Il Celta di Coudet è la squadra più divertente di Spagna

Da quando Eduardo Coudet si è seduto sulla panchina del Celta, nessuna squadra ha fatto meglio dei galiziani in Liga

Se chiedete a un tifoso del Celta quale sia il suo allenatore preferito degli ultimi venticinque anni, probabilmente le risposte che otterrete saranno molteplici. Non ci sono discussioni, invece, su quale sia l’allenatore più incisivo nello stesso arco di tempo. Molti diranno Luis Enrique, ed effettivamente il catalano ha avuto il grande merito di riportare i galiziani in Europa, ma Eduardo Coudet sta facendo di più.

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Chacho è arrivato al Celta poco più di un mese fa con l’obiettivo di mettere insieme un connubio di fattori quali l’ottenimento dei risultati, la voglia di far divertire la gente e instillare nella testa dei calciatori valori che possano portare l’ambiente a empatizzare di più verso una squadra che, negli ultimi anni, è sempre stata piena zeppa di problemi. “Dobbiamo essere i primi tifosi del Celta” ha detto nel giorno della sua presentazione alla stampa.

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Fonte immagine: @RCCelta (Twitter)

Identità come chiave

Dopo la sconfitta alla prima sul campo del Siviglia, il Celta ha messo insieme quattro vittorie consecutive, inanellando la miglior partenza da tre anni a questa parte. La fotografia di questo momento, contrariamente a ciò che si può pensare, non è assolutamente rappresentata dalle giocate rapide e verticali di scuola Coudet, dalle incursioni dei laterali o dall’imprevedibilità tra le linee delle mezzepunte.

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No, tutt’altro: il vero simbolo di un Celta che funziona lo hanno ripreso le telecamere di Balaidos a metà ripresa del match contro l’Alaves, fotografando Coudet e Aspas a bordo campo mentre si scambiavano informazioni su ruolo e movimenti che il capitano doveva imbastire in campo. Identità, idee, organizzazione: “La prima cosa da fare – ha detto Coudet – è capire che bisogna giocare a calcio senza paura”.

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Coudet valore aggiunto

Quando giocava in America nel Fort Lauderdale, Coudet era diventato un idolo dai fan locali che, a ogni suo tocco di palla, gli cantavano ‘Chacho man’, sul ritmo di un celebre brano dei Village People. Il tecnico argentino è stato un calciatore di buon livello, un centrocampista d’ordine, intelligente, con una grande visione di gioco, ma contestualmente anche ruvido e tenace.

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Una volta appesi gli scarpini al chiodo ha girovagato per l’Europa a studiare gli allenatori più famosi e vincenti, per poi mettersi alla prova sulla panchina del Rosario Central. Dopo anni di anonimato il Canalla è tornato ad alzare un paio di trofei, così come successivamente fece il Racing, sempre con Chacho alla guida.

Coudet ha idee ambiziose per rivoluzionare il Celta

Poi l’avventura all’Internacional, in Brasile, dove ha rinnovato il gioco di una squadra lenta e prevedibile, puntando su un calcio veloce, arioso, efficace, senza troppi fronzoli ma soprattutto offensivo, volto principalmente a valorizzare la tecnica degli interpreti. Il quotidiano spagnolo As, presentando Coudet, ha scritto che il ‘Chachismo è una religione’, un vero e proprio modo di stare in campo e di interpretare il calcio. Cosa vista anche al Celta, sebbene i galiziani siano un progetto in fase embrionale.

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Come gioca il Celta di Coudet

“Il mister ci trasmette energia – ha detto Iago Aspas – chiede continuamente di attaccare, ama pressare alto e privilegia i piedi buoni”. Al Celta, Coudet ha portato in eredità il suo 4-1-3-2, un modulo che in Sudamerica va per la maggiore, in cui un ruolo importante viene svolto dal centrocampista a protezione della difesa. Nel caso dei galiziani, questa slot è ricoperta da Renato Tapia, peruviano rinato con Chacho.

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Nel gol segnato da Hugo Mallo, capitano e terzino destro del Celta, c’è tutti il ‘chachismo’ di cui si faceva menzione prima, con una moltitudine impressionante di uomini che attaccano, i due laterali ad accompagnare l’azione e scambi esclusivamente a due tocchi. Coudet chiede talvolta anche di forzare le giocate: meglio sbagliare di più, ma provare a divertirsi comunque. “Vogliamo instillare nei tifosi l’idea che qui si prova a giocare un buon calcio” ha detto il tecnico dopo la vittoria sul Granada.

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Oltre a Iago Aspas, il Celta sta rigenerando una serie di calciatori che sembravano oggettivamente persi. Nolito è un esempio, Denis Suarez e Santi Mina lo stesso, mentre là davanti sta trovando una continuità impressionante Brais Mendez, diventata la punta adatta per duettare nello stretto con lo stesso Aspas. E dire che qualche tifosi aveva gridato allo scandalo quando, in estate, la dirigenza aveva ritenuto opportuno non riscattare Rafinha.

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Ora guai a sedersi sugli allori: “Se vinci tutti ti amano, se perdi due partite poi torni laggiù e le critiche tornano a piovere” ha chiosato Coudet dopo l’ultimo successo del suo Celta. Durante il match contro l’Alaves, qualcuno dalla tribuna gli ha urlato ‘pecho frio’, accusandolo di essere un uomo senza attributi. Girandosi, il tecnico ridendo ha risposto: “Non sono un senza palle. Magari cornuto, ma di certo ho gli attributi”. Lui, come tutto il suo Celta.

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