aaron hickes

Classe 2002, già avvicinato in passato da squadre del calibro di Manchester City e Bayern Monaco, Aaron Hickey sarebbe invece ormai prossimo a trasferirsi al Bologna, che lo preleverà dall’Heart of Midlothian: sarà il 5° scozzese nella storia della Serie A e ha tutto per lasciare il segno.

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Aaron Hickey, scommessa vincente

Se c’è qualcosa che l’ultimo campionato ha insegnato al Bologna è che per costruirsi un futuro da club di fascia medio-alta è fondamentale partire dalle basi, e cioè da una fase difensiva che dovrà assolutamente essere migliorata.

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Nella Serie A 2019/2020 quella felsinea è stata la 14esima difesa del torneo e, soprattutto, ha incassato almeno una rete in ben 33 partite consecutive, dalla 6ª all’ultima giornata, numeri che certo non sono sfuggiti né al ds Walter Sabatini né al tecnico Sinisa Mihajlovic.

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I primi interventi sul calciomercato, però, hanno riguardato due terzini dotati di caratteristiche offensive molto importanti, a dimostrazione del fatto che più che intervenire su un reparto dove comunque gli uomini di qualità non mancano il Bologna stia cercando di equilibrare la situazione per non trovarsi, come del resto è accaduto più volte la scorsa stagione, a corto di uomini o con giocatori inadatti a ricoprire il ruolo di esterno difensivo.

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Si spiegano così l’arrivo dello svincolato Lorenzo De Silvestri a destra e quello ormai prossimo di Aaron Hickey a sinistra: il primo arriva dal Torino, è un giocatore di grande esperienza e conosciuto da chiunque mastichi qualcosa di Serie A, il secondo invece si presenta come un talento tutto da scoprire, una scommessa su cui tifosi e addetti ai lavori al momento si dividono ma che presto potrebbe mettere tutti d’accordo.

Parliamo infatti di un calciatore ancora giovanissimo ma con qualità davvero importanti, che potrebbero permettergli di lasciare il segno: dovrà essere bravo il Bologna a proteggere il proprio investimento, favorendone la crescita senza però caricarlo di troppe pressioni e aspettative.

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Aaron Hickey, caratteristiche tecniche

Seguito negli ultimi mesi da un’infinità di top club, dal Celtic ai Rangers di Glasgow, dal Bayern Monaco campione d’Europa al Manchester City di Pep Guardiola, Aaron Hickey sembrerebbe aver scelto Bologna proprio perché convinto delle proprie qualità e dopo aver constatato che in Emilia avrebbe sicuramente trovato più spazio per esprimerle.

In questo senso il ruolo di alternativa a Mitchell Dijks sembra l’ideale per lui: dopo una partenza difficile, sotto le Due Torri l’olandese è tornato quello che prometteva benissimo ai tempi delle giovanili dell’Ajax e rappresenta una delle certezze su cui può contare Mihajlovic ma che ogni tanto sarà per forza di cose costretto a rifiatare anche per stare alla larga dai guai fisici che spesso lo hanno tormentato.

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Aaron Hickey, 18 anni compiuti lo scorso 10 giugno, può così rappresentare un’alternativa intrigante, da far crescere poco alla volta. Certo il campionato scozzese, l’unico che ha ovviamente frequentato fino a oggi, è decisamente meno competitivo della Serie A: sarà necessaria tanta applicazione, soprattutto dal punto di vista tattico, ma conoscendo Mihajlovic il ragazzo e la sua attitudine verso i giovani il ragazzo può stare sicuro che se meriterà avrà lo spazio che cerca.

Un terzino d’assalto e non solo

Fisicamente ancora acerbo ma straordinariamente dinamico, Aaron Hickey si presenta con caratteristiche tecniche davvero interessanti: ambidestro, può operare su entrambe le fasce sia come ala – ruolo ricoperto nelle giovanili – che come terzino, posizione con cui si è imposto al Tynecastle Stadium esordendo in prima squadra non ancora 17enne. Proprio per questo piaceva a Guardiola, che avrebbe potuto svilupparlo come un vero e proprio jolly capace di fare il terzino, il terzino invertito, l’ala e l’attaccante esterno.

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Arrembante nel dribbling, dotato tecnicamente, può colpire dalla distanza e pennellare cross in mezzo all’area a getto continuo e con buona qualità, dato che nonostante la giovanissima età e lo stile di gioco molto aggressivo appare decisamente maturo e lucido anche sotto pressione, persino all’interno della propria area di rigore.

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I difetti? Atleticamente può e deve ancora migliorare, per poter tenere testa nel corpo a corpo agli avversari, mentre al momento i dubbi sulle sue qualità difensive, soprattutto riguardanti la lettura del gioco avversario, sono più che legittimi. La sensazione è che si tratti comunque di un ragazzo con la testa sulle spalle, ambizioso quanto basta e pronto a imparare per completarsi come calciatore di alto livello.

Una scommessa, certo, ma che promette più che bene, e che resterà sempre un eroe per gli Hearts dopo il gol – l’unico in carriera in 34 partite da professionista – che ha deciso lo scorso settembre il derby contro l’Hibernian, un tiro di destro deviato da un difensore che gli ha permesso di farsi conoscere in tutta Europa.

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Il 5° scozzese nella storia della Serie A

Aaron Hickey sarà il 5° scozzese nella storia della Serie A: il primo fu Denis Law, straordinario campione transitato al Torino nella stagione 1961/1962 e che pur facendo molto bene se ne andò dopo appena 12 mesi (27 presenze, 10 gol) per formare al Manchester United la “Holy Trinity” con George Best e Bobby Charlton che gli avrebbe permesso di conquistare il Pallone d’Oro 1964, 2 campionati inglesi e una Coppa dei Campioni.

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Con la riapertura delle frontiere sarebbero arrivati in Italia anche Joe Jordan e Graeme Souness: il primo, soprannominato “lo Squalo” a causa dei denti rotti nei duri scontri con i difensori avversari, per indossare le maglie di Milan e Verona, il secondo per operare come regista nella Sampdoria. Pur godendo di grande considerazione nel calcio britannico, entrambi non hanno lasciato certo il segno.

Jordan ha messo a referto appena 3 gol in 2 stagioni in Serie A (ma 10 reti con il Milan retrocesso in Serie B), Souness invece, pur contribuendo al primo successo nella storia della Sampdoria – la Coppa Italia 1985 – arrivò ormai in fase calante e restò per due stagioni sotto la Lanterna distinguendosi comunque per l’eleganza nel tocco che lo aveva reso un idolo con la maglia del Liverpool, con cui del resto aveva vinto la bellezza di 5 campionati inglesi e 3 Coppe dei Campioni.

Ultimo prima di Hickey, Liam Henderson: mezzala dinamica e grintosa, è tutt’ora di proprietà del Verona che la scorsa stagione, dopo avergli permesso di collezionare 4 gettoni in Serie A, lo ha girato a gennaio in prestito all’Empoli. In Italia dal gennaio 2018, quando fu acquistato dal Bari, Henderson deve ancora dimostrare di avere quello che serve per distinguersi in massima serie. Un esame che presto dovrà sostenere anche Aaron Hickey: la sensazione è che se tutto andrà come deve andare il nostro campionato presto avrà trovato un nuovo, intrigante, protagonista.

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