negli spogliatoi si sarebbe poi avvicinato un ufficiale tedesco a sottolineare come l’esito del match non dovesse modificarsi rispetto al finale di primo tempo ma, eroicamente, i giocatori della Start risposero presente, segnando quattro goal agli ufficiali e umiliandoli pubblicamente. 

Pochi giorni dopo la Start giocherà l’ultima partita della sua breve storia, contro la Rach vincendo per otto reti a zero. Quello sarà l’ultimo momento di gloria terrena per la squadra e i suoi calciatori che in breve vennero deportati a Syrec, arrestati o uccisi. Proprio il portiere Truscevich venne fucilato il 24 febbraio 1943, assurgendo a icona della libertà nazionale a Kiev. 

Una storia struggente per una squadra che non esiste più e che, per il proprio coraggio, si meritò numerosi monumenti nella capitale ucraina, in nome di una resistenza sportiva che non verrà dimenticata. 

Squadre che non esistono più: USA 

Lasciamo il vecchio continente ora per attraversare l’Atlantico e fare rotta verso lo Yankee Stadium di New York. Lì, davanti a cinquanta mila spettatori, il 5 maggio 1971 fecero l’esordio casalingo i New York Cosmos dei fratelli Ertegün, proprietari dell’Atlanta Records e legati all’industria Warner. 

I due fratelli, dotati di ingenti capitali, iniziarono a portare alla corte dei Cosmos numerosi campioni, vincendo subito il titolo nel 1972 e ripetendosi nel 1977. Gli anni più importanti però, furono quelli in cui in squadra arrivò Pelé, che nel ’71 si era ritirato in Brasile e che negli anni precedenti a questa firma aveva solo giocato partite sporadiche con il Santos arrivando alla fatidica cifra dei mille goal in carriera. 

Al fianco del campione brasiliano, ai Cosmos arrivarono anche Giorgio Chinaglia, Carlos Alberto, Vladislav Bogicevic, Giuseppe Wilson e Franz Beckenbauer: una squadra leggendaria, che il primo ottobre 1977 festeggiò l’addio definitivo al calcio di Pelé con una sfida al Santos, che la Perla Nera giocò con entrambe le squadre. 

Il match, giocato davanti a 77 mila spettatori, finì 2-1 per i Cosmos, che con quella vittoria inaugurarono una nuova età dell’oro che coincise con altri tre campionati vinti fini al 1982. 

I CINQUE MOTIVI PER CUI PELÉ É IL PIÙ GRANDE DI SEMPRE

Le tristi vicende della NASL – campionato professionistico statunitense fino al 1984 – videro la fine progressiva di un club importante come i Cosmos, che nel 1985 chiuse i battenti. 

Riaperto nel 2009 da una cordata di cui faceva parte anche Chinaglia, il club fallì nuovamente nel 2016 dopo aver vinto i campionati NASL 2015 e 2016, per resuscitare nel 2017 sotto gli auspici del nuovo proprietario Rocco Commisso.

L’attuale patron della Fiorentina ha iscritto l’under 23 al campionato di Serie D americano nel 2018, mentre nel 2020 è tornato in auge nella terza serie proprio con i Cosmos. 

West Coast: Los Angeles Aztecs

Quando si parla di calcio e di Los Angeles non si può far a meno di pensare a David Beckham. L’ex calciatore dello United e attuale proprietario dei Miami FC, nel 2007 si spostò a Los Angeles per firmare con i Galaxy nel pieno della sua carriera luminescente al Real Madrid. 

La squadra e il campionato americano ne giovarono enormemente, iniziando quel percorso che ancora oggi necessita di attenzione per portare il campionato americano al livello che gli compete. 

Ma se torniamo indietro al tempo dei Cosmos, a Los Angeles vi era un’altra squadra che contendeva a Pelé e compagni il titolo di regina della NASL. Tra le squadre che non esistono più, una menzione la meritano i Los Angeles Aztecs, il cui simbolo era un’aquila piumata con il piumaggio a mezza luna, furono fondati nel 1974 vincendo il titolo al primo anno di militanza nella NASL.

Per loro giocarono due dei più grandi campioni nella storia del continente europeo: George Best – che firmò nel 1976 dopo la breve esperienza al Cork Celtic in Irlanda – e Johan Cruijff, che vinse nel 1979 il titolo di miglior giocatore della lega.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Johan Cruyff playing for LA Aztecs of NASL, with three stripes on his kit

Un post condiviso da Outer-toto Cup (@but.there.is.no.scoring) in data:


Allenati da Michels, gli Aztecs non arrivarono oltre quarti di finale, per poi terminare le attività a causa di problemi finanziari nel 1981. Quattro anni dopo, in coincidenza con la chiusura dei Cosmos, anche a Los Angeles chiusero i battenti, ponendo fine a un’esperienza breve ma molto intensa. 

