I successi del Manchester City sono dovuti solo ai soldi?

I successi del Manchester City non dipendono solo dai soldi, dice Guardiola: a che cosa si riferisce l’allenatore della prima finalista della Champions League?

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“Non siamo qui solo grazie ai soldi” ha detto Pep Guardiola dopo aver raggiunto la qualificazione alla prima finale di Champions League della storia del Manchester City. Una dichiarazione che fa un certo effetto, visto che stiamo parlando di un club che nelle ultime cinque stagioni ha speso oltre 700 milioni di euro in giocatori.

E d’altronde solo lo scorso febbraio l’allenatore catalano dichiarava tranquillamente che “Abbiamo un sacco di soldi per comprare un sacco di giocatori incredibili”. Quindi il suo discorso di martedì sera non deve essere inteso come un negazione del peso del denaro della proprietà araba nei successi della sua squadra, ma come un invito a guardare al quadro più complessivo.

L’espansione del Manchester City

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1,4 miliardi in giocatori dal 2008 a oggi: sono questi i numeri che balzano maggiormente all’occhio della proprietà di Mansour bin Zayed Al Nahyan, membro della famiglia reale di ABu Dhabi e direttore sportivo del Manchester City. Ma guardare solo ai giocatori è un modo abbastanza superficiale di considerare gli investimenti di un club di calcio: i Citizens sono infatti stati ristrutturati in maniera massiccia a livello societario, ben aldilà dei confini della rosa.

mansour manchester city
Fonte: @City_Chief (Twitter)

Grandi investimenti sono stati fatti nel consolidamento della società e nell’espansione del suo business. L’aspetto più rilevante è senza dubbio quello che riguarda i lavori di ammodernamento del City of Manchester Stadium, dal 2011 noto con il nome commerciale di Etihad Stadium, che hanno aumentato la capienza a circa 55.000 posti nel 2010.

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A questo si aggiungono anche i lavori di ristrutturazione e ampiamento del centro sportivo del club, e l’espansione nel calcio femminile del 2012: da allora sono stati realizzati importanti acquisti anche tra le donne (i più recenti, quelli di Lucy Bronze e delle stelle statunitensi Rose Lavelle e Sam Mewis), vincendo un campionato e tre FA Cup.

La creazione del brand: il City Football Group

Uno dei progetti più discussi del Manchester City è senza dubbio il City Football Group, il progetto di holding calcistica che da diversi anni acquista club in giro per il mondo e, spesso rinominandoli e cambiandone i colori sociali, sta costruendo una rete di succursali in ogni continente.

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Del piano fanno attualmente parte dieci club: il Girona, nella Segunda Division spagnola; il Lommel, nella seconda serie belga; il Troyes nella Ligue 2 francese; il New York City nella MLS; il Melbourne City in Australia; il Mumbai City in India; il Sichuan Jiuniu nella seconda serie cinese; il Yokohama F. Marinos in Giappone; e il Montevideo City Torque in Uruguay.

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Fonte immagine: @Isidro_____ (Twitter)

Attraverso il CFG, il Manchester City si è difatti radicato nel calcio in ogni continente, creando una struttura in grado di monitorare i talenti locali ed eventualmente farli coinvogliare in Inghilterra, ma anche di rendere il marchio City noto in ogni angolo del mondo. Una mossa che va di pari passo, a livello mediatico, con l’acquisto della FA Cup del 1904, primo trofeo vinto dal club ma un tempo posseduto dal National Football Museum.

La nuova politica del calciomercato

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Ogni mossa fatta dallo sceicco Mansour è stata fin qui un investimento studiato: i milioni spesi inizialmente sul mercato sono serviti a colmare un gap tecnico con le altre big inglesi ed europee, ma attorno ad essi il Manchester City si è mosso nell’ottica di raggiungere quanto prima la capacità di autosostenersi (evitando altri rischi legati al Fair Play Finanziario, come quelli del 2020).

L’arrivo di Guardiola è servito anche a questo: avere un manager in grado di impostare una precisa filosofia societaria e dare continuità tecnica a un progetto. I grandi acquisti come Cancelo, Rodri e Ruben Dias continuano ad esserci, ma progressivamente il City sta spostando i suoi sforzi di mercato sui giovanissimi: nell’ultimo anno, si è investito soprattutto su giocatori come Pablo Moreno, Filip Stevanovic, Yan Couto, Diego Rosa, Issa Kaboré o il più recente caso di Kayky.

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In un calciomercato dai prezzi sempre più alti, il ricchissimo Manchester City sembra sempre più intenzionato ad acquistare i migliori diciottenni sulla piazza, valorizzandoli grazie alle proprie strutture giovanili all’avanguardia ed inserendoli in un sistema di gioco codificato. Una sorta di versione 2.0 della cantera del Barcellona, per costruire oggi i campioni che domani saranno troppo onerosi da acquistare. I soldi fanno la differenza, ma al City stanno cercando di capire come spenderli al meglio.

Kayky
Fonte: profilo ufficiale Twitter @FluminenseFC

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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