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Fonte: Instagram @rangersfc

Tra campionato ed Europa League, i Rangers hanno dimostrati di essere finalmente tornati. Ora manca solo più un trofeo, ma Gerrard ci sta lavorando

Primo posto in campionato davanti ai rivali storici di sempre, prima piazza provvisoria anche in Europa League, alla vigilia del doppio scontro al vertice contro il Benfica. Ci sono stati inizi di stagione peggiori per i Rangers, la squadra della metà blu di Glasgow, nonché fiera rappresentante del tifo protestante e anima di una città che fa dell’ideologia religiosa il suo cavallo di battaglia principale. La compagine di Steven Gerrard sembra finalmente matura per poter alzare l’asticella, come dimostrato in coppa.

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La vittoria di misura sul Lech Poznan permette ai Gers di rimanere a punteggio pieno e, vista la classifica, di ipotecare il passaggio ai sedicesimi di finale. Mica male, per chi solo 8 anni fa subiva l’onta e l’umiliazione di un fallimento incredibile. Per ritornare in alto ci sono voluti anni di lavoro, pazienza e sacrifici, mentre la metà verde di Glasgow – almeno in patria – metteva insieme titoli su titoli. Ma oggi, forse, le gerarchie stanno finalmente per soverchiarsi.

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Un doloroso fallimento

Estate 2012. A Edimburgo si riuniscono i presidenti delle 12 squadre partecipanti alla Scottish Premier League. All’ordine del giorno c’è una votazione che può sconvolgere definitivamente l’equilibrio calcistico locale. Bisogna decidere se, dopo aver dichiarato fallimento, i Rangers possono rimanere in Premiership nel momento in cui la società presenterà le adeguate garanzie. I risultati sono schiaccianti e la votazione finisce 10 a 2, ovviamente per i no.

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Ciao Rangers, quindi, e arrivederci a chissà quando. A pochi giorni dall’ufficialità, i tifosi dei Gers scendono in piazza per mettere in scena una delle più grandi manifestazioni che la storia scozzese ricordi. Decine di migliaia vogliono, pretendono, esigono di urlare il loro orgoglio protestante per le strade di una delle città più hipster d’Europa.

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“Se giocherete per strada, noi saremo lì accanto, sui marciapiedi”. Comincia così la lettera firmata dai tifosi che, nonostante l’ignominiosa retrocessione in quarta serie, sanno di poter camminare a testa. Non vi abbandoneremo mai: è questo il senso del messaggio. E, a ben vedere, hanno mantenuto la promessa: nella cavalcata dalla Third Division alla Premiership, durata quattro anni, Ibrox non si è mai svuotato.

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La rinascita: come i Rangers si sono ripresi la Scozia

Da David Murray a Craig White, passando per un’amministrazione controllata che ha portato al fallimento. Chi avrebbe mai immaginato il ritorno così veemente dei Rangers? Certo, in Scozia sono un’istituzione, ma il grosso debito contratto col fisco nel 2012 – contrariamente a ciò che avviene in altri paesi – non gli ha evitato la bancarotta, né la cessione a una nuova NewCo proprietaria alla simbolica cifra di un euro.

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Il ritorno in Premiership è stato una vera e propria liberazione, ma l’impatto col calcio di prima divisione non è stato affatto facile. Negli anni, i Rangers avevano convinto alcune vecchie glorie a rivestire la maglia del club, ma i primi tempi sono davvero duri. La qualificazione all’Europa League viene subito seguita da una dolorosa eliminazione contro i lussemburghesi del Progres Niedercorn e, in campionato, il Celtic rimane avanti. Fino a quando, ad Ibrox, non arriva un manager in grado di dare una svolta.

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L’epopea di Steven Gerrard

Quando nell’estate del 2018 i Rangers ufficializzano Steven Gerrard, l’ex centrocampista del Liverpool capisce subito che, prima dei discorsi di campo, va fatto un lavoro molto profondo sulla mentalità. Che va ritrovata, ovviamente, perché negli anni precedenti il Celtic aveva giocoforza scavato un solco sportivo. E così, mentre gli Hoops perdevano all’improvviso Brendan Rodgers, Stevie G dava spunti importanti alla dirigenza sulla tipologia di acquisti necessari per rilanciare i Gers.

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Sotto la gestione Gerrard, i Gers hanno bruciato le tappe, perché le intuizioni del manager inglese – finito nel mirino della critica in quanto ex bandiera dei Reds, che hanno diverse affinità storiche con il Celtic – si rivelano vincenti. Alcuni di questi, tipo Borna Barisic e Steven Davis, sono titolari a tutt’oggi; altri, come Jermaine Defoe – che ha accettato la destinazione per onorare una promessa fatta a Bradley Lowery, suo giovane amico ai tempi del Sunderland scomparso in circostanze tragiche -, hanno aiutato a fare quel salto di qualità a livello mentale che mancava dopo il ritorno in Premiership.

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Cosa manca ai Rangers per vincere?

Ora serve un trofeo. Nient’altro. Se poi fosse il campionato, ancora meglio. In due anni Gerrard ha lavorato a 360 gradi, entrando in simbiosi con un ambiente esigente ma passionale, che lo ha subito ‘adottato’ capendo quanto materiale ci sia dietro quest’uomo alla prima esperienza in panchina. Stevie G, che è sempre stato di poche parole, ha risposto con il duro lavoro. Si chiedeva carattere, ordine e organizzazione? Missione compiuta. E adesso, i Rangers vogliono tornare a vincere.

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Per farlo c’è bisogno di tutti e, proprio per questo motivo, nell’ultima campagna di mercato la dirigenza non solo è intervenuta in maniera massiccia per puntellare la squadra, ma non ha ceduto nemmeno i big che avevano richieste. Per questo motivo oggi i tifosi dei Rangers si godono ancora le follie di Alfredo Morelos, attaccante colombiano pescato in Finlandia, dai colpi micidiali e dal carattere fumantino. Nell’undici titolare, i Gers non sono (più) inferiori ai Bhoys. E anzi, nel primo Old Firm stagionale hanno pure vinto 2-0. Impossibile nascondersi, quindi. Ma nessuno pare più intenzionato a farlo.

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