Da quarta scelta a re dei bomber al Nacional: Bergessio ha conquistato l’Uruguay

Gonzalo Bergessio è il principe dei bomber in Uruguay, un traguardo non scontato viste le premesse del suo arrivo al Nacional

Quando alla fine del 2020 il Nacional di Montevideo chiuse il bilancio, i conti del club in rosso da secoli chiedevano rinunce e sacrifici per poter essere almeno in parte risanati. Occorreva tagliare le spese grosse, così la dirigenza chiamò Gonzalo Bergessio e gli comunicò la volontà di non rinnovargli il contratto.

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Il Lavandina – ‘candeggina’, soprannome nato ai tempi in cui portava in giro una capigliatura platinata – non ha accettato di buon grado la decisione, invadendo – letteralmente – le tv d’Uruguay per poter raccontare la propria verità.

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Lo ha fatto, è stato ascoltato da migliaia di tifosi, soprattutto da quelli del Bolso che non hanno perdonato al club di aver cacciato colui il quale nella capitale si era rimesso a nuovo, tirandosi a lucido dopo l’esperienza in chiaroscuro al San Lorenzo e segnando tantissimo, talmente tanto da entrare nel novero dei bomber migliori di sempre in casa Nacional.

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Il ritorno il grande stile

A inizio 2021, quando il campionato era in pausa, Bergessio è tornato al Nacional per riprendere il discorso realizzativo lasciato qualche mese prima, con i numeri che aumentavano e una squadra che, nei primi mesi dell’anno nuovo, entrava nel rush finale di una stagione prolungata a causa della lunga sospensione per via della pandemia.

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Morale della favola, il Nacional ha vinto la scommessa, visto che Lavandina è stato l’assoluto protagonista della doppia finale con il Rentistas. La sua doppietta nel match di andata ha incanalato la sfida, la rete in quello di ritorno ha chiuso definitivamente i conti, regalando al Bolso il titolo numero 48 della sua ultracentenaria storia.

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Per il resto, a 36 anni Bergessio sta sparando le ultime cartucce di una carriera comunque molto generosa, che sarebbe già potuta terminare dopo la breve parentesi al Velez, dove ha giocato poco e perso l’antico smalto sotto porta. L’Uruguay, in tal senso, lo ha rigenerato.

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Bergessio e la Serie A

Gonzalo Bergessio è anche, o forse soprattutto, una vecchia conoscenza della Serie A. Nel gennaio del 2011 il Catania lo prese in prestito dai francesi del St-Etienne e, pochi mesi dopo, lo riscattò per meno di 2 milioni di euro. Un vero affare, perché poi il centravanti originario di Cordoba con la società etnea non solo segnò tanto, ma diventò addirittura un riferimento. Prima di approdare al Nacional, infatti, il Catania era il club col quale Bergessio ha giocato di più in carriera.

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I tre anni e mezzo in Sicilia hanno quindi lasciato il segno, meno invece la stagione alla Sampdoria, preludio a una discesa continuata in Messico e poi nuovamente in Argentina. Il cerchio poteva chiudersi, ma il richiamo del Nacional ha permesso a Bergessio di ripartire da capo: “Anche quando le cose non andavano bene – ha raccontato il giorno del suo rinnovo fino a dicembre 2021 – ho sempre detto che avrei accettato qualunque accordo pur di rimanere”.

 

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Nella storia per caso

Quando nel 2018 il Nacional ufficializzò l’arrivo di Bergessio, in realtà il centravanti argentino non era affatto una scelta primaria per la dirigenza. Anzi, tutt’altro: come raccontato dai giornali dell’epoca, Lavandina rappresentava la quarta opzione sul mercato, perché l’allora tecnico Alexander Medina aveva altre priorità, come per esempio il bomber ivoriano Gerard Gohou.

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Saltate queste opportunità, si è scelto di puntare su Bergessio, che già dai primi match nei quali è stato impiegato ha lanciato messaggi molto chiari alla dirigenza. Tanti gol, molta sostanza, esperienza chiave messa al servizio della squadra. Alejandro Cappuccio, nuovo allenatore del Nacional – ironia del destino, arriva proprio dal Rentistas giustiziato dal centravanti pochi giorni fa – si è detto entusiasta di allenarlo, indicandolo come esempio esplicativo di ciò che significa arrivare ad arrivare ad alti livelli.

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