Home Calcio Estero Marco Rossi, l’allievo di Bielsa e Lucescu che ha risvegliato l’Ungheria

Marco Rossi, l’allievo di Bielsa e Lucescu che ha risvegliato l’Ungheria

marco rossi
Fonte Immagine: @tribunofficial (Instagram)

Marco Rossi è l’uomo dietro la qualificazione dell’Ungheria agli Europei 2020, oltre al piccolo genio Szoboszlai. La sua è la storia di un tecnico caparbio che, dopo una lunga gavetta lontano dall’Italia, ha saputo conquistarsi il suo posto al sole.

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Le qualificazioni agli Europei ci hanno regalato un’altra impresa, con il successo dell’Ungheria, capace di rimontare nei minuti finali l’Islanda, che così resterà fuori dalla fase finale di un grande torneo per la prima volta dal 2016.

Dietro al trionfo dell’Ungheria non c’è solo l’esplosione della stella Dominik Szobozlai, ma anche il grande lavoro di un allenatore italiano giramondo, Marco Rossi, che in terra magiara ha saputo costruirsi una carriera solida iniziata resuscitando la mitica Honved.

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I modelli di Marco Rossi

Rossi è stato un buon difensore cresciuto nei ragazzi del Torino ma messosi in mostra soprattutto nel Sud Italia nel corso degli anni Ottanta, prima di approdare al Brescia nel 1988. Qui, nel 1991, ha conosciuto Mircea Lucescu, il tecnico rumeno sedutosi sulla panchina delle Rondinelle in quel periodo. “Da Lucescu ho preso lezioni di tattica individuale: secondo lui in un professionista la tecnica è già matura, ma il senso tattico non si smette mai di affinarlo” spiegava ieri Rossi sulle pagine di Repubblica.

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Nella prima metà degli anni Novanta, l’attuale tecnico dell’Ungheria ha vissuto il suo periodo migliore, arrivando a giocare in Serie A e, nel 1993, firmando con la Sampdoria, che solo l’anno prima era stata in finale di Coppa dei Campioni. Nel 1995, poi, un’altra esperienza fondamentale e insolita, per un giocatore italiano: il trasferimento all’America, in Messico, dove si ritrovò allenato da Marcelo Bielsa.

“Già all’epoca lo chiamavano il Locospiega sempre Marco Rossi – perché era maniacale, quasi paranoico nello studio e la cura dei dettagli tattici. Aveva un ufficio al centro sportivo dell’America e a qualsiasi ora del giorno era dentro a guardare le VHS con le partite”.

Ancora oggi Rossi ricorda l’importanza avuta da questi tecnici nella sua formazione e nello sviluppo di un approccio tattico personale. Di ritorno dal Messico, dopo un passaggio dall’Eintracht Francoforte, Rossi ha chiuso la carriera da giocatore in Italia e poi ha iniziato ad allenare, senza però ottenere particolare fortuna. Così, è arrivata la decisione di tentare un’altra avventura all’estero.

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La resurrezione della Honved

Nel 2012, Marco Rossi ha trovato un ingaggio alla Honved, storica squadra ungherese la cui maglia fu indossata dalla leggenda Ferenc Puskas, ma che non vinceva il campionato dal 1993. In quel periodo, la società era controllata dall’imprenditore Gyorgy Szabo, noto anche con il suo nome americano di George F. Hemingway, che aveva già scelto nel 2009 un allenatore italiano, Massimo Morales, e successivamente anche il direttore sportivo Fabio Cordella.

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Alla Honved, Rossi ha trascorso due periodi distinti, entrambi tra i migliori della storia recente del club di Budapest, riportandolo a competere ai massimi livelli del calcio locale. Assieme ai suoi collaboratori storici, Giovanni Costantino e Cosimo Inguscio (che nella sfida di ieri con l’Islanda era capo allenatore, data la positività al coronavirus di Rossi), ha rivoluzionato la Honved non solo a livello tattico, ma anche gestionale, a partire dalla selezione dei giocatori della rosa.

Nel 2017, grazie all’arrivo di Davide Lanzafame in attacco, la Honved di Rossi è tornata a vincere il campionato, e il tecnico piemontese è stato premiato come allenatore dell’anno, ponendo le basi per il suo passaggio in Nazionale, dopo un’altra breve esperienza in Slovacchia nel DAC Dunajska Streda.

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Rossi ha assunto la carica di ct magiaro nel 2018, subito dopo l’addio di Bernd Storck, che aveva qualificato l’Ungheria agli Europei del 2016. L’allenatore italiano ha trasferito il suo metodo di lavoro in Nazionale e ha portato in rosa alcune novità, come il già citato Szoboszlai, ma anche Willi Orban del RB Lipsia, l’ex-romanista Loic Nego, e anche un suo pupillo dai tempi della Honved, il centrocampista Filip Holender.

Il percorso di qualificazione dell’Ungheria è stato tutt’altro che semplice, e la qualificazione dei ragazzi di Marco Rossi è probabilmente la più incredibile del torneo: i magiari hanno infatti chiuso solo al quarto posto nel girone, dietro a Croazia, Galles e Slovacchia e davanti soltanto all’Azerbaijan, totalizzando appena 12 punti ma riuscendo a entrare lo stesso nei play-off, dove hanno eliminato prima la Bulgaria e poi appunto l’Islanda.

La prossima estate, Marco Rossi vivrà un’esperienza unica e il coronamento di un percorso di carriera non comune, fatto di sacrifici e gavetta. Ma in Italia dice che non ci tornerà mai più: “Non c’è cultura sportiva, né pazienza”. Ormai, sembra aver trovato la sua dimensione sulle rive del Danubio.

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