Un muro non ci dividerà: Club Deportivo Chivas USA

Per un ultimo sguardo alle squadre che non esistono più non ci discostiamo da Los Angeles ma facciamo un balzo in avanti di circa trent’anni dalla fondazione degli Aztecs. Nel 2004 Jorge Vergara, già proprietario del Chivas de Guadalajara, si unì ad Antonio Cué Sanchez Navarro per la fondazione di un Chivas americano. 

Nato per attirare il tifo dei latinos sempre più numerosi in California, il Club Deportivo Chivas USA avrebbe dovuto trovare spazio in rosa per giocatori americani favorendo l’integrazione, ma già dal motto della squadra si capì che così non sarebbe stato. 

“Adiós Soccer. El Futbol está aquí”

Con un numero imprecisato di giocatori messicani o naturalizzati tali, il Chivas USA vinse la western conference nel 2007, per poi presentarsi ai successivi campionati con Corona, la nota marca di birra messicana, come main sponsor sulle casacche marca Adidas. 

Le difficoltà finanziarie fecero svanire il progetto di un Futbol messicano in America nel 2014, dopo dieci anni di onorata attività. 

Italia: le squadre che hanno dato vita al calcio attuale

Innumerevoli le squadre che non esistono più in Italia. Impossibile fare una conta precisa di quello che fu prima le due guerre mondiali, ma una piccola parte di esse possono ricondurci al presente conosciuto. 

Andando in mero ordine cronologico, il 1915 è l’anno di nascita del Livorno calcio, nobile decaduta della nostra Serie A oggi militante in Serie C. La sua fondazione è dovuta alla fusione tra la Spes Livorno (1906-1915) e la Virtus Juventusque (1905-1915), che durante il primo anno della Grande Guerra diedero vita al Livorno che tutti conosciamo. 

Il 1927 è l’anno di nascita dell’AS Roma, che oggi è in mano a una proprietà americana. La sua gestazione fu compiuta nell’annus domini 1927 grazie alla fusione tra la SS Alba Roma (1906-27) e la Fortitudo Roma (1908-27), che già a cavallo tra il ’26 e il ’27 aveva acquisito i diritti della Pro Roma (1911-1926) e della Roman (1901-1927). 

A Verona, nel 1928, l’Hellas Verona (fondato nel 1903) diverrà, grazie alla fusione con il Bengodi Verona, la prima squadra degli scaligeri a militare in un campionato professionistico. Oggi il club partecipa alla serie A da due stagioni consecutive. 

Nel 1944 viene fondata la Sampdoria, frutto dell’unione tra Sampierdarenese e l’Andrea Doria, due squadre che da allora non esistono più. Quello che spesso si omette, è che nel 1931 la Sampierdarenese si unì ad un’altra compagine, la Pro Liguria Bolzaneto – Genova – acquisendo così una forza societaria tale da permetterle il balzo in Serie A con la nuova Samp. 

Un sentore di Guerra, le squadre che non esistono più

Infine, il nostro paese non può esimersi dal retaggio di due guerre che lo hanno profondamente segnato. Anche il calcio venne influenzato dai conflitti che si susseguirono nel corso del trentennio 1914-1944 e a testimonianza anche due squadre che oggi non esistono più restano negli annali della storia. 

CINQUE TALENTI DA TENERE D’OCCHIO NEL CAMPIONATO PRIMAVERA

L’Associazione Calcio Savoia (1901-1914) fu creata in nome della famiglia reggente nella penisola, mentre l’Unione Sportiva Fiumana (1926-1945) rappresenta il desiderio di normalità italiana della città irredenta di Fiume, oggi in Croazia. 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Ridateci #fiume. #fiumeitaliana #irredentismo #terreirredente #gabrieledannunzio #unionesportivafiumana

Un post condiviso da Filippo S. (@fillosan) in data:


Ancora molti i club che oggi non fanno più parte degli almanacchi annuali, un numero imprecisato di cui si può solo immaginare la profondità. Queste sono solo alcune delle storie che si nascondono dietro gli scaffali polverosi del calcio del secolo passato, romantici tentativi di sport scontratesi con la realtà di un mondo in divenire. 

CONTINUA A SEGUIRCI PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO!