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Fonte: Instagram @radiodimerchajari

A poco più di un anno dalla disfatta russa, il cammino dell’Argentina riparte da La Bombonera: contro l’Ecuador comincia la marcia verso Qatar 2022. E in campo c’è anche Messi

Ci eravamo lasciati il pomeriggio del 30 giugno 2018, quando in quel di Kazan l’Argentina salutava definitivamente il Mondiale russo uscendo sconfitta dall’eliminatoria contro i futuri campioni del mondo della Francia. Un eurogol di Benjamin Pavard e la prova straripante di Mbappé costrinsero Messi e compagni ad abdicare, ancora una volta, senza possibilità di ribattere.

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A poco più di un anno, con una Copa America non giocata causa Coronavirus in mezzo, l’Albiceleste torna in campo per una partita ufficiale. Lo fa contro l’Ecuador, in un match valido per le qualificazioni al prossimo Mondiale, in programma nel 2022 in Qatar. Per l’occasione, la federazione ha concesso lo straordinario scenario de La Bombonera, la tana del Boca Juniors, troppo piccolo per contenere l’entusiasmo degli hinchas argentini, ma che in tempi di porte chiuse può essere ben sfruttato.

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Argentina, ripartire da Messi

Lo farà, l’Argentina, con Lionel Messi in campo: dopo aver detto addio alla nazionale, infatti, la Pulga del Barcellona ci ha ripensato ed è tornato sui propri passi, rispondendo presente alla convocazione del commissario tecnico Scaloni che, in conferenza stampa, si è detto ben felice di poter lavorarci assieme. Fascia di capitano al braccio e ruolo centrale, come sempre, di un modulo nel quale avrà totale libertà tra le linee.

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In fondo, a Messi il senso di responsabilità è sempre stato imposto. I fallimenti dell’Argentina vengono fatti passare come una sconfitta del numero 10 blaugrana e non come un disastro collettivo, a tal punto che nel biennio 2014-2016 lo stesso Leo è stato messo alle strette dai giornalisti locali, cassa di risonanza perfetta per malumori figli di una vittoria internazionale che l’Argentina non raggiunge dal lontano 1993.

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Le due finali di Copa America perse contro il Cile arrivate subito dopo la sconfitta nella finale di Brasile 2014 hanno fatto il resto. Messi aveva detto basta, ma la mediazione tra il suo entourage, la famiglia e i membri di spicco della federazione hanno fatto sì che l’allarme potesse rientrare. Serviva tempo, gli è stato concesso, e adesso c’è da programmare l’ennesimo assalto mondiale alla guida di un gruppo rinnovato che, Aguero a parte, ha perso praticamente tutti i senatori.

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Progetto Scaloni: la nuova Argentina parte da lui

Lionel Scaloni è stato un calciatore di discreto successo, passato peraltro anche Lazio e Atalanta. Non appena ha appeso gli scarpini al chiodo è entrato nei quadri federali argentini, finendo sulla panchina della Seleccion in coda al fallimento mondiale di Jorge Sampaoli. Scelta, quella di Scaloni, che doveva essere provvisoria, ma che si è trasformata in definitiva quando il quartier generale di Buenos Aires ha incassato no a profusione da tutti i possibili candidati.

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Da Nestor Pekerman a Marcelo Gallardo, passando per Mauricio Pochettino: nessuno vuole lavorare al fianco di dirgenti miopi che più di una volta hanno dimostrato quanto l’AFA sia semplicemente un ricettacolo politico nel quale occupare poltrone è più importante che agire. Così Scaloni si è adattato. Il suo score alla guida dell’Albiceleste è più che discreto: nelle 21 partite disputate fino a oggi, ha vinto 12 volte e pareggiato 5, perdendone solo 4 e segnando una media di 2 reti a match.

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Ripartire all’attacco: dal 4-3-3 al 4-3-1-2

Nel periodo in cui Messi marcava visita, Scaloni ha giocato spesso con un 4-3-3 spiccatamente offensivo, nel quale figuravano due esterni ficcanti – in tal senso, si sono rivelate fondamentali le connessioni con i due terzini – e due mezzali di palleggio e inserimento. Rispetto a Sampaoli, molto più dogmatico, Scaloni sa adattarsi meglio al materiale che ha a disposizione, ma tendenzialmente privilegia sempre la qualità.

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Col ritorno in rosa della Pulga, il ct passerà definitivamente al 4-3-1-2, dotando il proprio sistema di due punte molto mobili una delle quali è Lucas Ocampos, che in fase di non possesso – come dimostrato al Siviglia – può dare una mano sostanziosa. Con Di Maria e Aguero infortunati, Scaloni avrà la possibilità di sperimentare De Paul e Marcos Acuña nel ruolo di interni: il primo è in fase di monitoraggio pre Copa America, il secondo – appena passato al Siviglia – è un terzino che può fare di tutto.

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Davanti alla difesa invece vedremo Giovanni Lo Celso o Leandro Paredes, mentre per la mediana Exequiel Palacios ed Eduardo Salvio sono pronti a subentrare nelle rotazioni. Davanti, l’assenza del Kun spalanca le porte a Lautaro Martinez, il cui percorso verso la titolarità fissa pare ormai segnato. Interessante anche la linea difensiva studiata da Scaloni, con Gonzalo Montiel e Nicolas Tagliafico terzini e la coppia Otamendi – Martinez Quarta in mezzo.

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In porta, fermatosi Musso, Franco Armani dovrebbe vincere il ballottaggio con Emiliano Martinez. Insomma, Scaloni ha avuto diverse intuizioni e, parallelamente, portato avanti un discorso di svecchiamento generale, spalleggiato fortemente dalla federazione. Ma ora servono risposte sul campo: in tal senso le sfide contro Ecuador e Bolivia cominceranno a dirci qualcosa nell’immediato. Ma, soprattutto, a prospettarci diversi scenari per il futuro di un’Argentina che deve tornare a vincere.

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