josé sand
Fonte: Instagram @pablovillan77

A 40 anni José Sand segna ancora con la maglia del Lanus, club nel quale ha giocato le stagioni migliori in carriera, infrangendo vari record

La settimana di Copa Sudamericana si è aperta con una sfida dagli altissimi contenuti tecnici. Alla Fortaleza di Lanus si sfidavano i granata padroni di casa e il San Paolo di Dani Alves. Sul taccuino, parecchi spunti di discussione. Innanzitutto, perché sulla panchina del Granata c’è Luis Zubeldia, uno degli allenatori più innovativi dell’intero panorama sudamericano. Poi, perché gli argentini non scendevano in campo da mesi, causa pandemia, e quindi c’era curiosità per capirne lo stato di forma.

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Ultimo, ma non per importanza, il fatto che quando il Lanus scende in campo, significa che il match è una buona occasione per vedere all’opera José Sand. Il bomber storico del club argentino non ha deluso: una sua doppietta ha deciso il match, terminato 3-2, ed evidenziato come, anche a 40 anni, con il duro lavoro si possa essere ancora decisivi. E poco importa se i giochi in vista del ritorno rimangono aperti. Sand è in forma smagliante, e il popolo del Lanus – seppure a distanza – se lo gode.

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José Sand, gloria di Lanus

José Sand, per tutti Pepe, è nato a Corrientes nel 1980 e, mentre molti suoi coetanei si sono già dedicati a studiare per diventare allenatori, il centravanti del Lanus si diverte ancora in campo. Vederlo muoversi in mezzo ad avversari, talvolta più giovani anche di vent’anni, fa pensare. Fa pensare al fatto che, quando il pallone non è solo lavoro ma anche passione, tutto diventa più facile. Il suo tifo sfegatato per il River Plate lo aveva instradato sin da bambino sulla via del calcio.

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Nel vivaio dei Millonarios, Sand è cresciuto e a esordito in Primera Division, segnando un gran gol al Colon. Ma è più a sud, a Lanus, che il centravanti di Bella Vista si è affermato. Lo ha fatto a più riprese, per la precisione tre, per quella vecchia regola che ti porta a tornare nei luoghi in cui ti sei trovato bene. Con la maglia del Granate, José Sand ha giocato ogni competizione e vinto – relativamente poco, va detto – due campionati, una Supercoppa e una Copa del Bicentenario, ma – quando dirà addio – lascerà un’eredità che va al di là del semplice risultato sportivo.

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Attaccante giramondo, cuore granata

José Sand ha giocato in 14 squadre differenti e, a modo suo, ha lasciato sempre tracce. Sudamerica ma non solo: in Europa, per esempio, si ricordano di lui i tifosi del Deportivo La Coruna, che lo accolsero nel lontano 2011 sperando di aver pescato il jolly. E invece andò male: 5 presenze, 0 reti e il mesto ritorno in Argentina, dove ad accoglierlo c’era il Racing. Tappa importante, quasi come il River Plate, ma mai come il Lanus.

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Il Granate lo ha riaccolto, aiutandolo ogni qualvolta dovesse ricostruirsi. Dopo il primo addio, rabbioso, per andare a guadagnare petrodollari negli Emirati Arabi Uniti, con i tifosi che piansero per la perdita e lo chiamarono traditore. E poi dopo l’arrivederci più recente, con il Lanus fresco vincitore della Supercoppa, per accettare l’offerta del Deportivo Cali. Anche qui, alcuni dissidi lo convinsero a lasciare, per poi rientrare nemmeno un anno dopo. Perché al cuore non si comanda, e quello di José Sand è tinto di granata.

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José Sand, l’uomo dei record

La doppietta segnata al San Paolo permette a José Sand di allungare in vetta alla classifica all time dei bomber del Lanus, davanti a icone come Luis Arrieta e German Villagran. Ma non solo, perché nel weekend ricomincia il campionato – fermo da marzo causa lockdown – e il Granate si presenta ai nastri di partenza come possibile outsider.

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Inoltre, a 40 anni e 103 giorni, Pepe è il terzo giocatore più vecchio di sempre a segnare una doppietta in Copa Sudamericana, dopo gli uruguayani Richard Pellejero e Diego Scotti. Infine, 22 dei 131 gol segnati con la maglia del Lanus, José Sand li ha segnati a partire dal suo ultimo ritorno. Il che, tradotto, significa a 39 anni compiuti. Come se non fosse mai invecchiato, aggredisce gli spazi e depreda ogni palla in area di rigore. Smettere? Un giorno, certo, ma non prima che la sua gente possa tornare alla Fortaleza. Per salutarlo un’ultima volta, come si fa con i propri eroi.

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