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Fonte: Instagram @inter

Il quinto turno di Serie A rilancia le ambizioni di Inter e Napoli, mentre la Juventus – che non vince dalla prima giornata – si interroga sul proprio processo di crescita

Dopo cinque partite, ecco finalmente l’Inter (per altro, in un momento di difficoltà). La squadra di Conte è stata finalmente capace, dall’inizio del campionato, di giocare una bella partita e di vincere lasciando in campo certezze. Barella è e sarà sempre il giocatore migliore di questo centrocampo contiano; la LuLa, fra mille crisi e pericolosi indizi di addii, è il grande punto di forza di questa squadra.

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Espugnare Marassi ha un significato molto importante, perché il 2-0 al Genoa arriva in un match nel quale Conte sceglie un po’ di turnover e mette nel mirino la prossima, complicata, partita di Champions League. Oltre alla prestazione già sottolineata di Barella, va detto che anche Darmian sembra essersi inserito alla grande nel mood ‘contiano’. Cosa manca, quindi, per fare il salto definitivo? Che Eriksen aumenti i giri e che la difesa si consolidi ermetica. Poi, ci si può davvero divertire.

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Napoli cinico: che reazione dopo l’AZ

Grande rispetto lo merita anche Rino Gattuso. Vincere il derby del Vigorito – da leggere: vincere una partita in trasferta contro una squadra agguerrita e che sente molto più degli azzurri il derby – vuol dire che, come pensavamo in molti, lo scivolone interno con l’AZ Alkmaar di Europa League è stato, appunto, solo una buccia di banana. Di cui Gattuso ha ammonito della leggerezza con cui ci si è scivolati sopra.

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Il Napoli ha mostrato molto carattere a Benevento – così come anche la squadra di Inzaghi, e non è la prima volta in questo contorto inizio di stagione – e vincere una sfida in trasferta ricorda molto quelle tante partite vinte in sofferenza dal suo Milan lontano da San Siro. Mezzi tecnici, carattere ma anche tanta incertezza nella prestazione: stavolta Gattuso è andato oltre, e convince sempre di più.

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La Juventus è un cantiere aperto

Una delle notizie più clamoroso di questo primo scorcio di Serie A è senza dubbio l’unica vittoria sul campo della Juventus. I bianconeri, bloccati in casa da un coriaceo Verona, devono ancora trovare una dimensione definitiva ma, con i tanti infortuni e con la fase sperimentale che sta affrontando Pirlo, non è facile. Certezze? Morata, di nuovo in gol come col Crotone (annullato anche stavolta), e un Kulusevski capace di entrare e spaccare la partita.

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Di là, Juric si conferma allenatore bravo a ottimizzare le risorse. Il Verona corre tanto, lo fa bene e sfrutta quel poco che riesce a creare. Molto sfortunato Andrea Favilli, che segna dopo essere entrato in campo per poi abbandonarlo nel giro di pochi minuti. Il pressing alto, l’intensità e i raddoppi costanti dell’Hellas hanno messo in difficoltà una Juventus che, in questa Serie A, forse ha finalmente trovato pane per i propri denti.

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Sampdoria, la sorpresa della Serie A

Dopo le prime due sconfitte consecutive Claudio Ranieri deve aver strapazzato per bene i suoi ragazzi. La Sampdoria, dopo la caduta casalinga contro il Benevento, ha fatto percorso netto: nell’ultimo turno di Serie A ha battuto 3-1 l’Atalanta a domicilio, sciorinando un’ottima prova su un campo complicato. Quagliarella è un leader, Damsgaard e Thorsby travolgenti.

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Ranieri ha vinto la sfida contro Gasperini, che nel postpartita farà mea culpa. In campo si è visto un 4-4-2 organizzato e ben distribuito. A volte le cose semplici sono le migliori e l’ex manager del Leicester, che sul concetto di semplicità ci ha costruito una carriera, ha trovato l’ambiente ideale per metterle insieme. Obiettivo salvezza, come sempre, ma magari con qualche mese d’anticipo.

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Lazio, Fiorentina e Torino: che fate da grandi?

La vittoria su misura contro il Bologna fa riaccendere spie d’allarme in casa Lazio. Come si può rischiare di non vincere una partita nella quale hai dominato? I biancocelesti confermano la buona forma vista contro il Dortmund, ma faticano ad avere la meglio su un Bologna che, dopo la rete di De Silvestri, sfiora addirittura il clamoroso pareggio. In gergo, quello della Lazio si chiama ‘braccino’, una patologia cronica anche nel Torino, bloccato sul 3-3 a Sassuolo dopo aver dominato per 80 minuti.

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E la Fiorentina? Vince, ma non convince, permettendo all’Udinese di rimanere in un match che i Viola parevano aver già ammazzato dopo 50 minuti. E invece no, nonostante la vena di Castrovilli – due gol e un assist: in settimana c’era chi voleva panchinarlo per Pulgar -, la buona prestazione di Callejon e il rientro, nel suo ruolo naturale, di Amrabat. Iachini depotenzia la Fiorentina? Se lo chiedono in molti, soprattutto in città e tra i tifosi. Ma per Commisso, almeno al momento, è tutto ok.

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Spezia e Crotone, che sfortuna!

Un gran plauso, nuovamente, allo Spezia, ripreso per la coda al Tardini da un gol allo scadere di Kucka. Immeritato, per ciò che si è visto in campo, perché la squadra di Italiano – seppure molto limitata dal punto di vista qualitativo – ha un’identità forte e sa cosa fare col pallone tra i piedi. Viceversa, Liverani è forse l’allenatore più in difficoltà dell’intera Serie A: l’ex Lecce gestisce una rosa che non ha alcuna affinità con il suo credo. Difficile, su queste basi, che il matrimonio col Parma possa andare avanti.

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Sfortunato, e tanto, il Crotone: sconfitti 4-2 a Cagliari, i calabresi hanno fornito una prestazione coraggiosa, depotenziata dall’ingenua espulsione di Cigarini a inizio ripresa. Però Simy e Messias, pur nella loro semplicità, sono delizia per gli occhi. I sardi invece sono più imprecisi, ma davanti hanno molte soluzioni e, prima o poi, i gol arrivano. E che perla, quella di Lykogiannis, una punizione dritta all’incrocio, imprendibile per Cordaz.

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