Le assenze dell’All Time XI della Champions League

Nel miglior undici di sempre della Champions League pubblicata dalla UEFA negli scorsi giorni ci sono parecchie assenze che fanno discutere, a partire da quella totale degli italiani. Cerchiamo di capire il perché.

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La UEFA ha pubblicato l’All Time XI della Champions League, ovvero l’undici ideale dei migliori giocatori della storia della competizione. Si tratta chiaramente di un divertimento, destinato però a far discutere per le assenze: il giornalista David Amoyal, per esempio, ha subito fatto notare che nella formazione non c’è nessun giocatore del Milan, che pure ha fatto sei finali di Champions League (nella sua forma moderna, nata nel 1992) vincendone tre.

Quello della UEFA è un gioco, e va preso per quello che è. Anche perché la UEFA si è limitata a selezionare i giocatori che, nel corso degli anni, sono stati scelti più volte negli Ultimate Team of the Year dei tifosi sul proprio sito. Però l’All Time XI ci può dire qualcosa su come i tifosi percepiscono il calcio oggi.

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All Time XI Champions League: l’assenza della Serie A

Incredibile ma vero, nella lista sono stati completamente ignorati i giocatori della Serie A, non solo gli italiani: l’unica presenza del nostro campionato (se si esclude la fugace esperienza di Henry nella Juventus) è quella di Cristiano Ronaldo, i cui meriti in Champions sono però principalmente ascrivibili al periodo passato al Manchester United e al Real Madrid.

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Eppure, negli ultimi trent’anni i club italiani hanno più volte raggiunto la finale della competizione, se non addirittura la vittoria (13 finaliste, tra cui due nella stessa edizione, e 5 vittorie, per essere precisi) ed espresso importanti giocatori, sia stranieri che italiani. Lascia abbastanza perplessi, ad esempio, che non si sia trovato spazio in difesa per Nesta o Maldini, a centrocampo per Pirlo e, soprattutto, in porta sia stato preferito Casillas a Buffon, indubbiamente il miglior portiere degli ultimi vent’anni.

L’All Time XI della UEFA restituisce però la percezione dei tifosi. In questi anni, la Serie A ha vissuto un forte declino, al di là delle due finali della Juventus. Il nostro calcio ha dimostrato a lungo difficoltà nel riuscire a produrre giocatori tatticamente moderni e in grado di raggiungere il cuore gli spettatori per il loro stile di gioco spettacolare (Pirlo è appunto un’eccezione, e ha lasciato l’Europa cinque anni fa).

Al di là dei risultati, il brand del calcio italiano ha vissuto (e in parte vive ancora oggi) una crisi d’immagine che ne riflette un’altra più ampia. Mediaticamente, Xavi eclissa Pirlo, così come Piqué e Sergio Ramos eclissano Nesta e Maldini, o Neuer (che pure non è stato inserito nella formazione) eclissa Buffon.

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Champions League, l’assenza del calcio brasiliano

L’altra grande mancanza: dici Brasile e dici calcio, lo sappiamo bene, eppure nell’All Time XI della UEFA non c’è un solo giocatore verdeoro. Ronaldinho avrebbe probabilmente meritato un posto in attacco assieme a Cristiano Ronaldo e Leo Messi, ma ancora di più ci sarebbero dovuti essere brasiliani in difesa: negli ultimi trent’anni, il paese sudamericano ha espresso alcuni dei migliori terzini al mondo, come Roberto Carlos, Dani Alves e Maicon.

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Fonte Immagine: @oficialrc3 (Instagram)

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Ma anche il Brasile, come l’Italia, vive da tempo una crisi d’immagine. Non vince un Mondiale dal 2002, ha perso clamorosamente quello in casa del 2014 (con tanto di Mineirazo), e nell’eterna disputa su chi sia il calciatore numero uno al mondo i brasiliani soccombono davanti al duopolio Ronaldo-Messi. In un calcio che si orienta sempre più alla disciplina tattica, la fantasia funambolica di Neymar e dei suoi connazionali sembra quasi fuori dal tempo.

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Tutto ciò ci porta all’ultima considerazione: nell’All Time XI della Champions League non c’è nulla di riconducibile a prima del 2008, l’anno della consacrazione di Cristiano Ronaldo (della sua prima Champions e del primo Pallone d’Oro) e ancor di più dell’arrivo di Pep Guardiola sulla panchina del Barcellona, punto di partenza di una vera e propria rivoluzione del calcio.

Dal 2008 in avanti, la sensibilità dei tifosi ha iniziato a orientarsi verso il gioco di posizione, verso gli sweeper-keeper, i registi difensivi, i tuttocampisti in stile iberico. Basta guardare la difesa dell’undici ideale della UEFA, in base ai ragionamenti fatti nei paragrafi precedenti, per rendersi conto di ciò: Sergio Ramos e Philip Lahm rappresentano al meglio due diversi tipi di difensore moderno e polivalente, che ha soppiantato l’idea di giocatore che si aveva in precedenza negli stessi ruoli.

Questo piccolo gioco, ci dice anche che, al di là delle critiche che riceve oggi, Guardiola è stato una figura che ha influenzato il mondo del calcio in maniera incontrovertibile, segnando una specie di punto di non ritorno per la storia tattica di questo sport. Una storia a cui sta cercando di adeguarsi anche il calcio italiano, come sta dimostrando soprattutto la Nazionale di Mancini.

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Fonte Immagine: @guardiolaoficial (Instagram)

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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