dwight yorke
Fonte Immagine: @footballsince86 (Instagram)

Il 3 novembre 1971 nasceva Dwight Yorke, stella del Manchester United originario delle isole di Trinidad & Tobago, considerato a ragione il più grande calciatore caraibico di tutti i tempi. Ecco la sua storia.

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Poche zone del mondo sono tanto calcisticamente sottovalutate quanto i Caraibi: terra di velocisti e musica reggae, non certo di calciatori, vuole lo stereotipo. A parte per Dwight Yorke: lui è tutta un’altra storia.

Non che sia stato il primo calciatore caraibico ad arrivare in Europa, specialmente nel campionato inglese; ma di sicuro è stato quello con l’impatto più significativo. Soprattuto perché Yorke proveniva da un piccolo e semisconosciuto arcipelago dei Caraibi meridionali, Trinidad & Tobago, due isole dai nomi spagnoli dove però si parla inglese.

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Le origini di Yorke

Nato a Canaan, una minuscola cittadina residenziale di Tobago, stretta tra l’aeroporto e le spiagge, Dwight Yorke deve la sua fortuna a una tournée che l’Aston Villa fece nei Caraibi di lingua inglese nel 1989, quando lui era ancora adolescente e giocava in una delle squadre che il Villa affrontò in loco. L’allenatore Graham Taylor lo vide giocare in attacco e, colpito dalle sua qualità, decise di portarlo con sé al ritorno a Birmingham.

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Nel marzo del 1990 già debuttava in First Division, e in breve tempo diventava un titolare dell’Aston Villa, giocando prevalentemente come ala destra, così da poter sfruttare al meglio al sua rapidità. Solo nel 1995 Brian Little intuì che, pur non essendo particolarmente alto, sarebbe potuto essere un buon centravanti: da lì in avanti, Yorke s’impose come uno dei più prolifici realizzatori del campionato inglese, vincendo quello stesso anno la sua seconda Coppa di Lega e piazzandosi quarto in campionato.

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Quelle ottime prestazioni lo portarono così alla corte di Alex Ferguson, che lo pagò poco meno di 13 milioni di sterline. Allo United, Yorke fu schierato principale come seconda punta in appoggio ad Andy Cole, formando una delle coppie d’attacco migliori della storia della Premier League. Grazie alle sue 29 reti stagionale (record in carriera), il trinidandense fu il protagonista dell’incredibile treble dei Red Devils, capaci di vincere campionato, FA Cup e Champions League, venendo quindi premiato come calciatore dell’anno.

I suoi anni allo United lo videro pian piano trasformarsi da punta in trequartista, allontanandolo dalla porta. Ma Ferguson stava anche pesantemente rinnovando la sua squadra, specialmente in attacco con l’arrivo di Van Nistelrooy. Nel giro di poco tempo se ne andarono sia Sheringham che Cole, e infine anche Yorke lasciò, raggiungendo quest’ultimo al Blackburn.

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La sua prima stagione nel nuovo club fu buona, con 13 gol complessivi, ma già dalla successiva, ormai 32enne e non più in possesso dello scatto di un tempo, il suo apporto offensivo andò in calando. Così, per Yorke arrivarono altri trasferimenti, prima al Birmingham City e poi in Australia, a chiudere la carriera nel Sydney. Ma poteva venire finire così?

L’impresa di Trinidad ai Mondiali

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Il destino aveva in serbo per lui un ultimo capolavoro: riuscire a giocare i Mondiali di calcio. Un’impresa praticamente impossibile, per Trinidad & Tobago, se non fosse stato per una generazione di fenomeni che, guidata da Yorke, riuscì a ribaltare il pronostico: agli ordini di un grande tecnico come Leo Beenhakker, c’erano diversi giocatori di lunga esperienza nel calcio europeo, come Shaka Hislop, Ian Cox, Dennis Lawrence, Carlos Edwards, Stern John e Russell Latapy.

Dopo aver eliminato facilmente la Repubblica Dominicana, Trinidad & Tobago si piazzò secondo nel girone successivo dietro al Messico, e nel torneo finale raggiunse il quarto posto, accedendo allo spareggio col Bahrein. Dopo il pareggio interno per 1-1, Yorke e compagni andarono a vincere in Asia, ottenendo una qualificazione storica: Trinidad & Tobago diventava la più piccola nazione della storia a giocare i Mondiali.

L’avventura iridata, per loro, durò appena tre partite, contro Inghilterra, Svezia e Paraguay, senza segnare gol, ma togliendosi lo sfizio di bloccare sul pareggio all’esordio gli scandinavi. Da lì, Yorke si riconquistò un posto nel calcio inglese, trasferendosi al Sunderland, che riuscì a far promuovere in Premier League nel 2007, andando così a disputare le sue ultime due stagioni da protagonista nel campionato in cui aveva trascorso tutta la carriera.

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