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Michele Di Gregorio, il custode dei sogni del Monza pronto al grande salto

Di Gregorio, 24enne portiere del Monza in prestito dall’Inter, è uno dei giocatori più interessanti di questa stagione di Serie B. Scopriamolo insieme

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“Uno stadio da serie A”. Così Silvio Berlusconi ha definito il Brianteo di Monza, ribattezzato recentemente U-Power Stadium, dopo gli ingenti lavori di ammodernamento che hanno letteralmente trasformato l’impianto monzese negli ultimi mesi.

Fiore all’occhiello della nuova proprietà, meritava evidentemente un “custode” all’altezza, un portiere che riuscisse nello stesso tempo a dare sicurezza e rappresentasse il mattone sul quale costruire una difesa solida per dare l’assalto alla massima serie. In questo senso, Michele Di Gregorio è certamente l’uomo giusto, uno di quelli a cui mister Brocchi non rinuncia mai.

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Un prospetto molto interessante e dagli ampi margini di miglioramento, destinato a palcoscenici ancora più importanti, ammesso e non concesso che proprio il Monza possa essere in futuro il club in grado di valorizzare al meglio uno tra i migliori profili in circolazione nel ruolo di portiere.

Di Gregorio, colonna portante di un progetto ambizioso

Settimo rinforzo in ordine cronologico della campagna acquisti operata la scorsa estate dal Monza, Di Gregorio è stato fortemente voluto da Adriano Galliani. Braccio armato della nuova proprietà, l’ex storico amministratore del Milan ha allestito assieme al direttore sportivo Antonelli una squadra di assoluto valore per la categoria nonostante le tante difficoltà connesse all’emergenza pandemica.

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Così, se in un primo momento la presenza di un portiere esperto come Eugenio Lamanna poteva far pensare a interventi più urgenti in altri reparti, la decisione di affiancargli il classe ‘97 scuola Inter ha chiarito una volta di più l’ambizione dei brianzoli nel voler recitare un ruolo da protagonisti anche in serie B.

Divenuto da poco padre, Di Gregorio è tornato a due passi dalla sua Milano, la città dove è nato e cresciuto calcisticamente. Entrato a far parte del settore giovanile dell’Inter dall’età di 6 anni, nel 2017 ha culminato il suo percorso in nerazzurro vincendo da protagonista e con la fascia di capitano al braccio il campionato Primavera.

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Inizialmente un po’ recalcitrante all’idea di dover lasciare dopo tanti anni il club che tanto gli aveva dato, dopo aver compreso che per lui le porte della prima squadra non si sarebbero spalancate così facilmente, Di Gregorio ha realizzato che la sua carriera di calciatore dovesse compiersi altrove.

di gregorio
Fonte: @micheledigregorio22 (Instagram)

Renate, Novara, Pordenone, Monza: così la speranza è divenuta certezza

Ad accoglierlo, appena ventenne, è il Renate, ambiziosa società con sede a Meda capace nelle ultime stagioni di ritagliarsi un ruolo da protagonista in serie C. Disputa 33 partite in campionato, attirando le attenzioni così le attenzioni di diversi club di B, pronte a garantirgli la continuità necessaria ad accrescere il proprio bagaglio di esperienza.

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A spuntarla è l’Avellino che di lì a poche settimane verrà estromesso dal torneo a causa di alcune inadempienze amministrative. Alla fine di luglio del 2017, Di Gregorio si ritrova così senza squadra ma è evidente come un portiere del suo calibro non possa restare fermo al palo. Il ruolo dell’Inter è decisivo nell’intavolare una trattativa lampo che questa volta lo porta a Novara, dove diverrà uno dei punti cardine della squadra capace di arrampicarsi fino al secondo turno dei playoff promozione.

L’appuntamento con la cadetteria è solo rimandato. Con il Pordenone di Attilio Tesser, autentica rivelazione dello scorso campionato cadetto, Di Gregorio gioca una stagione superlativa, distinguendosi come uno dei migliori portieri in assoluto. Esplosivo tra i pali, sicuro sulle palle alte, tanto spericolato quanto estremamente efficace nelle uscite basse. Il suo stile ricorda per certi versi quello di Angelo Peruzzi, del quale appare l’evoluzione nel modo di interpretare il ruolo di portiere moderno abile anche a far partire l’azione.

La consacrazione e il possibile ritorno alle origini

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19 presenze, 17 reti incassate, in dieci occasioni è rimasto imbattuto. Numeri inequivocabili, soltanto in parte giustificati da una rosa di valore come quella del Monza, tra le candidate alla promozione diretta. Effettivamente, paragonando i suoi numeri a quelli dello scorso campionato, è possibile notare come Di Gregorio effettui meno parate, subendo quasi un tiro in meno di media a partita (3.12 attuali contro 4.03, dati Wyscout). Ciò significa che para meno e meglio rispetto al passato, caratteristica peculiare dei portieri delle grandi squadre.

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Fonte: @micheledigregorio22 (Instagram)

Non ingannino le quattro reti incassate dal Monza nell’ultimo turno con il Venezia. Chi ha visto la partita, sa perfettamente quanto soltanto alcuni suoi grandi interventi siano stati decisivi per evitare un passivo ancora più pesante. Per la prima volta fuori dalle prime due posizioni dopo diverse settimane, i brianzoli avranno a disposizione otto giornate per centrare l’obiettivo dichiarato: la promozione in A (evento mai verificatosi nella storia del club).

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In prestito dall’Inter, Di Gregorio ha la possibilità di essere riscattato per una cifra di circa 8 milioni, con i nerazzurri che manterrebbero una sorta di prelazione su di lui in futuro. Non è un mistero infatti che tra i papabili profili sondati per sostituire Samir Handanovic, ci sia anche lui, stimato e attenzionato spesso da vicino dalla dirigenza.

A Milano del resto tornerebbe anche a piedi e non soltanto per via della breve distanza tra i due capoluoghi di provincia. Il debito di riconoscenza, il legame affettivo che ancora lo lega alla società che l’ha accompagnato sin da quando era un bambino, sono rimasti intatti. A ventiquattro anni, in costante crescita, Di Gregorio ha bisogno soprattutto di giocare e essere considerato per quel che è: un portiere estremamente affidabile dai margini di miglioramento ancora ampi, punto fermo in grado di guidare il reparto difensivo, certezza su cui poter contare.

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Domenico Mancini
Domenico Mancini
Classe '85, portalettere nella vita. Mi piace scrivere di calcio nei suoi risvolti più nascosti e raccontare le storie di chi fatica e suda lontano dalle luci dei riflettori, con particolare attenzione ai giovani. Minutidirecupero.it mi aiuta a immaginare ciò che poteva essere e non è stato, senza rimpianti.

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