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Alla seconda stagione assoluta in Serie A il Benevento non è intenzionato a ripetere le stesse difficoltà dell’esordio: come sta andando la squadra di Inzaghi?

La sconfitta sul campo del Sassuolo ha un sapore agrodolce. Da una parte, per il Benevento, la sensazione di aver potuto strappare almeno un punto viste le condizioni favorevoli sulle quali si era incanalato il match; dall’altra, ci sono alcune evidenti indicazioni raccolte dal punto di vista del gioco sviluppato.

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Buone notizie, dalle quali Filippo Inzaghi dovrà ripartire per mettere insieme quei mattoncini che mancano per trasformare il Benevento in una squadra credibile in chiave salvezza. I sanniti non vogliono ripetere la disastrosa prima storica stagione in Serie A, quando retrocessero virtualmente già al giro di boa, ma per farlo serviranno diversi accorgimenti che Inzaghi sarà giocoforza chiamato a prendere.

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Proiezione salvezza

Il Benevento può salvarsi? Se lo chiedono in tanti, soprattutto i tifosi sanniti, ai quali va dato atto di essere ormai da anni un vero e proprio valore aggiunto per la squadra. Il primo fattore da considerare è dato dalla proiezione matematica: in 11 partite, i giallorossi hanno messo insieme altrettanti punti, con la media quindi di 1 a partita.

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Questo significa che, sull’intero campionato, mantenendo questi ritmi la truppa di Inzaghi metterebbe insieme 38 punti. Scorrendo l’ultimo decennio di Serie A, solo in due occasioni – stagioni 2015/16 e 2018/19 – una squadra è retrocessa a questa quota. Un dato quindi incoraggiante, che però non tiene conto della composizione del calendario e delle partite già giocate, la maggior parte molto difficili.

Come sta andando il Benevento

Dopo quasi un quarto di campionato, si possono però provare a tirare le prime somme di un cammino che, già dal principio, è sembrato non aver punti in comune con disastrosa prima stagione del Benevento in A. Che, come in molti ricorderanno, fece il primo punto grazie a un gol del portiere Brignoli in un match storico contro il Milan.

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Oggi i sanniti sono diversi: nelle prime 11 partite, soltanto tre volte sono stati messi pesantemente sotto: alla seconda giornata contro l’Inter, che segnò cinque reti in scioltezza proprio come capitò alla Roma un paio di settimane dopo, ma anche (e soprattutto) nella partita casalinga persa 0-3 contro lo Spezia. A queste cadute fragorose sono però state alternate altrettante vittorie.

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La più importante, e forse inaspettata, è arrivata contro la Fiorentina, giustiziata da una rete di Riccardo Improta. Curiosamente, il Benevento ha un passo migliore in trasferta, dove ha conquistato 7 punti, rispetto alle partite che gioca in casa. Il motivo? Semplice: Inzaghi punta molto su un calcio verticale fatto di transizioni e ripartenze, quindi la squadra si esprime meglio quando non deve fare la partita.

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Cosa manca alla squadra

È successo anche a Reggio Emilia, dove nella ripresa il Benevento avrebbe meritato di più, infrangendo le proprie speranze di rimonta sulla traversa colta da Iago Falque. Ecco, forse migliorare la squadra è possibile andando a intervenire sul reparto offensivo, in cui la squadra di Inzaghi è poco incisiva (solo 12 gol segnati). Lapadula in Serie A non ha mai inciso, mentre gli altri sono buoni gregari, ma niente più.

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A tal proposito, sarebbe ideale una doppia operazione in stile 2017/18, quando la famiglia Vigorito a gennaio consegnò a De Zerbi Filip Djuricic e il gigante d’ebano Cheick Diabaté. Entrambi ebbero un buonissimo impatto sull’economia della squadra, che non si salvò, ma se non altro, terminò la stagione a testa alta. Il mercato è alle porte, adesso tocca alla dirigenza giallorossa.

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